Lo smartphone parla con la cassa e taglia le commissioni sui pagamenti
Giuliano Balestreri , di GIULIANO BALESTRERILa start up italiana Satispay allarga il raggio d'azione dalle applicazioni al mercato fisico e punta su tariffe più convenienti di bancomat e carte di credito per sviluppare le operazioni senza contanti
MILANO - Far dialogare smartphone e registratori di cassa per ridurre i costi delle transazioni, delle carte di credito, ma soprattutto per spingere l'uso della moneta elettronica. Ci prova Satispay, la start up nata nel 2014 da un'idea di Alberto Dalmasso, 31enne di Cuneo: un'applicazione che consente di accedere attraverso il proprio cellulare a un conto virtuale, collegato a quello personale, sul quale si può caricare qualunque somma da utilizzare per inviare soldi ad altri amici iscritti alla piattaforma o per pagare direttamente nei negozi convenzionati. A differenza di una carta di credito o del sistema PayPal, Satispay è completamente gratuita per l'utente e chiede una commissione fissa di 20 centesimi agli esercenti per ogni transazione, ma solo per quelle superiori ai 10 euro.
Adesso, la start up prova a parlare direttamente con le casse grazie all'intesa raggiunta con Cigierre - società che controlla tra le altre le catene Old Wild W…
Adesso, la start up prova a parlare direttamente con le casse grazie all'intesa raggiunta con Cigierre - società che controlla tra le altre le catene Old Wild W…
MILANO - Far dialogare smartphone e registratori di cassa per ridurre i costi delle transazioni, delle carte di credito, ma soprattutto per spingere l'uso della moneta elettronica. Ci prova Satispay, la start up nata nel 2014 da un'idea di Alberto Dalmasso, 31enne di Cuneo: un'applicazione che consente di accedere attraverso il proprio cellulare a un conto virtuale, collegato a quello personale, sul quale si può caricare qualunque somma da utilizzare per inviare soldi ad altri amici iscritti alla piattaforma o per pagare direttamente nei negozi convenzionati. A differenza di una carta di credito o del sistema PayPal, Satispay è completamente gratuita per l'utente e chiede una commissione fissa di 20 centesimi agli esercenti per ogni transazione, ma solo per quelle superiori ai 10 euro.
Adesso, la start up prova a parlare direttamente con le casse grazie all'intesa raggiunta con Cigierre - società che controlla tra le altre le catene Old Wild West e Wiener Haus - e il suo fornitore del software di cassa, il Gruppo Zucchetti. Di fatto Satispay si potrà usare come se fosse un bancomat o una carta di credito: ai locali basterà aver una cassa abilitata. "Quando abbiamo pensato alla messa punto del nostro sistema indipendente di pagamento - dice Dalmasso - volevamo permettere a tutti di gestire i pagamenti, tra privati e nei negozi, in modo semplice e conveniente attraverso lo smartphone per eliminare la scomodità del contante. Quello che ancora non sapevamo era quanto fosse forte il bisogno degli esercenti di abbattere drasticamente i costi sulle transazione elettroniche".
L'obiettivo della startup è diventato quindi quello di rendere il più semplice possibile l'adozione del proprio sistema di pagamenti, ma se "per i singoli esercizi l'applicazione resta ideale, per le grandi catene - spiega l'imprenditore - è fondamentale la capacità di integrazione del sistema con qualsiasi dispositivo si trovi già nel negozio: dal Pos al Pc fino, appunto, al software di cassa".
Nel frattempo i numeri della società - attiva dal 2015 - sono in crescita con un transato mensile che si avvicina al milione di euro. Dopo un primo round di investimento che ha visto l'ingresso di Iccrea Banca (la holding bancaria delle banche di credito cooperative uscita nel frattempo dal capitale di Icbpi che controlla CartaSì), Satispay ha raccolto 8,5 milioni di euro con l'obiettivo di far crescere ancora la dotazione finanziaria per spingere l'acceleratore sulle basse tariffe. D'altra parte - come spiega il fondatore - Satispay a differenza delle banche tradizionali non ha alcuna posizione pregressa da difendere e ha sfruttato la direttiva Ue sui servizi di pagamento che nel 2014 ha introdotto lo standard Sepa in tutti i Paesi Ue. "Se le banche hanno faticato ad adeguarsi - dice Dalmasso - è anche perché non sono più proprietarie dell'infrastruttura tecnologiche che negli ultimi anni è stata data in outsourcing, mentre Satispay è una società di Information Technology focalizzata solo sui pagamenti che ha sviluppato sistema di sua proprietà con il quale genera molte efficienze".
Adesso, la start up prova a parlare direttamente con le casse grazie all'intesa raggiunta con Cigierre - società che controlla tra le altre le catene Old Wild West e Wiener Haus - e il suo fornitore del software di cassa, il Gruppo Zucchetti. Di fatto Satispay si potrà usare come se fosse un bancomat o una carta di credito: ai locali basterà aver una cassa abilitata. "Quando abbiamo pensato alla messa punto del nostro sistema indipendente di pagamento - dice Dalmasso - volevamo permettere a tutti di gestire i pagamenti, tra privati e nei negozi, in modo semplice e conveniente attraverso lo smartphone per eliminare la scomodità del contante. Quello che ancora non sapevamo era quanto fosse forte il bisogno degli esercenti di abbattere drasticamente i costi sulle transazione elettroniche".
L'obiettivo della startup è diventato quindi quello di rendere il più semplice possibile l'adozione del proprio sistema di pagamenti, ma se "per i singoli esercizi l'applicazione resta ideale, per le grandi catene - spiega l'imprenditore - è fondamentale la capacità di integrazione del sistema con qualsiasi dispositivo si trovi già nel negozio: dal Pos al Pc fino, appunto, al software di cassa".
Nel frattempo i numeri della società - attiva dal 2015 - sono in crescita con un transato mensile che si avvicina al milione di euro. Dopo un primo round di investimento che ha visto l'ingresso di Iccrea Banca (la holding bancaria delle banche di credito cooperative uscita nel frattempo dal capitale di Icbpi che controlla CartaSì), Satispay ha raccolto 8,5 milioni di euro con l'obiettivo di far crescere ancora la dotazione finanziaria per spingere l'acceleratore sulle basse tariffe. D'altra parte - come spiega il fondatore - Satispay a differenza delle banche tradizionali non ha alcuna posizione pregressa da difendere e ha sfruttato la direttiva Ue sui servizi di pagamento che nel 2014 ha introdotto lo standard Sepa in tutti i Paesi Ue. "Se le banche hanno faticato ad adeguarsi - dice Dalmasso - è anche perché non sono più proprietarie dell'infrastruttura tecnologiche che negli ultimi anni è stata data in outsourcing, mentre Satispay è una società di Information Technology focalizzata solo sui pagamenti che ha sviluppato sistema di sua proprietà con il quale genera molte efficienze".