Da diversi mesi si parla sempre più insistentemente della soluzione bad bank per mettere la parola fine alla crisi creditizia che attanaglia da diversi anni il sistema industriale Italiano e per ridare slancio all'economia del belpaese. Lo stock di sofferenze lorde che si sono prodotte in questi anni supera ormai infatti i 180 miliardi di euro e solo per le 12 banche del campione considerato raggiunge quota 154 miliardi. Gli accantonamenti fatti sono importanti, ed hanno determinato le perdite diffuse che hanno caratterizzato il settore, ma non ancora sufficienti a mettere in moto la domanda degli operatori internazionali specializzati nel settore.
Il prezzo di mercato delle sofferenze infatti ammonta in media a circa 20 centesimi, ed anche l'orientamento della BCE è di utilizzare tale parametro di riferimento per la cessione dei bad loans come dimostrato dalla procedura di risoluzione adottata per le quattro banche regionali (Banca Marche, Pop Etruria, Cari Ferrara e CariChieti). Quanto costerebbe quindi al sistema bancario un adeguamento delle coperture a quello che sembra essere il nuovo standard di mercato?
i dati sono al 30 settembre se non diversamente indicato
*valore richiesto dalla BCE per il 2016, La BCE ha aumentato il CET1 ratio rispetto all’ultima indicazione di febbraio per: Intesa Sanpaolo, Bper e Banco Popolare. Invariato invece il ratio per Banca Mps e per BPM. Ridotto, infine, per Mediobanca, Ubi, Carige e Banco di Desio e Brianza. Nel livello di ranking della Bce sono state premiate Mediobanca, Intesa Sanpaolo e BPM, con l’inserimento in fascia 2, rientrando tra gli istituti più virtuosi. In evidenza Banca MPS e Carige, cui sono stati fissati i livelli più alti di CET1 ratio, pari rispettivamente al 10,2 e all’11,5%.
CET1 RATIO= Common equity TIER1 ratio
** alcune banche non forniscono il dato puntuale del CET1 e così è stato desunto dal ratio (Common Equity Tier 1 su RWA o attività ponderate per il rischio)
*** Ipotesi svalutazione 80% sofferenze e rettifica RWA delle sofferenze con ponderazione al 100%. Le ipotesi su cui è stata costruita la simulazione sono uno stralcio dell'80% delle sofferenze; è stato aggiunto un credito d'imposta pari al 30% delle svalutazioni; è stato inoltre modificato il valore dei RWA tenendo conto dello stralcio delle sofferenze con una ponderazione del 100%
Dalla simulazione effettuata dall'ufficio studi di Finlabo SIM, l'impatto è tutt'altro che trascurabile: le svalutazioni ulteriori che andrebbero effettuate, produrrebbero una perdita per le 12 banche analizzate per oltre 32 miliardi di euro, che si potrebbe ridurre a 20 miliardi circa nel caso in cui il governo consentisse la piena deducibilità di tali perdite. Tale operazione genererebbe quindi un deficit patrimoniale complessivo di quasi 8 miliardi per 5 delle banche analizzate. Particolarmente critica appare la situazione della Banca Popolare di Vicenza, ma anche altre banche si troverebbero ad affrontare con tutta probabilità l'ennesimo aumento di capitale. Ma ci sono anche alcune eccellenze come Mediobanca ed Intesa che invece potrebbero affrontare con tutta tranquillità tale processo.
"Riteniamo che difficilmente il sistema bancario opterà per tale soluzione, che risulta nel breve estremamente penalizzante, a meno di una imposizione in tal senso proveniente dal governo o dalla BCE" afferma Alessandro Guzzini AD di Finlabo SIM. "Purtroppo l'Italia si è mossa tardi sul tema perdendo l'opportunità di fare un'operazione diversa come quella Spagnola in cui, grazie all'intervento governativo, la svalutazione media delle sofferenze è stata 'appena' del 55%; ora invece le regole sono cambiate, ed interventi che non siano in linea con i valori di mercato sono considerati aiuti di stato e vanno quindi incontro al divieto della commissione Europea". "D'altra parte però una operazione di questo tipo appare quanto mai auspicabile, non solo per dare nuova linfa alla ripresa economica, ma anche per spazzare via qualunque dubbio sulla solidità del sistema bancario italiano: infatti con le nuove norme sul bail-in le banche meno capitalizzate e con maggiore incidenza di crediti deteriorati potrebbero andare incontro a crisi di fiducia con conseguenze estremamente negative sul piano della sostenibilità del business" conclude Guzzini.
