MILANO - L'inchiesta non ha dimostrato "nessun valido riscontro rispetto al coinvolgimento di Paolo Scaroni negli accordi correttivi". È questo il passaggio centrale dell'assoluzione dell'ex numero uno di Eni nell'inchiesta sulle presunte tangenti pagate da manager di Eni e Saipem a ex componenti del governo algerino, per lo sfruttamento di giacimenti petroliferi.
In 70 pagine, il gup di Milano Alessandra Clemente, non boccia comunque in toto la ricostruzione dei pm Fabio De Pasquale, Isidoro Palma e Giordano Baggio. Non si può escludere - prosegue il gup Clementi - "che possa essere intervenuto un accordo correttivo diretto tra Scaroni e il ministro dell'Energia algerino, Khelil, nell'interesse esclusivo di Eni". Ma i dati raccolti - secondo il giudice - sono contraddittori.
Il gup, oltre ad assolvere Scaroni, Antonio Vella e la stessa Eni dall'accusa di corruzione internazionale - 192 milioni le presunte tangenti pagate dagli ex manager Saipem per licenze peroltre 5 miliardi di euro -, il 2 ottobre scorso ha invece rinviato con la medesima accusa a giudizio sei persone fisiche e Saipem.
In 70 pagine, il gup di Milano Alessandra Clemente, non boccia comunque in toto la ricostruzione dei pm Fabio De Pasquale, Isidoro Palma e Giordano Baggio. Non si può escludere - prosegue il gup Clementi - "che possa essere intervenuto un accordo correttivo diretto tra Scaroni e il ministro dell'Energia algerino, Khelil, nell'interesse esclusivo di Eni". Ma i dati raccolti - secondo il giudice - sono contraddittori.
Il gup, oltre ad assolvere Scaroni, Antonio Vella e la stessa Eni dall'accusa di corruzione internazionale - 192 milioni le presunte tangenti pagate dagli ex manager Saipem per licenze peroltre 5 miliardi di euro -, il 2 ottobre scorso ha invece rinviato con la medesima accusa a giudizio sei persone fisiche e Saipem.