MILANO - Il tribunale di Milano ha rigettato l'istanza di patteggiamento presentata dalla difesa di Luigi Zunino, nel processo che lo vede imputato per manipolazione del mercato e ostacolo all'autorità di vigilanza, in merito a una serie di comunicati di Risanamento risalenti al 2009. I legali dell'immobiliarista, già presidente e ad della società avevano chiesto per lui di poter patteggiare una pena a due anni (sospesa) con una multa di 120mila euro. Una analoga istanza, con una multa però più bassa, era già stata avanzata in fase di udienza preliminare e respinta dal gup Roberta Nunnari. La posizione di Zunino verrà, quindi, riunificata a quella degli altri imputati per gli stessi reati, Franco Bonelli, all'epoca dei fatti consulente legale di Risanamento, Salvatore Mancuso, considerato amministratore di fatto, e Oliviero Bonati, competente del cda e direttore generale.
Nel dettaglio, le accuse di manipolazione del mercato e ostacolo all'autorità di vigilanza riguardano due comunicati stampa diffusi il 23 febbraio 2009 e il 3 marzo 2009 che per l'accusa "contengono informazioni false, non rappresentando fedelmente l'entità del fabbisogno finanziario del gruppo nei successivi 12 mesi", come scritto dai pm titolari del fascicolo, Roberto Pellicano e Gaetano Ruta. I due comunicati erano stati emessi
su sollecitazione della Consob ma, il primo in particolare, viene considerato "privo di esaustivo riscontro alle richieste della commissione". La società risanamento era indagata per la legge 231/2001 ma ha già patteggiato una pena pecuniaria di 103mila euro. Nel procedimento si è costituita parte civile la Consob.
Nel dettaglio, le accuse di manipolazione del mercato e ostacolo all'autorità di vigilanza riguardano due comunicati stampa diffusi il 23 febbraio 2009 e il 3 marzo 2009 che per l'accusa "contengono informazioni false, non rappresentando fedelmente l'entità del fabbisogno finanziario del gruppo nei successivi 12 mesi", come scritto dai pm titolari del fascicolo, Roberto Pellicano e Gaetano Ruta. I due comunicati erano stati emessi
su sollecitazione della Consob ma, il primo in particolare, viene considerato "privo di esaustivo riscontro alle richieste della commissione". La società risanamento era indagata per la legge 231/2001 ma ha già patteggiato una pena pecuniaria di 103mila euro. Nel procedimento si è costituita parte civile la Consob.