Il terzetto di chi ha deciso di muovere sfruttando la "finestra" - fino a fine mese - di approvare le nuove regole sul voto multiplo a maggioranza semplice al posto di una qualificata ha visto Campari scattare per prima, oggi, seguita a ruota da Amplifon e da Astaldi.
I tre gruppi possiedono anche un'altra caratteristica in comune: controllano già con la maggioranza assoluta le rispettive società, attraverso le finanziarie di famiglia. Rispettivamente, al 51% Campari, al 52,52% Astaldi e al 54,84% Amplifon, che in più ha una quota di autocontrollo del 3,47%. Dunque, società non contendibili - a meno che lo stesso azionista di maggioranza non voglia vendere - e a fortissimo controllo familiare, nonostante la corposa presenza di investitori istituzionali.
Che senso ha allora scegliere il voto maggiorato? In astratto, la scelta di pesare per il doppio ha due spiegazioni: tenersi le mani libere per vendere una quota, monetizzando i benefici ma conservando lo stesso controllo sul gruppo, oppure al contrario conservare la stessa percentuale di possesso, ma con un controllo maggiorato grazie al nuovo diritto di voto, assicurarandosi magari una maggioranza qualificata per poter decidere da soli anche in assemblea straordinaria.
Prendiamo Campari: su richiesta Consob il gruppo ha dichiarato che se il socio di maggioranza Alicros (famiglia Garavoglia) fosse l'unico a beneficiare del voto multiplo, la sua quota passerebbe dal 51 al 67,55%. Abbastanza insomma per avere a priori la maggioranza qualificata dei due terzi del capitale presente, richiesto per le assemblee straordinarie. In alternativa, potrebbe vendere un pacchetto, far cassa e restare anche molto forte (anche se oggi Luca Garavoglia riferendosi alle stock option e dicendo di parlare a titolo personale ha detto: "Mai più nella vita venderò un'azione Campari" e la stessa volontà di non vendere era stata espressa nei giorni scorsi dal gruppo Astaldi).
Certo, la soglia dei due terzi è valida se solo l'azionista di controllo accede al voto multiplo: le percentuali scendono se anche altri soci chiedono lo status di investitori di lungo periodo e dunque il voto maggiorato. Tuttavia è piuttosto improbabile che questo accada: gli investitori, in particolare quelli istituzionali, sono contrari a questa pratica perché ritengono che il principio-chiave debba essere un'azione un voto e pensano che tutti gli altri istituti limitino i diritti delle minoranze (che con il voto multiplo sono ancora più minoranze). Inoltre, soprattutto per gli esteri ci sono ragioni tecniche per non vincolare le azioni, con nessun tipo di elenco speciale. Dunque, il voto multiplo resterà ragionevolmente confinato all'azionista che già controlla la società. Che potrà scegliere se contare ancora di più o fare in parte cassa.
I tre gruppi possiedono anche un'altra caratteristica in comune: controllano già con la maggioranza assoluta le rispettive società, attraverso le finanziarie di famiglia. Rispettivamente, al 51% Campari, al 52,52% Astaldi e al 54,84% Amplifon, che in più ha una quota di autocontrollo del 3,47%. Dunque, società non contendibili - a meno che lo stesso azionista di maggioranza non voglia vendere - e a fortissimo controllo familiare, nonostante la corposa presenza di investitori istituzionali.
Che senso ha allora scegliere il voto maggiorato? In astratto, la scelta di pesare per il doppio ha due spiegazioni: tenersi le mani libere per vendere una quota, monetizzando i benefici ma conservando lo stesso controllo sul gruppo, oppure al contrario conservare la stessa percentuale di possesso, ma con un controllo maggiorato grazie al nuovo diritto di voto, assicurarandosi magari una maggioranza qualificata per poter decidere da soli anche in assemblea straordinaria.
Prendiamo Campari: su richiesta Consob il gruppo ha dichiarato che se il socio di maggioranza Alicros (famiglia Garavoglia) fosse l'unico a beneficiare del voto multiplo, la sua quota passerebbe dal 51 al 67,55%. Abbastanza insomma per avere a priori la maggioranza qualificata dei due terzi del capitale presente, richiesto per le assemblee straordinarie. In alternativa, potrebbe vendere un pacchetto, far cassa e restare anche molto forte (anche se oggi Luca Garavoglia riferendosi alle stock option e dicendo di parlare a titolo personale ha detto: "Mai più nella vita venderò un'azione Campari" e la stessa volontà di non vendere era stata espressa nei giorni scorsi dal gruppo Astaldi).
Certo, la soglia dei due terzi è valida se solo l'azionista di controllo accede al voto multiplo: le percentuali scendono se anche altri soci chiedono lo status di investitori di lungo periodo e dunque il voto maggiorato. Tuttavia è piuttosto improbabile che questo accada: gli investitori, in particolare quelli istituzionali, sono contrari a questa pratica perché ritengono che il principio-chiave debba essere un'azione un voto e pensano che tutti gli altri istituti limitino i diritti delle minoranze (che con il voto multiplo sono ancora più minoranze). Inoltre, soprattutto per gli esteri ci sono ragioni tecniche per non vincolare le azioni, con nessun tipo di elenco speciale. Dunque, il voto multiplo resterà ragionevolmente confinato all'azionista che già controlla la società. Che potrà scegliere se contare ancora di più o fare in parte cassa.