MILANO - Tutti pensavano che il Dieselgate avrebbe affossato le speranze della Volkswagen di scalzare Toyota dal trono dei maggiori produttori di auto, eppure i dati relativi al primo trimestre dell'anno segnalano che le cose sono andate diversamente. Più degli scandali legati alle emissioni, dunque, ha pesato una serie di interruzioni di produzione sofferta dal produttore giapponese. Le consegne mondiali di Toyota sono scese del 2,3% tra gennaio e marzo, rispetto al 2015, a 2,46 milioni di vetture. Viceversa, quelle della casa di Wolfsburg (che pure sta perdendo quote di mercato in Europa) sono salite dello 0,8% a 2,5 milioni. In calo anche General Motors, terz, a 2,36 milioni.
A pesare sul futuro di Toyota si è messo di recente anche il terremoto - il più forte dal marzo del 2015 - che costerà la produzione di 80mila auto alla fine del 2016. Così è seriamente a repentaglio il mantenimento del primato tra i costruttori, per il potenziale quinto anno di fila. Quanto a Vw, le vendite sono spinte soprattutto dalla Cina, dove la casa tedesca ha registrato una crescita del 6,4% nel primo periodo dell'anno. Segno più, tutto sommato, anche in Europa (+3,5%), dove però il mercato sta facendo meglio.
Volkswagen ha recentemente chiuso il suo primo bilancio in rosso dall'inizio degli anni Novanta, proprio per colpa degli accantonamenti (oltre 16 miliardi) legati alla necessità di coprire le spese legali e i richiami delle auto "truccate".
A pesare sul futuro di Toyota si è messo di recente anche il terremoto - il più forte dal marzo del 2015 - che costerà la produzione di 80mila auto alla fine del 2016. Così è seriamente a repentaglio il mantenimento del primato tra i costruttori, per il potenziale quinto anno di fila. Quanto a Vw, le vendite sono spinte soprattutto dalla Cina, dove la casa tedesca ha registrato una crescita del 6,4% nel primo periodo dell'anno. Segno più, tutto sommato, anche in Europa (+3,5%), dove però il mercato sta facendo meglio.
Volkswagen ha recentemente chiuso il suo primo bilancio in rosso dall'inizio degli anni Novanta, proprio per colpa degli accantonamenti (oltre 16 miliardi) legati alla necessità di coprire le spese legali e i richiami delle auto "truccate".