MILANO - L'assemblea degli azionisti di Telecom Italia ha bocciato l'operazione di conversione delle azioni di risparmio in ordinarie, all'ordine del giorno nella parte straordinaria e che richiedeva la maggioranza qualificata dei due terzi del capitale presente. Decisiva l'astensione di Vivendi, che forte di oltre un terzo del capitale presente ha fatto valere la sua minoranza di blocco: sulla conversione si è astenuto il 36,1% del capitale presente (Vivendi ha il 20% circa del capitale complessivo).
Vittoria che la società guidata da Vincent Bolloré arrotonda incassando l'ok dell'assemblea, in sede ordinaria e con il 52,9% dei voti, alla proposta della stessa Vivendi di aumentare il numero dei consiglieri da 13 a 17. Il 45,7% del capitale presente ha espresso voto contrario mentre l'1,4% si è astenuto. Entrano dunque nel board il ceo Arnaud De Puyfontaine, il chief operating officer Stephane Roussel, il direttore finanziario Hervé Philippe e la ex manager di Areva Felicité Herzog come consulente. A sorpresa, però, a rovinare il panorama per Vivendi c'è la bocciatura dei soci alla richiesta d'oltralpe di abolire la clausola di non concorrenza per i consiglieri. L'ultima proposta autorizzava i consiglieri nominati oggi al proseguimento delle proprie attività, svincolandoli dal divieto di concorrenza.
L'assemblea si era aperta senza sorprese. Presente, come ha annunciato il presidente Giuseppe Recchi dichiarando regolarmente aperta l'assemblea, il 55,66% del totale delle azioni ordinarie. Dalla lettura del libro soci oltre a Vivendi con il 20,53%, tra gli azionisti rilevanti appaiono Jp Morgan (2,65% con diritto di voto e 1,87% senza diritto di voto) e Bank of China (2,07%). La vigilia era stata agitata dalle dichiarazioni di Vivendi, che ha lasciato intendere che si asterrà sulla conversione delle azioni risparmio in ordinarie, facendo di fatto naufragare il piano per mancanza della maggioranza qualificata.
Prima dell'esito della votazione, il presidente Recchi aveva ribadito che il cda dell'ex monopolista "è unito e compatto" e richiamato i soci al loro ruolo: "Siete voi che indicherete quale riterrete il percorso migliore per il nostro gruppo", ribadendo il principio della "separazione tra le decisioni che riguardano gli azionisti e le decisioni che riguardano la gestione". Sull'oggetto della discussione, l'operazione di conversione delle azioni di risparmio, Recchi ha detto che "coniuga aspetti di buon governo a benefici legati al rafforzamento patrimoniale". Per il presidente, "con un'unica tipologia di azioni si allineano gli interessi di tutti gli azionisti" e dal punto di vista del rafforzamento patrimoniale l'operazione si inserisce "nella linea d'azione del cda per dotare il gruppo delle risorse finanziarie necessarie per dare ulteriore impulso al piano di sviluppo delle reti a banda ultra larga".
L'ad Marco Patuano ha spiegato che il valore di conversione delle azioni di risparmio Telecom in ordinarie (9,5 centesimi) contestato come insufficiente dal socio di maggioranza Vivendi è invece "congruo e bilanciato dai vantaggi di lungo termine".
Proprio l'ad francese, Arnaud De Puyfontaine, ha preso la parola dicendo che "bisogna lavorare in piena sintonia su obiettivi condivisi" perchè a Telecom serve "un azionariato stabile". "Crediamo nel potenziale di Telecom, per questo abbiamo deciso di investire crescere nell'azionariato", ha spiegato mostrando la crescita del titolo da agosto e ripetendo: "Ci abbiamo visto giusto e crediamo ci sia ancora spazio per crescere".
Vittoria che la società guidata da Vincent Bolloré arrotonda incassando l'ok dell'assemblea, in sede ordinaria e con il 52,9% dei voti, alla proposta della stessa Vivendi di aumentare il numero dei consiglieri da 13 a 17. Il 45,7% del capitale presente ha espresso voto contrario mentre l'1,4% si è astenuto. Entrano dunque nel board il ceo Arnaud De Puyfontaine, il chief operating officer Stephane Roussel, il direttore finanziario Hervé Philippe e la ex manager di Areva Felicité Herzog come consulente. A sorpresa, però, a rovinare il panorama per Vivendi c'è la bocciatura dei soci alla richiesta d'oltralpe di abolire la clausola di non concorrenza per i consiglieri. L'ultima proposta autorizzava i consiglieri nominati oggi al proseguimento delle proprie attività, svincolandoli dal divieto di concorrenza.
L'assemblea si era aperta senza sorprese. Presente, come ha annunciato il presidente Giuseppe Recchi dichiarando regolarmente aperta l'assemblea, il 55,66% del totale delle azioni ordinarie. Dalla lettura del libro soci oltre a Vivendi con il 20,53%, tra gli azionisti rilevanti appaiono Jp Morgan (2,65% con diritto di voto e 1,87% senza diritto di voto) e Bank of China (2,07%). La vigilia era stata agitata dalle dichiarazioni di Vivendi, che ha lasciato intendere che si asterrà sulla conversione delle azioni risparmio in ordinarie, facendo di fatto naufragare il piano per mancanza della maggioranza qualificata.
Prima dell'esito della votazione, il presidente Recchi aveva ribadito che il cda dell'ex monopolista "è unito e compatto" e richiamato i soci al loro ruolo: "Siete voi che indicherete quale riterrete il percorso migliore per il nostro gruppo", ribadendo il principio della "separazione tra le decisioni che riguardano gli azionisti e le decisioni che riguardano la gestione". Sull'oggetto della discussione, l'operazione di conversione delle azioni di risparmio, Recchi ha detto che "coniuga aspetti di buon governo a benefici legati al rafforzamento patrimoniale". Per il presidente, "con un'unica tipologia di azioni si allineano gli interessi di tutti gli azionisti" e dal punto di vista del rafforzamento patrimoniale l'operazione si inserisce "nella linea d'azione del cda per dotare il gruppo delle risorse finanziarie necessarie per dare ulteriore impulso al piano di sviluppo delle reti a banda ultra larga".
L'ad Marco Patuano ha spiegato che il valore di conversione delle azioni di risparmio Telecom in ordinarie (9,5 centesimi) contestato come insufficiente dal socio di maggioranza Vivendi è invece "congruo e bilanciato dai vantaggi di lungo termine".
Proprio l'ad francese, Arnaud De Puyfontaine, ha preso la parola dicendo che "bisogna lavorare in piena sintonia su obiettivi condivisi" perchè a Telecom serve "un azionariato stabile". "Crediamo nel potenziale di Telecom, per questo abbiamo deciso di investire crescere nell'azionariato", ha spiegato mostrando la crescita del titolo da agosto e ripetendo: "Ci abbiamo visto giusto e crediamo ci sia ancora spazio per crescere".