MILANO - Due conferme e un'incognita: sono tre le cordate che alle 12 di oggi, cioè allo scadere del termine, hanno presentato ai Commissari Straordinari dell'Ilva le offerta vincolanti per partecipare alla gara per l'acquisizione (anche in forma di affitto) dei complessi aziendali del gruppo siderurgico Ilva spa in Amministrazione Straordinaria. Accanto alla newco AcciaiItalia che vede uniti Arvedi-Cdp-Del Vecchio e alla joint venture ArcelorMittal-Marcegaglia, ci sarebbe dunque - secondo quanto si apprende - un terzo soggetto, finora restato nell'ombra, interessato a rilevare il gruppo Ilva e intorno al quale si dovrebbero espletare altre verifiche.
Le offerte dovevano finire sul tavolo di Piero Gnudi, Corrado Carrubba ed Enrico Laghi, o meglio dello studio del notaio Marchetti di Milano, lo stesso dove entro il 10 febbraio scorso furono depositate le 29 manifestazioni di interesse da parte dei pretendenti sia all'intero gruppo Ilva che ai singoli asset delle partecipate. Vanno infatti sul mercato sia la capogruppo Ilva con gli stabilimenti siderurgici di Taranto, Genova, Novi Ligure e Racconigi, che sette aziende partecipate dalla stessa Ilva, che vanno da Ilva servizi energie, che gestisce le centrali elettriche dello stabilimento di Taranto, a Ilva servizi marittimi, che amministra la flotta delle navi per il trasporto delle materie prime per l'acciaio, a Insee Cilindri ed altre aziende ancora. Oggi, però, in base alle nuove scadenze del decreto legge, è il giorno delle sole offerte per l'intero gruppo Ilva, quindi la capogruppo più le sette controllate, mentre gli asset che rimarranno dopo questa procedura seguiranno un percorso a parte.
La partita sembrava ristretta a due grandi soggetti: Arcelor Mittal e Marcegaglia, alleati già da mesi, e la cordata degli ultimi giorni, Arvedi, Cassa Depositi e Prestiti e Delfin, la finanziaria del patron di Luxottica. Si era dato per defilato, salvo a rientrare in partita in un momento successivo, il gruppo turco di Erdemir, per il quale si ipotizzava un'alleanza con Arvedi. In effetti, ci sono stati anche incontri e contatti, che però non sono andati in porto. Arvedi ha comunque deciso di proseguire ugualmente ed è così nata, con Cdp e Delfin, la cordata Acciaitalia. Per i turchi ci sarebbe una possibilità di ingresso in una fase successiva.
Dopo le indiscrezioni, sono arrivati infatti i comunicati ufficiali: "Acciaitalia, società partecipata da acciaieria Arvedi (22,2%) come socio industriale, Cdp (44,5%) e Delfin (33,3%) come soci finanziari, ha presentato l'offerta finalizzata a consentire la partecipazione alla prima fase della procedura per il trasferimento dei complessi aziendali di Ilva", ha specificato una nota. E anche ArcelorMittal-Marcegaglia hanno dettagliato il loro piano per l'acciaieria.
"Oggi sono state presentate le proposte. Ovviamente non ne conosciamo il merito ma, come abbiamo detto anche alla Commissione Industria che si sta occupando del decreto, siamo molto preoccupati perchè fin dall'origine il bando non aveva i due criteri dell'integrità del gruppo e della dimensione occupazionale" dice il segretario generale della Cgil Susanna Camusso. Intanto, mentre procede la vicenda sul lato societario, il relativo decreto legge, ora all'esame delle commissioni Ambiente e Attività produttive della Camera: riprendono oggi le audizioni sul decreto legge Ilva.
Le offerte dovevano finire sul tavolo di Piero Gnudi, Corrado Carrubba ed Enrico Laghi, o meglio dello studio del notaio Marchetti di Milano, lo stesso dove entro il 10 febbraio scorso furono depositate le 29 manifestazioni di interesse da parte dei pretendenti sia all'intero gruppo Ilva che ai singoli asset delle partecipate. Vanno infatti sul mercato sia la capogruppo Ilva con gli stabilimenti siderurgici di Taranto, Genova, Novi Ligure e Racconigi, che sette aziende partecipate dalla stessa Ilva, che vanno da Ilva servizi energie, che gestisce le centrali elettriche dello stabilimento di Taranto, a Ilva servizi marittimi, che amministra la flotta delle navi per il trasporto delle materie prime per l'acciaio, a Insee Cilindri ed altre aziende ancora. Oggi, però, in base alle nuove scadenze del decreto legge, è il giorno delle sole offerte per l'intero gruppo Ilva, quindi la capogruppo più le sette controllate, mentre gli asset che rimarranno dopo questa procedura seguiranno un percorso a parte.
La partita sembrava ristretta a due grandi soggetti: Arcelor Mittal e Marcegaglia, alleati già da mesi, e la cordata degli ultimi giorni, Arvedi, Cassa Depositi e Prestiti e Delfin, la finanziaria del patron di Luxottica. Si era dato per defilato, salvo a rientrare in partita in un momento successivo, il gruppo turco di Erdemir, per il quale si ipotizzava un'alleanza con Arvedi. In effetti, ci sono stati anche incontri e contatti, che però non sono andati in porto. Arvedi ha comunque deciso di proseguire ugualmente ed è così nata, con Cdp e Delfin, la cordata Acciaitalia. Per i turchi ci sarebbe una possibilità di ingresso in una fase successiva.
Dopo le indiscrezioni, sono arrivati infatti i comunicati ufficiali: "Acciaitalia, società partecipata da acciaieria Arvedi (22,2%) come socio industriale, Cdp (44,5%) e Delfin (33,3%) come soci finanziari, ha presentato l'offerta finalizzata a consentire la partecipazione alla prima fase della procedura per il trasferimento dei complessi aziendali di Ilva", ha specificato una nota. E anche ArcelorMittal-Marcegaglia hanno dettagliato il loro piano per l'acciaieria.
"Oggi sono state presentate le proposte. Ovviamente non ne conosciamo il merito ma, come abbiamo detto anche alla Commissione Industria che si sta occupando del decreto, siamo molto preoccupati perchè fin dall'origine il bando non aveva i due criteri dell'integrità del gruppo e della dimensione occupazionale" dice il segretario generale della Cgil Susanna Camusso. Intanto, mentre procede la vicenda sul lato societario, il relativo decreto legge, ora all'esame delle commissioni Ambiente e Attività produttive della Camera: riprendono oggi le audizioni sul decreto legge Ilva.