Economia

Tlc in movimento, vola anche Telecom Italia

Telefonica e Hutchinson Wampoa hanno confermato l'avvio di negoziati esclusivi sull'operatore inglese O2, sul piatto ci sono 13,5 miliardi. Portugal Telecom cede gli asset portoghesi alla Altice, altri 7,5 miliardi di operazione. E anche la compagnia italiana schizza a Piazza Affari

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MILANO - Ogni volta che il risiko delle compagnie di telecomunicazione si mette in moto, i mercati finanziari sembrano iniziare a credere che tutto è possibile. Accade anche oggi, che Telefonica e Hutchinson Whampoa hanno confermato, dopo le anticipazioni di stampa nella notte, l'avvio di negoziati esclusivi su O2, l'operatore inglese controllato dal gruppo spagnolo. Hutchinson offre 13,5 miliardi di euro complessivi.

L'acquisizione farà del gruppo di Hong Kong il primo operatore mobile nel Regno Unito. Telefonica afferma che l'operazione, dopo il consolidamento in Germania e l'acquisizione di Gvt in Brasile, le permetterà di rafforzare la flessibilità finanziaria.

Non è tutto: gli azionisti di Portugal Telecom Sgps hanno approvato la vendita degli asset portoghesi alla Altice del milionario Patrick Drahi, che ha messo sul piatto 7,4 miliardi di euro. La cessione ha ricevuto l'approvazione dal 97,81% dei soci in assemblea, riferisce Bloomberg, con il 44% del capitale presente in assise. La delibera ha rilevanza per i possibili sviluppi in Brasile per Telecom e Tim, visto che una mancata approvazione avrebbe potuto indebolire Oi al tavolo negoziale. A questo punto, i mercati credono che si potrebbe sbloccare un'integrazione di quest'ultimo con Tim Brasil.

In seguito a queste notizie, Telecom Italia corre in Borsa e sale fino a superare la soglia di 1 euro, dopo che nelle prime battute era stata brevemente fermata dagli scambi al rialzo (il titolo). Il mercato ragiona sul risiko dopo l'ok dell'assemblea di Portugal Telecom sgps alla vendita degli asset portoghesi ad Altice e l'offerta di Hutchison a Telefonica per O2.

Per altro emerge un'altra notizia, questa volta tutta interna a Telecom. Il referendum del lavoratori del settore caring, cioè i call center, secondo quanto riporta l'agenzia Radiocor, ha bocciato l'intesa raggiunta il 18 dicembre tra azienda e sindacati di categoria. L'accordo, con garanzia fino al 2017, prevedeva che i call center sarebbero rimasti in azienda e non più trasformati in una società a sé stante.

Per i lavoratori delle 11 sedi da chiudere era prevista la ricollocazione in altri settori oppure il trasferimento in sedi distanti non più di 40 chilometri dall'originaria. Al referendum hanno partecipato circa 8mila dipendenti, cioè l'87% dei lavoratori, e l'intesa è stata bocciata con 4.266 voti sfavorevoli; 3.259 Sono stati i favorevoli.