MILANO - L'economia cinese ha messo quella americana nel mirino e prepara il sorpasso. Nel frattempo si accontenta del primato di Icbc, la prima banca al mondo per attivi nel 2015: con asset per oltre 3mila miliardi di euro la Industrial and Commercial Bank of China ha superato JpMorgan Chase, scivolata al secondo posto. E' quanto emerge dall'ultimo rapporto 'banche internazionali' realizzato da R&S mediobanca, che ha esaminato i 66 principali gruppi bancari mondiali. Due le italiane in classifica: Unicredit, salita nel 2015 al 24esimo posto con asset per 879 miliardi (da 867), e Intesa Sanpaolo, 35esima con 714 miliardi (era 30esima con 690 miliardi nel 2014).
Tornando ai piani alti della graduatoria, confermato il terzo posto per Bank of America, chiudono la top 5 altre due banche cinesi scalzando Hsbc e Citi: si tratta di China construction bank e Agricultural bank of China. Hsbc si accontenta dunque del titolo di prima banca europea scendendo al settimo posto globale. Nella top ten rienta anche Bpn Paribas (nona). Nel primo trimestre del 2016, tuttavia, le banche mondiali "arrancano ancora" spiega Mediobanca sottolineando in particolare l'andamento medio degli istituti europei che registra una flessione del 9,8% dei ricavi rispetto al primo trimestre 2015, flessione che sale al 27% sul fronte del risultato netto. Va meglio alle banche Usa, che limitano le contrazioni rispettivamente a -2,2% e -11,6%.
Andamenti opposti, invece, sul fronte delle svalutazioni su crediti: se per le europee, dopo anni di crescita, si registra infatti una discesa dell'1% tendenziale nel primo trimestre, le banche statunitensi hanno messo a bilancio un incremento del 46%. Il peso dei crediti deteriorati sul sistema bancario italiano, però, resta decisamente superiore alla media europea: nel 2015 la percentuale di crediti dubbi netti sul totale dei crediti nel nostro paese era all'8,2%, più di quattro volte superiore al livello medio europeo (2%). La situazione del nostro paese, tuttavia, migliora considerando altri fattori di rischio, come le esposizioni "forborne" (quelle che hanno ottenuto modifiche contrattuali rispetto alle condizioni originali di finanziamento), che in Italia sono il 9,7% dei crediti dubbi lordi contro il 26% medio in europa (40,1% in Germania, 27,5% nel Regno Unito, 84,8% in Spagna, 12,6% in Francia). Gli istituti italiani sono anche meno esposti ai cosiddetti attivi di "livello 3" (sostanzialmente costituiti da asset illiquidi, privi di mercato e in quanto tali valutati in modo discrezionale dai singoli istituti): considerando insieme attivi di livello 3 e forborne, in Italia si arriva al 24% del patrimonio netto tangibile contro il 30,3% della media europea e il 52% della Germania. Per non parlare, infine, dei derivati, che per le banche italiane costituiscono il 9,3% del totale attivo contro il 18,2% della media europea e il 29,7% della Germania.
Tornando ai piani alti della graduatoria, confermato il terzo posto per Bank of America, chiudono la top 5 altre due banche cinesi scalzando Hsbc e Citi: si tratta di China construction bank e Agricultural bank of China. Hsbc si accontenta dunque del titolo di prima banca europea scendendo al settimo posto globale. Nella top ten rienta anche Bpn Paribas (nona). Nel primo trimestre del 2016, tuttavia, le banche mondiali "arrancano ancora" spiega Mediobanca sottolineando in particolare l'andamento medio degli istituti europei che registra una flessione del 9,8% dei ricavi rispetto al primo trimestre 2015, flessione che sale al 27% sul fronte del risultato netto. Va meglio alle banche Usa, che limitano le contrazioni rispettivamente a -2,2% e -11,6%.
Andamenti opposti, invece, sul fronte delle svalutazioni su crediti: se per le europee, dopo anni di crescita, si registra infatti una discesa dell'1% tendenziale nel primo trimestre, le banche statunitensi hanno messo a bilancio un incremento del 46%. Il peso dei crediti deteriorati sul sistema bancario italiano, però, resta decisamente superiore alla media europea: nel 2015 la percentuale di crediti dubbi netti sul totale dei crediti nel nostro paese era all'8,2%, più di quattro volte superiore al livello medio europeo (2%). La situazione del nostro paese, tuttavia, migliora considerando altri fattori di rischio, come le esposizioni "forborne" (quelle che hanno ottenuto modifiche contrattuali rispetto alle condizioni originali di finanziamento), che in Italia sono il 9,7% dei crediti dubbi lordi contro il 26% medio in europa (40,1% in Germania, 27,5% nel Regno Unito, 84,8% in Spagna, 12,6% in Francia). Gli istituti italiani sono anche meno esposti ai cosiddetti attivi di "livello 3" (sostanzialmente costituiti da asset illiquidi, privi di mercato e in quanto tali valutati in modo discrezionale dai singoli istituti): considerando insieme attivi di livello 3 e forborne, in Italia si arriva al 24% del patrimonio netto tangibile contro il 30,3% della media europea e il 52% della Germania. Per non parlare, infine, dei derivati, che per le banche italiane costituiscono il 9,3% del totale attivo contro il 18,2% della media europea e il 29,7% della Germania.