MILANO - I lavoratori americani di Fca hanno approvato il nuovo contratto di lavoro, siglato dal sindacato Uaw. A dare l'annuncio, dopo le indiscrezioni della mattinata sull'esito positivo del referendum, è una nota di Fca, nella quale si sottolinea che il contratto rappresenta un "investimento nella nostra forza di lavoro americana e riconosce il contributo dei lavoratori alla crescita della società negli ultimi sei anni". La stampa di Detroit scriveva di voti favorevoli tra il 55% e il 100% nei sedici stabilimenti del gruppo, il risultato ufficiale è stato di un'adesione alla proposta del 77% dei lavoratori. La prima intesa era stata respinta dai lavoratori Uaw con il 65% dei contrari. Ora, prosegue la nota, Fca e i suoi dipendenti "sono impazienti di continuare a produrre prodotti di prima classe, di investire nelle nostre attività e di raggiungere i target del nostro piano industriale quinquennale", ossia al 2018.
Con la ratifica dell'accordo, ora il sindacato dovrà decidere se aprire un tavolo per il rinnovo del contratto con General Motors e Ford insieme, o procedere per singole case. In merito al probabile via libera alla nuova intesa, Art Schwartz, consulente del lavoro ed ex negoziatore Gm, avevea detto di non essere sorpreso: "Sarei stupito se non vincesse il sì", anche perché avendo già rifiutato un accordo, "non c'è motivo per riaprire i giochi una seconda volta", ha spiegato Schwartz.
Nel giorno del buon esito della trattativa, il mercato premia il titolo di Fca, che rimblalza dopo il -5,3% di ieri, giorno del debutto di Ferrari a Wall Street. Ieri, per altro, è arrivata anche la censura dell'Antitrust Ue al Lussemburgo per aiuti di Stato illegittimi per Fiat Finance and trade, società finanziaria del Lingotto che dovrà versare almeno 20 milioni al Fisco del Granducato.
Oggi Fiat Chrysler svetta sul listino di Piazza Affari. Se ieri il gruppo auto aveva pagato soprattutto la delusione per il prezzo di collocamento della rossa a Wall Street (a fronte della forte domanda molti broker scommettevano infatti su un rialzo del prezzo di ipo, che invece è stato fissato sulla parte alta della forchetta a 52 dollari), oggi è nuovamente la prospettiva del consolidamento sul mercato a stimolare nuovamente gli acquisti. Ieri, è stato lo stesso ceo Sergio Marchionne a chiarire come, dopo l'Ipo di Ferrari, il prossimo passo sarà quello di cercare un partner per la casa automobilistica, anche perché - ha aggiunto - dopo il caso Volkswagen i costi di ricerca e sviluppo lieviteranno ulteriormente. Fca ha intanto convocato per il prossimo 3 dicembre ad Amsterdam l'assemblea straordinaria degli azionisti chiamata a deliberare sullo scorporo della Ferrari.
Per altro, la scelta di quotare prima Ferrari e poi procedere alla distribuzione dell'80% del Cavallino in mano a Fca ai soci del Lingotto, consente di mantenere alte le quotazioni della controllante ancora per qualche tempo. Una scelta che permetterebbe di approcciare un'operazione di fusione con l'azione, da mettere eventualmente sul tavolo di una trattativa, a prezzi elevati. Su questo aspetto si concentrano anche gli analisti di Akros, che su Fiat conservano il buy a 18,65 euro e ritengono che le operazioni straordinarie di fusione e acquisizione siano il fattore chiave per una crescita del titolo nei prossimi mesi. In più, per abbattere ulteriormente il debito, secondo il broker di Bpm, Fca potrebbe cedere Magneti Marelli e incassare altri 2,8 miliardi.
Con la ratifica dell'accordo, ora il sindacato dovrà decidere se aprire un tavolo per il rinnovo del contratto con General Motors e Ford insieme, o procedere per singole case. In merito al probabile via libera alla nuova intesa, Art Schwartz, consulente del lavoro ed ex negoziatore Gm, avevea detto di non essere sorpreso: "Sarei stupito se non vincesse il sì", anche perché avendo già rifiutato un accordo, "non c'è motivo per riaprire i giochi una seconda volta", ha spiegato Schwartz.
Nel giorno del buon esito della trattativa, il mercato premia il titolo di Fca, che rimblalza dopo il -5,3% di ieri, giorno del debutto di Ferrari a Wall Street. Ieri, per altro, è arrivata anche la censura dell'Antitrust Ue al Lussemburgo per aiuti di Stato illegittimi per Fiat Finance and trade, società finanziaria del Lingotto che dovrà versare almeno 20 milioni al Fisco del Granducato.
Oggi Fiat Chrysler svetta sul listino di Piazza Affari. Se ieri il gruppo auto aveva pagato soprattutto la delusione per il prezzo di collocamento della rossa a Wall Street (a fronte della forte domanda molti broker scommettevano infatti su un rialzo del prezzo di ipo, che invece è stato fissato sulla parte alta della forchetta a 52 dollari), oggi è nuovamente la prospettiva del consolidamento sul mercato a stimolare nuovamente gli acquisti. Ieri, è stato lo stesso ceo Sergio Marchionne a chiarire come, dopo l'Ipo di Ferrari, il prossimo passo sarà quello di cercare un partner per la casa automobilistica, anche perché - ha aggiunto - dopo il caso Volkswagen i costi di ricerca e sviluppo lieviteranno ulteriormente. Fca ha intanto convocato per il prossimo 3 dicembre ad Amsterdam l'assemblea straordinaria degli azionisti chiamata a deliberare sullo scorporo della Ferrari.
Per altro, la scelta di quotare prima Ferrari e poi procedere alla distribuzione dell'80% del Cavallino in mano a Fca ai soci del Lingotto, consente di mantenere alte le quotazioni della controllante ancora per qualche tempo. Una scelta che permetterebbe di approcciare un'operazione di fusione con l'azione, da mettere eventualmente sul tavolo di una trattativa, a prezzi elevati. Su questo aspetto si concentrano anche gli analisti di Akros, che su Fiat conservano il buy a 18,65 euro e ritengono che le operazioni straordinarie di fusione e acquisizione siano il fattore chiave per una crescita del titolo nei prossimi mesi. In più, per abbattere ulteriormente il debito, secondo il broker di Bpm, Fca potrebbe cedere Magneti Marelli e incassare altri 2,8 miliardi.