MILANO - Il petrolio ha dimezzato il suo valore dalla scorsa estate ad oggi, quando staziona sotto la soglia di 50 dollari al barile, e ha archiviato il 2014 come il peggior anno dal 2008. Eppure praticamente nessuno lo aveva messo in conto. L'Agenzia internazionale dell'energia parlava di prezzi stabili al forum di Davos di dodici mesi or sono e gli analisti avevano messo in conto un valore tra 90 e 100 dollari per il barile Wti nelle previsioni di inizio 2014. La realtà, sappiamo, è stata ben diversa.
Eppure c'è chi aveva visto lungo, o profondo in questo caso. "Pensiamo che il petrolio stia andando giù, molto in basso", ha detto otto mesi fa Zach Schreiber parlando a circa 3mila investitori, come riporta Bloomberg. Il 42enne stupì perché in quei giorni il greggio scambiava a 99 dollari e la speculazioni lo sosteneva, visto che si stava consumando il caos della Crimea e l'escalation in Ucraina era alle porte, con le paure annesse per il settore energetico e l'approvvigionamento della Ue.
Ma quella previsione ha permesso a Schreiber di portare il suo fondo PointState Capital un profitto di 2 miliardi nel 2014, fatto per la metà proprio sul crollo del petrolio. Per lui, è arrivato anche il riconoscimento tra gli hedge fund e la relativa popolarità. Il gestore è un vincitore, ma insieme agli stati in ginocchio (come Venezuela e Russia), il greggio ha mietuto anche alcune vittime illustri. Il miliardario John Paulson ha risentito del tracollo delle azioni del settore energetico perdendo il 36% in un suo fondo.
Eppure c'è chi aveva visto lungo, o profondo in questo caso. "Pensiamo che il petrolio stia andando giù, molto in basso", ha detto otto mesi fa Zach Schreiber parlando a circa 3mila investitori, come riporta Bloomberg. Il 42enne stupì perché in quei giorni il greggio scambiava a 99 dollari e la speculazioni lo sosteneva, visto che si stava consumando il caos della Crimea e l'escalation in Ucraina era alle porte, con le paure annesse per il settore energetico e l'approvvigionamento della Ue.
Ma quella previsione ha permesso a Schreiber di portare il suo fondo PointState Capital un profitto di 2 miliardi nel 2014, fatto per la metà proprio sul crollo del petrolio. Per lui, è arrivato anche il riconoscimento tra gli hedge fund e la relativa popolarità. Il gestore è un vincitore, ma insieme agli stati in ginocchio (come Venezuela e Russia), il greggio ha mietuto anche alcune vittime illustri. Il miliardario John Paulson ha risentito del tracollo delle azioni del settore energetico perdendo il 36% in un suo fondo.