MILANO - L'asse franco-tedesco funzionerà a livello politico in Europa, ma non a livello industriale. Piuttosto che favorire un concorrente, in questo caso il gruppo Edf controllato dal governo di Parigi, la teutonica E.on ha preferito vendere le sue centrali elettriche italiane a un outsider. La new entry risponde al nome di Eph, società della Repubblica Ceca che fa capo a Daniel Kretinsky, un avvocato d'affari diventato plurimilionario grazie alle privatizzazioni nel suo paese e ora alla guida del gruppo che sta crescendo a colpi di acquisizioni in tutta l'Eurozona. E che nel suo paese è conosciuto soprattutto per aver acquistato lo Sparta Praga, una delle società di calcio più amate.
Di fatto, con l'operazione annunciata ieri E.On ha dato il via ufficiale alla vendita attraverso uno "spezzatino" delle sue attività in Italia. Il gruppo tedesco ha comunicato al mercato la cessione degli asset di generazione elettrica a carbone (600 megaWatt) e a gas in Italia (6 centrali per 3,9 gigaWatt) al gruppo energetico ceco Eph.
Perde così quota definitivamente l'ipotesi di una vendita in blocco di E.On Italia a Edison, visto che per gli asset più pregiati del gruppo tedesco in Italia, l'idroelettrico di Terni e i 900mila clienti, ci sono giù sul tavolo le offerte vincolanti di Erg - vicina a presentare una offerta vincolante - ed Hera. Edison ora potrebbe anche ritirare la sua offerta per gli asset delle rinnovabili, ad eccezione dell'eolico per cui ha presentato una offerta attraverso la joint venture con il fondo infrastrtturale F2i.
L'operazione con Eph, di cui non è stato reso noto il controvalore (nelle scorse settimane sono circolate indiscrezioni tra 200 e 300 milioni), si concluderà nel secondo trimestre del 2015. Edison aveva tentato di fare pressioni sul governo italiano, cercando di convincerlo che la sua proposta avrebbe offerto più garanzie per il sistema energetico italiano. ma evidentemente o non hanno avuto successo, oppure il governo ha ritenuto di non interferire in una trattativa tra privati.
Non per nulla il ceo di E.On, Johannes Teyssen, ha rilasciato dichiarazxioni che mirano a rassicurare sia Palazzo Chigi sia i sindacati: "Le nostre attività di generazione da fonti convenzionali in Italia sono molto performanti e possono contare su una produzione diversificata e con un contenuto impatto ambientale. Si tratta di asset chiave per garantire la sicurezza energetica in Italia e sono convinto che il nuovo proprietario continuerà a investire nel sistema energetico del paese".
Di fatto, con l'operazione annunciata ieri E.On ha dato il via ufficiale alla vendita attraverso uno "spezzatino" delle sue attività in Italia. Il gruppo tedesco ha comunicato al mercato la cessione degli asset di generazione elettrica a carbone (600 megaWatt) e a gas in Italia (6 centrali per 3,9 gigaWatt) al gruppo energetico ceco Eph.
Perde così quota definitivamente l'ipotesi di una vendita in blocco di E.On Italia a Edison, visto che per gli asset più pregiati del gruppo tedesco in Italia, l'idroelettrico di Terni e i 900mila clienti, ci sono giù sul tavolo le offerte vincolanti di Erg - vicina a presentare una offerta vincolante - ed Hera. Edison ora potrebbe anche ritirare la sua offerta per gli asset delle rinnovabili, ad eccezione dell'eolico per cui ha presentato una offerta attraverso la joint venture con il fondo infrastrtturale F2i.
L'operazione con Eph, di cui non è stato reso noto il controvalore (nelle scorse settimane sono circolate indiscrezioni tra 200 e 300 milioni), si concluderà nel secondo trimestre del 2015. Edison aveva tentato di fare pressioni sul governo italiano, cercando di convincerlo che la sua proposta avrebbe offerto più garanzie per il sistema energetico italiano. ma evidentemente o non hanno avuto successo, oppure il governo ha ritenuto di non interferire in una trattativa tra privati.
Non per nulla il ceo di E.On, Johannes Teyssen, ha rilasciato dichiarazxioni che mirano a rassicurare sia Palazzo Chigi sia i sindacati: "Le nostre attività di generazione da fonti convenzionali in Italia sono molto performanti e possono contare su una produzione diversificata e con un contenuto impatto ambientale. Si tratta di asset chiave per garantire la sicurezza energetica in Italia e sono convinto che il nuovo proprietario continuerà a investire nel sistema energetico del paese".