Economia

Julius Baer versa al Fisco Usa 547 milioni di dollari

La banca svizzera era accusata di aver aiutato 400 cittadini americani a nascondere all'agenzia delle entrate statunitense 600 milioni di dollari

1 minuti di lettura
LUGANO - I guai non sembrano finire mai per le banche svizzere che, negli anni, si sono fatte beffe delle leggi fiscali statunitensi, aiutando migliaia di contribuenti Usa ad occultare i loro averi all'Irs, l'equivalente americano dell'Agenzia delle Entrate. Così, a fine anno, la prestigiosa Julius Baer, considerata al top nella gestione patrimoniale, annuncia che dovrà pagare una multa di 547,25 milioni di dollari alle autorità d'oltreoceano. Un evento atteso visto che, come altre banche, anche Julius Baer si era "denunciata" al Dipartimento statunitense della Giustizia, con una palese quanto costosa ammissione di colpevolezza, per evitare di essere perseguita penalmente. Con il rischio di una condanna e la conseguente proibizione di poter operare con la valuta a stelle e strisce.

In sostanza una prospettiva esiziale, per qualsiasi banca. Fatto sta che l'istituto elvetico, in vista di una composizione della vertenza con gli americani, aveva già accantonato nel corso del 2015 350 milioni di dollari. Oggi si scopre che in virtù di un accordo raggiunto con la Procura Distrettuale di New York, l'ammenda si rivela essere ben più salata. A quei 350 milioni già messi da parte Julius Baer dovrà aggiungerne altri 197,25. "In 7 anni - ha scritto il quotidiano Le Temps di Ginevra - le autorità Usa hanno fatto saltare il forziere del segreto bancario svizzero e la fattura, per le banche, non ha fatto che gonfiarsi".

In effetti, nel 2009, Ubs dovette sganciare 780 milioni, Credit Suisse, che non aveva imparato la lezione impartita al concorrente, lo scorso anno si vide infliggere una multa di 2,5 miliardi. Un altro miliardo è piovuto, nelle casse del fisco americano, grazie all'ammissione di colpevolezza di altri istituti elvetici di piccole e medie dimensioni, evidentemente tutti molto solerti, negli anni, a prospettare investimenti al riparo delle tasse, ai contribuenti Usa. A chiudere il cerchio arriva, ora, il mezzo miliardo e rotti di dollari che dovrà sborsare Julius Baer, terza multa per importanza, nella storia del conflitto fiscale tra Governo americano e piazza finanziaria svizzera.

Julius Baer, per inciso, é accusata di complicità in evasione fiscale di 400 contribuenti, per un danno alle casse pubbliche statunitensi quantificabile in 600 milioni di dollari. Ne valeva la pena? Si staranno chiedendo, dopo tutte queste mazzate, gli Gnomi di Zûrigo. "Valeva sicuramente la pena per il fisco americano, che ha ottenuto un incasso formidabile, con un investimento relativamente modesto", l'opinione dell'avvocato Paolo Bernasconi. "Invece - aggiunge l'esperto - per la banche svizzere si é trattato di un danno di reputazione colossale, a cui si aggiunge la prima grossa crepa alla fortezza del segreto bancario".