Il prezzo di mercato delle sofferenze infatti ammonta in media a circa 20 centesimi, ed anche l'orientamento della BCE è di utilizzare tale parametro di riferimento per la cessione dei bad loans come dimostrato dalla procedura di risoluzione adottata per le quattro banche regionali (Banca Marche, Pop Etruria, Cari Ferrara e CariChieti). Quanto costerebbe quindi al sistema bancario un adeguamento delle coperture a quello che sembra essere il nuovo standard di mercato?
| ISTITUTO | CET1 RATIO 30/09/2015 | CET1 RATIO BCE 2016* | SOFF.NETTE (actual) /CET1 | grado di copertura sofferenze | Inadempienze nette/ CET1 | grado di copertura inadempienze probabili | CET 1 ratio *** |
|---|---|---|---|---|---|---|---|
| Intesa San Paolo | 13,4 | 9,5 | 38% | 63% | 49% | 23% | 12,1 |
| MPS | 12 | 10,2 | 107% | 64% | 137% | 31% | 8,7 |
| BPER | 12,04 | 9,25 | 63% | 57% | 70% | 21% | 9,4 |
| Bpm | 11,44 | 9 | 38% | 55% | 51% | 22% | 10,1 |
| Banco Popolare | 12,7 | 9,55 | 109% | 41% | 127% | 26% | 7,3 |
| Mediobanca | 12,45 | 8,75 | 4% | 68% | 12% | 30% | 12 |
| UBI | 13 | 9,25 | 56% | 39% | 69% | 17% | 10,2 |
| Unicredit | 10,53 | 9,75 | 46% | 61% | 41% | 34% | 9,2 |
| Carige | 12,2 | 11,25 | 55% | 59% | 94% | 24% | 10,3 |
| Banco desio e Brianza | 10,6 | 7 | 51% | 45% | 47% | 27% | 8,6 |
| Pop Sondrio | 10,25 | 9,25 | 28% | 63% | 44% | 35% | 9,5 |
| Pop. Vicenza | 6,94 | 10,25 | 100% | 57% | 151% | 20% | 4,5 |
*valore richiesto dalla BCE per il 2016, La BCE ha aumentato il CET1 ratio rispetto all’ultima indicazione di febbraio per: Intesa Sanpaolo, Bper e Banco Popolare. Invariato invece il ratio per Banca Mps e per BPM. Ridotto, infine, per Mediobanca, Ubi, Carige e Banco di Desio e Brianza. Nel livello di ranking della Bce sono state premiate Mediobanca, Intesa Sanpaolo e BPM, con l’inserimento in fascia 2, rientrando tra gli istituti più virtuosi. In evidenza Banca MPS e Carige, cui sono stati fissati i livelli più alti di CET1 ratio, pari rispettivamente al 10,2 e all’11,5%.
CET1 RATIO= Common equity TIER1 ratio
** alcune banche non forniscono il dato puntuale del CET1 e così è stato desunto dal ratio (Common Equity Tier 1 su RWA o attività ponderate per il rischio)
*** Ipotesi svalutazione 80% sofferenze e rettifica RWA delle sofferenze con ponderazione al 100%. Le ipotesi su cui è stata costruita la simulazione sono uno stralcio dell'80% delle sofferenze; è stato aggiunto un credito d'imposta pari al 30% delle svalutazioni; è stato inoltre modificato il valore dei RWA tenendo conto dello stralcio delle sofferenze con una ponderazione del 100%
Dalla simulazione effettuata dall'ufficio studi di Finlabo SIM, l'impatto è tutt'altro che trascurabile: le svalutazioni ulteriori che andrebbero effettuate, produrrebbero una perdita per le 12 banche analizzate per oltre 32 miliardi di euro, che si potrebbe ridurre a 20 miliardi circa nel caso in cui il governo consentisse la piena deducibilità di tali perdite. Tale operazione genererebbe quindi un deficit patrimoniale complessivo di quasi 8 miliardi per 5 delle banche analizzate. Particolarmente critica appare la situazione della Banca Popolare di Vicenza, ma anche altre banche si troverebbero ad affrontare con tutta probabilità l'ennesimo aumento di capitale. Ma ci sono anche alcune eccellenze come Mediobanca ed Intesa che invece potrebbero affrontare con tutta tranquillità tale processo.
"Riteniamo che difficilmente il sistema bancario opterà per tale soluzione, che risulta nel breve estremamente penalizzante, a meno di una imposizione in tal senso proveniente dal governo o dalla BCE" afferma Alessandro Guzzini AD di Finlabo SIM. "Purtroppo l'Italia si è mossa tardi sul tema perdendo l'opportunità di fare un'operazione diversa come quella Spagnola in cui, grazie all'intervento governativo, la svalutazione media delle sofferenze è stata 'appena' del 55%; ora invece le regole sono cambiate, ed interventi che non siano in linea con i valori di mercato sono considerati aiuti di stato e vanno quindi incontro al divieto della commissione Europea". "D'altra parte però una operazione di questo tipo appare quanto mai auspicabile, non solo per dare nuova linfa alla ripresa economica, ma anche per spazzare via qualunque dubbio sulla solidità del sistema bancario italiano: infatti con le nuove norme sul bail-in le banche meno capitalizzate e con maggiore incidenza di crediti deteriorati potrebbero andare incontro a crisi di fiducia con conseguenze estremamente negative sul piano della sostenibilità del business" conclude Guzzini.