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Inchiesta Valleverde, misure cautelari anche per il fondatore

I reati contestati nell'ambito dell'indagine sul marchio delle calzature sono la bancarotta fraudolenta e di carattere tributario. Sei imprenditori ai domiciliari, tra i quali Armando Arcangeli, sequestrati 19 milioni di beni
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MILANO - La guardia di finanza di Rimini ha eseguito in mattinata misure cautelari e reali nell'inchiesta sulla Valleverde, il noto marchio delle calzature. Provvedimenti che sono andati anche a carico del fondatore, Armando Arcangeli. Si tratta di sei ordinanze di arresti domiciliari, nei confronti di sei imprenditori, e sequestri di beni per circa 19 milioni. Tra i reati contestati si annoverano la bancarotta fraudolenta e altri tributari. I militari, in collaborazione coi colleghi di Pesaro, Brescia e Mantova, hanno eseguito un'ordinanza del Gip d'applicazione delle misure cautelari.

Il provvedimento rappresenta l'atto conclusivo delle indagini scaturite dal fallimento dell'industria calzaturiera. Fornendo ulteriori indicazioni, le fiamme gialle hanno specificato che "la complessa ed articolata attività di polizia giudiziaria, coordinata dal sostituto procuratore di Rimini, Luca Bertuzzi, e svolta dai finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria di R…
MILANO - La guardia di finanza di Rimini ha eseguito in mattinata misure cautelari e reali nell'inchiesta sulla Valleverde, il noto marchio delle calzature. Provvedimenti che sono andati anche a carico del fondatore, Armando Arcangeli. Si tratta di sei ordinanze di arresti domiciliari, nei confronti di sei imprenditori, e sequestri di beni per circa 19 milioni. Tra i reati contestati si annoverano la bancarotta fraudolenta e altri tributari. I militari, in collaborazione coi colleghi di Pesaro, Brescia e Mantova, hanno eseguito un'ordinanza del Gip d'applicazione delle misure cautelari.

Il provvedimento rappresenta l'atto conclusivo delle indagini scaturite dal fallimento dell'industria calzaturiera. Fornendo ulteriori indicazioni, le fiamme gialle hanno specificato che "la complessa ed articolata attività di polizia giudiziaria, coordinata dal sostituto procuratore di Rimini, Luca Bertuzzi, e svolta dai finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria di Rimini, ha permesso di individuare operazioni e fatti aziendali connotati dall'obiettivo comune di depauperare il patrimonio aziendale della fallita in pregiudizio dei creditori e dell'Erario, attraverso la commissione di delitti di bancarotta nonché omessi versamenti di imposte per importi milionari".

Il dettaglio delle misure prevede sequestri preventivi per "equivalente", con riferimento a reati tributari, fino alla concorrenza di 12,2 milioni di euro e sequestri preventivi, con riferimento ai reati fallimentari, di somme pari a 6,8 milioni di euro, oltre a quote societarie di 5 società, di cui una immobiliare con sede a Rimini e quattro nella Repubblica di San Marino, nonché ai saldi attivi di conti correnti sia nazionali che esteri, avvalendosi anche di una rogatoria internazionale accolta dall’Autorità Giudiziaria della Repubblica di San Marino. "La struttura aziendale, attualmente, è di proprietà di una società estranea ai fatti".