Economia

Eni chiude il semestre in rosso per 1,24 miliardi

Il cda propone all'assemblea la distribuzione di un acconto sul dividendo da 40 centesimi. L'ad Claudio Descalzi: "In un mercato debole con primi segnali di ripresa, Eni ha conseguito risultati di rilievo"

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MILANO - L'Eni chiude il primo semestre con una perdita netta complessiva pari a 1,24 miliardi di euro, contro l'utile di 735 milioni dello stesso periodo dello scorso anno. Il risultato adjusted per le continuing operations si attesta invece a -0,27 miliardi, contro quello positivo per 1,2 miliardi del primo semestre del 2015. Lo annuncia il gruppo petrolifero nella nota sui conti approvati dal cda che proporra anche all'assemblea la distribuzione di un acconto sul dividendo pari a 40 centesimi per azione. Nei primi sei mesi dell'anno, la produzione del gruppo Eni è stata pari a 1,734 milioni di barili giorno in crescita dello 0,5% (-2,2% nel trimestre).

"In un mercato debole con primi segnali di ripresa, Eni ha conseguito risultati di rilievo. La produzione di idrocarburi supera le attese compensando il fermo delle attività in Val d'Agri e le interruzioni di produzione in Nigeria" dice in una nota l'amministratore delegato Claudio Descalzi che poi aggiunge: "I progetti di sviluppo mantengono le previsioni di tempo e di costo e consentiranno un incremento produttivo di oltre il 5% nel 2017. L'esplorazione, focalizzata sulle attività near-field, ha consentito di rivedere al rialzo in soli sei mesi le aspettative di nuove scoperte. Nel middownstream abbiamo conseguito risultati positivi in tutti i settori d'attività grazie alle azioni intraprese che continueranno come previsto. Complessivamente la strategia in atto, le azioni di ottimizzazione e la riduzione della base costi hanno consentito di compensare parte dell'effetto scenario con un beneficio sull'utile operativo di 1 miliardo. Manteniamo una struttura patrimoniale molto solida fondata sull'autofinanziamento degli investimenti ad un prezzo Brent di 50 dollari al barile".

Nel dettaglio, nei risultati del semestre Eni torna a considerare anche Versalis, esclusa nei precedenti comunicati perché destinata alla vendita al fondo Sk Capital, che però non si è più concretizzata. Guardando alle continuing operations, vale a dire al netto delle voci straordinarie, il gruppo ha registrato un utile operativo pari a 0,19 miliardi nel secondo trimestre, in forte contrazione (-88%) rispetto a quello dello stesso periodo del 2015 a causa della flessione della divisione esplorazione e produzione (-1,23 miliardi, pari a un calo del 78%), "che riflette la continua debolezza del prezzo del petrolio (-26%) e del gas Italia, oltreché l'impatto del fermo in Val d'Agri per l'intero secondo trimestre, attenuati dalla crescita delle produzioni in altre aree, dalla riduzione dei costi e dai minori ammortamenti".

Negativa la performance del settore gas, soprattutto a causa dei minori benefici una tantum delle rinegoziazioni dei contratti, mentre bene sono andate raffinazione e chimica. "Complessivamente - spiega l'Eni - lo scenario prezzi delle commodity ha penalizzato la performance operativa del trimestre per 1,4 miliardi di euro", mentre nel semestre ha inciso per 2,8 miliardi. A pesare, insomma, è ancora il prezzo basso del petrolio, insieme al fermo in Val d'Agri, che insieme a fenomeni non ricorrenti nel settore gas ha inciso per 400 milioni nel trimestre e per 500 milioni nel semestre. Per quanto riguarda l'indebitamento l'Eni registra un calo di 3 miliardi (rispetto al 2015) a 13,81 per effetto del closing dell'operazione Saipem.