Economia

Ferrari avvia la quotazione negli Usa: depositati i documenti alla Sec

(agf)
Il Cavallino Rampante ricalca la struttura di Fca: l'azienda diventa olandese, la quotazione sarà a New York. Limite al 10% di azioni ordinarie oggetto di vendita. Alla fine del processo: Agnelli al 24% (ma con il 35,8% dei diritti di voto), Piero Ferrari al 10% e azionisti diffusi al 66%
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MILANO - La Ferrari compie il passo decisivo per la quotazione negli Stati Uniti: la società del Cavallino Rampante, separata dal gruppo Fca in una compagnia olandese, ha depositato alla Sec (l'Autorità americana dei mercati finanziari) i documenti per iniziare il percorso di Ipo, cioè di sbarco sul mercato di New York (Nyse). Lo ha scritto l'agenzia Reuters, anticipando di pochi istanti il comunicato ufficiale di Fca.

Il gruppo dell'asse Torino-Detroit specifica che, attraverso la sua controllata New Business Netherlands N.V. (che poi assumerà il nome di Ferrari N.V.) ha depositato presso la U.S. Securities and Exchange Commission il "Registration Statement Form F-1" relativo all'offerta pubblica iniziale di azioni ordinarie attualmente detenute da Fca. La società specifica che il prezzo e il numero di azioni oggetto di vendita sul mercato non sono ancora stati definiti, ma come da impianto annunciato della quotazione si pone un limite al 10% al quantitativo di azioni ordinarie che finiranno sugli scambi.
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In occasione della presentazione della nuova 500, il ceo del gruppo Fca, Sergio Marchionne, aveva anticipato che la struttura societaria del Cavallino Rampante avrebbe ricalcato quella di Fiat Chrysler: sede legale in Olanda, fiscale nel Regno Unito e mercato di quotazione principale negli Stati Uniti. Aveva poi aggiunto che - visti i tempi tecnici necessari dopo la fusione del Lingotto con la casa di Detroit - si sarebbe dovuto aspettare fino al 12 ottobre per vedere i titoli di Ferrari debuttare effettivamente sul listino a stelle e strisce. Sul fisco, Marchionne ha però precisato in passato che la Ferrari "resterà italiana e continuerà a pagare le tasse in Italia, come la Fca". Già in un comunicato del 9 luglio, l'azienda scriveva che "la separazione di Ferrari da Fca non comporta e non comporterà il cambiamento della residenza fiscale di Ferrari Spa - che dovrebbe essere la società operativa -, che continuerà infatti ad avere nazionalità e residenza fiscale italiane e pagherà le tasse sui propri redditi come fanno oggi tutte le società fiscalmente residenti in Italia".

Sulla valutazione della casa di Maranello, il numero più gettonato è stato di 10 miliardi per la totalità della società. Considerando la vendia di una quota del 10%, sarebbe comunque fieno in cascina per la strategia di Marchionne di raccogliere circa 5 miliardi per abbattere l'indebitamento del gruppo, a 48 miliardi. Ma il manager italo-canadese vuole di più, tanto da considerare quella soglia "un livello minimo, mentre il massimo sarà fatto dal mercato". Tra i fattori a sostenere il prezzo, ci dovrebbe essere il fatto che sul mercato andrà il 10% del capitale: una quota minima, che dovrebbe accendere la competizione per mettersi in portafoglio un pezzo di Made in Italy che non ha paragoni nel mondo. Nel documento inviato alla Sec si ricorda che l'anno scorso Ferrari ha consegnato 7.255 automobili, registrando ricavi per 2,762 miliardi di euro e utile netto di 265 milioni. Il prospetto mostra un aggiornamento dei conti al primo trimestre 2015, con utile in crescita a 65 milioni dai 54 dell'anno prima.
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L'operazione prevede che al completamento, previsto "nella prima parte del 2016", Fca non abbia più titoli Ferrari. Questi, infatti, saranno girati agli azionisti di Fca pro quota, che significa che la holding degli Agnelli, Exor, si troverà con il 24% circa direttamente posseduto della holding olandese del Cavallino Rampante, che ha sua volta avrà il 100% della Ferrari spa italiana. A Piero Ferrari resterà in mano il 10% che già detiene, agli azionisti diffusi andrà il 66% circa. Come accade in Fca, però, i poteri di voto rafforzati permetteranno ad Exor di mantenere il controllo dell'assemblea (con il 35,8% dei voti, mentre Piero Ferrari avrebbe il 14,9% e gli altri azionisti sarebbero in minoranza al 49,3%). Per il titolo Ferrari, come accade per Fca, il prospetto apre la via alla quotazione secondaria anche a Piazza Affari.
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