MILANO - Veneto Banca corre veloce verso le braccia di Atlante, il fondo che già controlla il 99% della cugina Popolare di Vicenza - sulla quale proseguono le indagini della Guardia di Finanza - e che dalla Bce ha avuto l'ok a rilevare oltre il 50% del capitale. L'istituto di Montebelluna è alle prese con l'aumento di capitale da un miliardo richiesto dalla Bce che si chiuderà venerdì. Oggi termina l'offerta in opzione ai soci (venerdì termina quello presso gli investitori istituzionali), ma il book resta ancora deserto, con le richieste dei soci che si fermano all'1% (10 milioni di euro) nonostante l'ottimismo dei giorni scorsi dei vertici dell'associazione soci Per Veneto Banca.
L'obiettivo, infatti, era quello di trovare sottoscrittori per almeno 250 milioni di euro, anche se qualcuno ipotizzava che l'intervento dei vecchi soci potesse arrivare a 600 milioni. Insomma, pare destinato al fallimento il tentativo sponsorizzato dall'associazione guidata da Bruno Zago, che in un primo tempo aveva parlato di una disponibilità dei vecchi soci a mettere mano al portafoglio anche per cifre importanti. Affermazioni poi in parte rettificate dallo stesso Zago e, alla fine, scioltesi come neve al sole.
D'altra parte era difficile immaginare che ad aprire il portafoglio fosse ancora chi con la banca ha perso quasi tutti i suoi risparmi. Scontati, a questo punto, l'ingresso di Atlante con una partecipazione simile a quella della Vicenza (99,33%) e la retromarcia sulla quotazione per mancanza di flottante. Certo, gli investito istituzionali avranno tempo ancora due giorni per partecipare all'operazione, ma sembra difficile che il verdetto venga ribaltato anche perché il supplemento al prospetto informativo ha mostrato una banca in forte crisi di liquidità che nei primi tre mesi dell'anno ha perso flussi per 3 miliardi e dove i crediti malati sono ancora oltre il 20% degli impieghi.
L'obiettivo, infatti, era quello di trovare sottoscrittori per almeno 250 milioni di euro, anche se qualcuno ipotizzava che l'intervento dei vecchi soci potesse arrivare a 600 milioni. Insomma, pare destinato al fallimento il tentativo sponsorizzato dall'associazione guidata da Bruno Zago, che in un primo tempo aveva parlato di una disponibilità dei vecchi soci a mettere mano al portafoglio anche per cifre importanti. Affermazioni poi in parte rettificate dallo stesso Zago e, alla fine, scioltesi come neve al sole.
D'altra parte era difficile immaginare che ad aprire il portafoglio fosse ancora chi con la banca ha perso quasi tutti i suoi risparmi. Scontati, a questo punto, l'ingresso di Atlante con una partecipazione simile a quella della Vicenza (99,33%) e la retromarcia sulla quotazione per mancanza di flottante. Certo, gli investito istituzionali avranno tempo ancora due giorni per partecipare all'operazione, ma sembra difficile che il verdetto venga ribaltato anche perché il supplemento al prospetto informativo ha mostrato una banca in forte crisi di liquidità che nei primi tre mesi dell'anno ha perso flussi per 3 miliardi e dove i crediti malati sono ancora oltre il 20% degli impieghi.