Economia

Sopaf, niente patteggiamento per Giorgio Magnoni

Il Tribunale di Milano rigetta la richiesta sulla base di 4 anni e 10 mesi, mentre accoglie quella per il figlio Luca per una pena a 3 anni e mezzo
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MILANO - La prima sezione penale del Tribunale di Milano ha rigettato l'istanza di patteggiamento a 4 anni e 10 mesi per Giorgio Magnoni, nell'ambito del processo con rito immediato sul dissesto di Sopaf e su alcune truffe a enti prevideziali. Giorgio Magnoni, imputato per associazione per delinquere, bancarotta, truffa, corruzione e alcuni reati fiscali aveva trovato un accordo con la procura di Milano, ma il tribunale l'ha considerata "non congrua per difetto". I giudici, invece, hanno accolto l'istanza di patteggiamento per il figlio di Giorgio, Luca Magnoni, che risponde del reato di bancarotta, per una pena a 3 anni e 6 mesi; questi è stato anche interdetto per 5 anni dai pubblici uffici.

La storia giudiziaria della Sopaf risale al maggio scorso, i fratelli Ruggero, Aldo e Giorgio Magnoni, e il figlio di quest'ultimo, Luca, erano stati arrestati dalla Guardia di finanza in un'inchiesta che riguardava la holding di famiglia. I reati contestati agli indagati dalla magistratura di Milano erano associazione per delinquere finalizzata alla bancarotta fraudolenta, truffa, appropriazione indebita e frode fiscale. I finanzieri avrebbero accertato una distrazione di oltre 100 milioni di euro dal patrimonio della Sopaf, società in regime di concordato preventivo.