MILANO - Il manager proveniente dalla McKinsey non è nuovo ai cambiamenti repentini e tutto sommato anche questo abbandono - da Generali - non sorprende: che qualcosa non andasse nel verso giusto si era intuito da qualche tempo. Mario Greco, napoletano di nascita, europeo di adozione, con una moglie di origini torinesi, ha passato forse la sua stagione più nota, in Italia, a capo della Ras (quando l'assicurazione era ancora controllata da Allianz ma non ancora delistata).
Anni importanti, a cavallo degli anni Duemila, in cui Greco aveva impostato un'attività molto orientata alla finanza e al risparmio gestito, in periodi in cui non andava ancora molto di moda. I risultati venivano da soli, anche se qualcuno gli ha sempre rimproverato di aver venduto gli immobili Ras (ai fondi specializzati Pirelli-Morgan Stanley) proprio alla vigilia del vero boom del mattone. Errori più che perdonabili, perché quando si guadagna e molto va comunque bene. L'addio avvenne nell'aprile 2005, nonostante da poco avesse ricevuto anche una promozione a un ruolo molto importante nel gruppo Allianz. Lasciò a metà del piano industriale.
L'altra stagione "italiana" fu alla guida dell'Aip, (Assicurazione italiana di previdenza). La sigla non ha mai avuto successo commerciale, ma era il primo nucleo di Eurizon-Fideuram (quest'ultima appena delistata) del Sanpaolo, cioè il polo assicurativo-risparmio gestito-distribuzione di prodotti finanziari della banca torinese. Il progetto non vide mai compiutamente la luce, Eurizon non fu quotata (tuttora si discute come valorizzare il polo complessivo) perché nel frattempo al Sanpaolo di Torino andò in onda un'altra grande rivoluzione: il matrimonio con Intesa, che cambiò completamente i termini della questione.
Di lì a poco, nell'estate del 2007, Greco approda alla Zurich. Dove, nel 2010, viene nominato ceo del "Global insurance" della compagnia e macina ottimi risultati. Nell'estate del 2012 arriva la proposta di andare a guidare Generali: per qualsiasi manager italiano specializzato nelle polizze, è un'occasione imperdibile. Anche perché Greco arriva con un "supporto" fortissimo da parte della compagine azionaria, sicuramente variegata (da Mediobanca al gruppo De Agostini, alla holding di Del Vecchio, a Caltagirone) e non più in sintonia con l'altro ad, Giovanni Perissinotto.
Pochi mesi fa la presentazione, a Londra, del nuovo piano industriale. Da cui il manager (e gli azionisti) si aspettava un ritorno a una maggiore redditività e qualche soddisfazione in più dall'andamento del titolo, che nell'ultimo anno ha perso oltre il 22%. Oggi l'addio. Nel 2014, secondo la relazione di bilancio del gruppo, Greco aveva avuto emolumenti fissi, bonus e altri incentivi per 3,250 milioni.
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Anni importanti, a cavallo degli anni Duemila, in cui Greco aveva impostato un'attività molto orientata alla finanza e al risparmio gestito, in periodi in cui non andava ancora molto di moda. I risultati venivano da soli, anche se qualcuno gli ha sempre rimproverato di aver venduto gli immobili Ras (ai fondi specializzati Pirelli-Morgan Stanley) proprio alla vigilia del vero boom del mattone. Errori più che perdonabili, perché quando si guadagna e molto va comunque bene. L'addio avvenne nell'aprile 2005, nonostante da poco avesse ricevuto anche una promozione a un ruolo molto importante nel gruppo Allianz. Lasciò a metà del piano industriale.
L'altra stagione "italiana" fu alla guida dell'Aip, (Assicurazione italiana di previdenza). La sigla non ha mai avuto successo commerciale, ma era il primo nucleo di Eurizon-Fideuram (quest'ultima appena delistata) del Sanpaolo, cioè il polo assicurativo-risparmio gestito-distribuzione di prodotti finanziari della banca torinese. Il progetto non vide mai compiutamente la luce, Eurizon non fu quotata (tuttora si discute come valorizzare il polo complessivo) perché nel frattempo al Sanpaolo di Torino andò in onda un'altra grande rivoluzione: il matrimonio con Intesa, che cambiò completamente i termini della questione.
Di lì a poco, nell'estate del 2007, Greco approda alla Zurich. Dove, nel 2010, viene nominato ceo del "Global insurance" della compagnia e macina ottimi risultati. Nell'estate del 2012 arriva la proposta di andare a guidare Generali: per qualsiasi manager italiano specializzato nelle polizze, è un'occasione imperdibile. Anche perché Greco arriva con un "supporto" fortissimo da parte della compagine azionaria, sicuramente variegata (da Mediobanca al gruppo De Agostini, alla holding di Del Vecchio, a Caltagirone) e non più in sintonia con l'altro ad, Giovanni Perissinotto.
Pochi mesi fa la presentazione, a Londra, del nuovo piano industriale. Da cui il manager (e gli azionisti) si aspettava un ritorno a una maggiore redditività e qualche soddisfazione in più dall'andamento del titolo, che nell'ultimo anno ha perso oltre il 22%. Oggi l'addio. Nel 2014, secondo la relazione di bilancio del gruppo, Greco aveva avuto emolumenti fissi, bonus e altri incentivi per 3,250 milioni.
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