MILANO - Piccole società crescono. Giunta alla nona edizione del progetto, Elite conta ormai 389 società "associate" e la nuova tornata di adesioni - 30 a Milano, 16 a Londra - ha avuto una presentazione in contemporanea a Piazza Affari e nella City. Elite raggruppa società di dimensioni ridotte - anche poche decine di milioni di fatturato - ma potenzialità di sviluppo rilevanti e voglia di affacciarsi sul mercato dei capitali, anche se per struttura e dimensioni non sono ancora pronte per la Borsa.
La tornata di aspiranti matricole ha visto la presenza di tanti marchi del cibo di qualità (l'alimentare è considerato ormai il nuovo lusso del made in Italy, anche per gli investitori) dall'adesione di Fonti di Vinadio (acqua Sant'Anna), alle passate della Mutti e di Ladisa (azienda pugliese di ristorazione), ma anche all'emiliana Ferrarini (prosciutti, aceto balsamico e prodotti vari di salumeria). Non sono i soli, ad esempio c'è l'azienda di moda Pinko e la radio Radio Dimensione Suono.
Complessivamente, le 389 società hanno un fatturato di 32 miliardi di euro e oltre 130 mila dipendenti. "Le aziende italiane entrate oggi in Elite hanno tutte insieme un giro d'affari di 2,8 miliardi di euro e oltre 12 mila dipendenti", ha spiegato Luca Peyrano, responsabile Primari Market continental European del London stock Exchange (di cui Piazza Affari è una parte). La presenza in questa sorta di "incubatore" favorisce da un lato lo sviluppo di una mentalità orientata alle regole del mercato finanziario, ma nello stesso tempo attrae anche l'attenzione degli intermediari. Proprio oggi Deutsche bank e Bnl si sono unite a Unicredit (che già c'è) nel programma Elite Louge partner, che favorisce appunto l'incontro tra imprenditoria e investitori disposti a finanziare le aziende con alti margini di crescita.
La tornata di aspiranti matricole ha visto la presenza di tanti marchi del cibo di qualità (l'alimentare è considerato ormai il nuovo lusso del made in Italy, anche per gli investitori) dall'adesione di Fonti di Vinadio (acqua Sant'Anna), alle passate della Mutti e di Ladisa (azienda pugliese di ristorazione), ma anche all'emiliana Ferrarini (prosciutti, aceto balsamico e prodotti vari di salumeria). Non sono i soli, ad esempio c'è l'azienda di moda Pinko e la radio Radio Dimensione Suono.
Complessivamente, le 389 società hanno un fatturato di 32 miliardi di euro e oltre 130 mila dipendenti. "Le aziende italiane entrate oggi in Elite hanno tutte insieme un giro d'affari di 2,8 miliardi di euro e oltre 12 mila dipendenti", ha spiegato Luca Peyrano, responsabile Primari Market continental European del London stock Exchange (di cui Piazza Affari è una parte). La presenza in questa sorta di "incubatore" favorisce da un lato lo sviluppo di una mentalità orientata alle regole del mercato finanziario, ma nello stesso tempo attrae anche l'attenzione degli intermediari. Proprio oggi Deutsche bank e Bnl si sono unite a Unicredit (che già c'è) nel programma Elite Louge partner, che favorisce appunto l'incontro tra imprenditoria e investitori disposti a finanziare le aziende con alti margini di crescita.