Economia

Botin, l'odissea del Picasso finisce a Madrid

Il quadro non avrebbe mai dovuto lasciare il suolo spagnolo, ma il banchiere lo custodiva dal 1977 sul suo yacht da 65 metri fino a quando non è stato fermato al largo della Corsica. Era pronto a portare il dipinto in Svizzera

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MADRID -  Finalmente al sicuro. Almeno per il momento. Imballato con cura, il quadro di Picasso "Cabeza de mujer joven" è custodito ora nei magazzini del Museo Reina Sofia di Madrid, dopo essere stato trasportato in Spagna sotto strettissima sorveglianza. Non avrebbe mai dovuto lasciare il suolo iberico, non solo perché, secondo la legislazione spagnola, è obbligatorio sottomettere all'autorizzazione dello Stato l'esportazione di opere ultracentenarie (la piccola tela, 54 centimetri per 42, risale al 1906), ma anche perché esisteva un espresso divieto dei giudici della Audiencia Nacional relativo proprio a questo dipinto. E invece il proprietario, il finanziere Jaime Botín, 79 anni, uno degli uomini più ricchi di Spagna, fratello del defunto presidente del Santander, Emilio, e zio dell'attuale numero uno del primo istituto di credito del paese, Ana Patricia, da anni giocava con le autorità al gatto col topo, fino a quando non è stato bloccato il 31 luglio scorso in Corsica, a bordo del suo spettacolare veliero Adix, un tre alberi del valore di 80 milioni di euro, attraccato nel porto di Calvi. Lì le autorità doganali francesi hanno trovato il quadro - che Botín era pronto a trasferire in Svizzera - e alla richiesta della documentazione il capitano non ha potuto far altro che esibire la sentenza dove si diceva chiaramente che non avrebbe mai dovuto lasciare la Spagna.
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Il banchiere (già vice-presidente del Santander e attualmente primo azionista di Bankinter, di cui è stato presidente tra il 1986 e il 2002) aveva acquistato il dipinto - ora valutato 26,2 milioni di euro - nel 1977 a Londra attraverso la società Euroshipping Charter Company, con sede a Panama, a sua volta azionista di Cherokee Bay Limited, con sede nel paradiso fiscale dell'isola di Guernsey, proprietaria del veliero Adix battente bandiera britannica. Ed è a bordo di questa imbarcazione di 65 metri che Botín era solito custodire il suo Picasso. Proprio questo è uno degli argomenti utilizzati dai suoi avvocati per sostenere che, in realtà, la tela non è mai stata all'interno dei confini nazionali, trovandosi formalmente su suolo del Regno Unito. Tesi fragile, giacché l'Adix è stato costruito solo nel 1984 (sette anni dopo l'acquisizione del dipinto) negli Astilleros Mallorca, a Palma, capoluogo delle Baleari, ed è stato comprato da Botín solo alla fine degli anni '90. A questo si aggiunge un'altra evidente contraddizione: tre anni fa, la casa d'aste Christie's Ibérica, che agiva in nome del banchiere, chiese l'autorizzazione per esportare il dipinto dalla Spagna all'Inghilterra. Un pasticcio al quale cercarono di porre rimedio poco dopo, spiegando che in realtà la tela si trovava a Valencia a bordo di una barca con bandiera britannica. Il Ministero della Cultura negò comunque immediatamente il permesso all'esportazione, trattandosi di un'opera di straordinario valore, in quanto realizzata da Picasso in una fase della quale esistono scarse testimonianze artistiche, nel cosiddetto periodo di Gósol (paesino della provincia di Lérida dove trascorse l'estate del 1906 e che segnò il passaggio dalla sua fase "azul" a quella "rosa"). E quella decisione è stata ratificata appena tre mesi fa dalla Audiencia Nacional. Per questo la Guardia Civil seguiva con estrema preoccupazione gli spostamenti del veliero Adix e, appena ha ricevuto l'avviso dalla Corsica, gli uomini dell'Unità centrale operativa hanno subito organizzato il rimpatrio del dipinto.

Botín a questo punto rischia grosso. E per lui non sono i primi guai con la giustizia. Proprio due settimane fa gli è stata notificata una multa di 500mila euro per aver occultato in Svizzera una partecipazione dell'8 per cento nel capitale di Bankinter, oltre al 16 per cento regolarmente dichiarato. Nel 2010, grazie alle rivelazioni della lista Falciani, si scoprirono i capitali occulti della famiglia Botín in Svizzera: il fisco spagnolo impose una pesate sanzione di 200 milioni per regolarizzare quei conti opachi. Un grande schiaffo per l'allora onnipotente presidente del Santander, Emilio, ma anche a Jaime toccò pagare una fattura salata di 27 milioni di euro di Irpef e 19 milioni di imposta sul patrimonio. Ora, se contro il banchiere verrà presentata una denuncia per contrabbando, potrebbe rischiare una pena fino a cinque anni e una multa superiore ai 150 milioni di euro. E, soprattutto, se il Tribunale Supremo risolverà il litigio a favore dello Stato, la "Cabeza de mujer joven" potrà essere esposta nel Reina Sofia accanto al Guernica.