Economia

Cina, tutte le sfide dell'anno della Scimmia: dall'ecommerce all'industria

La crescita rallenta, la old economy dell'industria pesante cede il passo a servizi e commercio. Il nuovo anno non sarà catastrofico, ma le sfide sono enormi. Dalla moneta in rapido deprezzamento, alla volatilità dei mercati finanziari

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MILANO - La Cina, per la prima volta dagli anni Novanta, ha usato la cautela per fissare l'obiettivo di crescita del 2016: Pechino ha indicato un obiettivo di espansione del Pil tra il 6,5 e il 7%, in rallentamento dal 7% messo nel mirino per il 2015. D'altra parte non sono pochi i grattacapi economico-finanziari per la seconda economia del mondo, che sta cercando di trasformarsi da fornitore delle aziende estere a economica di consumo, con un mercato interno che deve crescere abbastanza da evitare "l'atterraggio pesante" rispetto ai ritmi di crescita spaventosi del recente passato. Come ricorda Anthony Chan, economista per l'Asia di AB-AllianceBernstein, "nelle ultime settimane, i responsabili politici cinesi hanno dovuto confrontarsi con le borse in caduta libera, un'ingente fuoriuscita di capitale, il deprezzamento dello yuan e lo sgomento internazionale per il continuo rallentamento del tasso di crescita del Paese". 

Non manca la critica, se l'esperto ritiene che "la Cina attua le sue riforme facendo spesso due passi avanti e uno indietro. Se l'anno scorso è avanzato di due passi, l'anno della scimmia in apertura vedrà forse i responsabili delle politiche economiche indietreggiare di un passo, nel tentativo di gestire la pressione esercitata dai mercati finanziari, le difficoltà valutarie ed economiche, senza rinunciare, però, agli obiettivi a lungo termine delle riforme?"

Il problema della transizione dal vecchio modello economico a quello del prossimo futuro è centrale. "Mentre la 'old economy' dell'industria pesante e della produzione a basso valore aggiunto inesorabilmente decelera, il settore dei servizi, specialmente l'e-commerce e i servizi finanziari, prosegue il suo trend di crescita e consolidamento. Questo riequilibrio strutturale indica con ogni probabilità che l'anno della scimmia non sarà testimone di un catastrofico crollo della crescita.
Di conseguenza, riteniamo che i politici cinesi, messi sotto pressione, non ricorreranno a soluzioni radicali ed estreme, rischiando di fallire nel loro impegno verso un modello di crescita più equilibrato. Al contrario, ci aspettiamo iniziative a sostegno della crescita molto 'soft', come la graduale riduzione dei tassi di interesse e qualche misura aggiuntiva di stimolo fiscale", scrive ancora l'economista nel suo outlook. 

Anche la gestione del cambio sarà centrale, a maggior ragione dopo che il renminbi si è sganciato dal dollaro e deprezzato. "Pechino ha speso grandi quantità delle proprie riserve in dollari nel tentativo di rafforzare il renminbi. Poiché questa tattica non ha funzionato, il governo dovrà fare una riflessione. Secondo noi, ci sarà una forte determinazione a imporre un temporaneo controllo del capitale per cercare di fermare per un po' di tempo l'emorragia di capitale dal paese", spiegano da AB. "La volontà di fissare un tetto alla speculazione giustificherebbe un cambiamento politico verso il controllo della fuoriuscita di capitali, ma sarebbe un passo indietro nell'impegno all'internazionalizzazione della moneta in vista del suo inserimento, da ottobre 2016, come valuta di riserva nel paniere dei diritti speciali di prelievo".

E sui mercati? "L'estrema turbolenza che ha colpito le azioni cinesi a metà 2015 e di nuovo all'inizio del 2016 potrebbe attenuare la forte propensione dei responsabili politici a sostenere i mercati azionari interni nella speranza che diventino un importante canale di finanziamento per le imprese del paese. Il reddito prodotto scambi nei mercati azionari nel 2015 ha costituito un importante sostegno al settore dei servizi interni. Nell'anno della scimmia è probabile che i mercati azionari proveranno a far proseguire la crescita".