MILANO - Il procura di Milano ha chiesto la condanna a un anno di reclusione per Enrico Bondi e a un anno e otto mesi per Roberto Maglione, accusati di falsa testimonianza, in uno dei filoni di indagine nati dall'inchiesta sui presunti dossier illegali di Telecom Italia. L'accusa riguarda le dichiarazioni rese in relazione a una "cimice" trovata nell'auto del manager nel 2001, quando era amministratore delegato del gruppo di tlc, mentre Maglione ricopriva il ruolo di capo del personale.
Le dichiarazioni che hanno fatto scattare l'accusa di falsa testimonianza per Bondi, già ex commissario di Parmalat e dell'Ilva di Taranto, risalgono al 12 novembre 2010, quando il manager, sentito in procura a Milano disse di essere "assolutamente convinto che la storia della 'cimice' non avesse avuto nessuna incidenza nella soppressione all'interno dell'azienda della posizione" del segretario generale di Telecom nel 2001, Vittorio Nola, parte civile nel procedimento.
Bondi era stato indicato come ad del gruppo di tlc il 31 luglio 2001 e quella estate (il 20 agosto) nell'Audi da lui noleggiata circa due settimane prima era stata ritrovata una microspia. Stando all'inchiesta della procura di Milano sui cosiddetti dossier illegali, la cimice era stata messa dalle stesse persone che poi la trovarono, legate all'investigatore privato Emanuele Cipriani, poi sotto inchiesta insieme al capo della security di Pirelli e di Telecom Italia, Giuliano Tavaroli. La mossa aveva lo scopo proprio di screditare Nola, che poi lasciò il gruppo, per far arrivare anche in Telecom Tavaroli, che all'epoca era in Pirelli. Secondo la procura, sia Bondi che Antonio Maglione avrebbero detto il falso nel collegare l'allontanamento di Nola nel 2001 non alla "cimice" ma a una autonoma e precedente scelta aziendale, legata all'eliminazione della struttura di Nola ritenuta ridondante rispetto alle esigenze organizzative.
Le dichiarazioni che hanno fatto scattare l'accusa di falsa testimonianza per Bondi, già ex commissario di Parmalat e dell'Ilva di Taranto, risalgono al 12 novembre 2010, quando il manager, sentito in procura a Milano disse di essere "assolutamente convinto che la storia della 'cimice' non avesse avuto nessuna incidenza nella soppressione all'interno dell'azienda della posizione" del segretario generale di Telecom nel 2001, Vittorio Nola, parte civile nel procedimento.
Bondi era stato indicato come ad del gruppo di tlc il 31 luglio 2001 e quella estate (il 20 agosto) nell'Audi da lui noleggiata circa due settimane prima era stata ritrovata una microspia. Stando all'inchiesta della procura di Milano sui cosiddetti dossier illegali, la cimice era stata messa dalle stesse persone che poi la trovarono, legate all'investigatore privato Emanuele Cipriani, poi sotto inchiesta insieme al capo della security di Pirelli e di Telecom Italia, Giuliano Tavaroli. La mossa aveva lo scopo proprio di screditare Nola, che poi lasciò il gruppo, per far arrivare anche in Telecom Tavaroli, che all'epoca era in Pirelli. Secondo la procura, sia Bondi che Antonio Maglione avrebbero detto il falso nel collegare l'allontanamento di Nola nel 2001 non alla "cimice" ma a una autonoma e precedente scelta aziendale, legata all'eliminazione della struttura di Nola ritenuta ridondante rispetto alle esigenze organizzative.