MILANO - Tod's non pubblicherà più il resoconto intermedio di gestione a marzo e settembre. Lo ha deciso la società presieduta da Diego Della Valle che sfrutta così l'eliminazione dell'obbligo prevista dai nuovi paletti di trasparenza recepiti in attuazione della direttiva europea Transparency II. "In un'ottica di piena trasparenza nei confronti del mercato e degli investitori, ed in linea con le altre società europee del settore, su base volontaria - si legge in una nota - Tod's continuerà peraltro a pubblicare i dati sulle vendite, con gli stessi dettagli forniti nel passato".
Il gruppo aggiunge di condividere l'opinione Consob secondo la quale l'eliminazione dell'obbligo di comunicazione delle trimestrali non porterà a tagliare le informazioni per gli investitori. Inoltre la diffusione dei risultati su base semestrale "risulterà maggiormente coerente con la focalizzazione del management verso strategie di business, di investimento e performance aziendali di medio-lungo periodo". Tod's ha colto per prima fra le società quotate l'opportunità introdotta con la nuova normativa approvata a febbraio dal governo Renzi ed entrata in vigore a marzo per evitare di pubblicare le trimestrali in modo completo, motivando la decisione con i due argomenti sostenuti anche nell'analisi di impatto nell'ambito della consultazione Consob su Transparency II.
Con buona pace della trasparenza (il nome della direttiva suona beffardo), le società a partire da questa tornata di trimestrali potranno evitare di pubblicare i dati per contenere i costi ed evitare politiche industriali di breve periodo. Farlo "rappresenterebbe un onere significativo soprattutto a carico dei piccoli e medi emittenti", sostiene la Consob e "l'abolizione dovrebbe consentire di conseguire una significativa riduzione degli oneri correlati con l’ammissione a quotazione e dovrebbe determinare una diminuzione dei costi di accesso al mercato dei capitali". E ancora: "incoraggerebbe le imprese (e gli investitori) ad orientarsi verso le performance aziendali a breve termine a discapito di strategie di investimento di lungo periodo". La frase che lascia più perplessi è che comunicare i dati di bilancio ogni tre mesi "non sarebbe necessario per la protezione degli investitori".
La Commissione europea ha poi calcolato i benefici economici: "fra i 2.000 e i 60.000 euro annui per le piccole e medie imprese, e fra i 35.000 e i 250.000 euro annui per le imprese di grandi dimensioni".
Il gruppo aggiunge di condividere l'opinione Consob secondo la quale l'eliminazione dell'obbligo di comunicazione delle trimestrali non porterà a tagliare le informazioni per gli investitori. Inoltre la diffusione dei risultati su base semestrale "risulterà maggiormente coerente con la focalizzazione del management verso strategie di business, di investimento e performance aziendali di medio-lungo periodo". Tod's ha colto per prima fra le società quotate l'opportunità introdotta con la nuova normativa approvata a febbraio dal governo Renzi ed entrata in vigore a marzo per evitare di pubblicare le trimestrali in modo completo, motivando la decisione con i due argomenti sostenuti anche nell'analisi di impatto nell'ambito della consultazione Consob su Transparency II.
Con buona pace della trasparenza (il nome della direttiva suona beffardo), le società a partire da questa tornata di trimestrali potranno evitare di pubblicare i dati per contenere i costi ed evitare politiche industriali di breve periodo. Farlo "rappresenterebbe un onere significativo soprattutto a carico dei piccoli e medi emittenti", sostiene la Consob e "l'abolizione dovrebbe consentire di conseguire una significativa riduzione degli oneri correlati con l’ammissione a quotazione e dovrebbe determinare una diminuzione dei costi di accesso al mercato dei capitali". E ancora: "incoraggerebbe le imprese (e gli investitori) ad orientarsi verso le performance aziendali a breve termine a discapito di strategie di investimento di lungo periodo". La frase che lascia più perplessi è che comunicare i dati di bilancio ogni tre mesi "non sarebbe necessario per la protezione degli investitori".
La Commissione europea ha poi calcolato i benefici economici: "fra i 2.000 e i 60.000 euro annui per le piccole e medie imprese, e fra i 35.000 e i 250.000 euro annui per le imprese di grandi dimensioni".