MILANO - Volkswagen non riesce a contenere lo scandalo emissioni esploso in Usa a metà settembre e poi allargatosi su scala mondiale fino a riguardare 11 milioni di auto. Secondo quanto scrive il Financial Times, il marchio Audi ha ammesso alle autorità Usa che altri 85.000 veicoli sono stati dotati di un software che ha permesso di superare i test da laboratorio sulle emissioni. Dopo un mese di braccio di ferro tra l'azienda e i regolatori per determinare se alcune vetture di lusso del gruppo tedesco abbiano barato, la settimana scorsa Audi ha riferito all'agenzia per la protezione ambientale (Epa) che il software incriminato è stato installato in tutti i motori diesel a tre litri venduti dal 2009 a oggi, un arco temporale più lungo di quanto inizialmente calcolato. Sono inclusi suv Audi, Vw e Porsche. Secondo le fonti sentite dall'Ft, Audi ha così violato il Clean air Act. In base alla legge americana, un produttore di auto deve comunicare ai regolatori l'uso di qualsiasi auxiliary emissions control device (aecd) affinché possa essere considerato legale. Audi ha ammesso di non averlo fatto. C'è tuttavia ancora una disputa sugli effetti precisi di quel software. Come aveva spiegato il 2 novembre scorso - quando aveva detto di avere trovato il cosiddetto "defeat device" in 10.000 motori da tre litri nei modelli 2014-2016 - l'Epa lo considera illegale. Fonti interne a Vw invece considerano l'Aecd come uno strumento destinato ad aiutare l'accensione quando il motore diesel si scalda e non a barare sulle emissioni.
Volkswagen ammette: truccati i dati di 85mila Audi
Dopo un mese di braccio di ferro tra l'azienda e i regolatori per determinare se alcune vetture di lusso del gruppo tedesco abbiano barato, la settimana scorsa Audi ha riferito all'agenzia per la protezione ambientale (Epa) che il software incriminato è stato installato in tutti i motori diesel a tre litri venduti dal 2009 a oggi