MILANO - Un intreccio tra la casa automobilistica francese Renault e il governo transalpino, che ne è azionista al 20%, per tacitare alcuni dettagli sulle emissioni inquinanti di quei motori. E' quanto suggerisce il Financial Times, che spara stamane in prima pagina una notizia nel solco del Dieselgate che ha inguaiato il colosso tedesco Volkswagen: secondo il quotidiano della City, un report governativo francese avrebbe infatti omesso alcuni dettagi "significativi" su come i motori diesel della Renault riuscissero a ridurre le emissioni in sede di test ufficiali. Insomma, esplode il dubbio di un nuovo meccansimo per falsificare le prove ufficiali, con l'aggravante questa volta della connivenza della politica.
Le rilevazioni arrivano da alcuni membri della commissione che si è occupata del caso. Secondo quanto appurato, in alcuni casi le emissioni nocive alla salute sarebbero state tra le nove e le undici volte superiori a quanto ammesso dai limiti europei. Ma secondo tre membri di quella commissione statale - formata da 17 persone - il report finale pubblicato lo scorso mese non avrebbe incluso tutto quanto venuto a galla. In particolare, che un meccanismo per limitare le emissioni di NOx era stato registrato sul modello Captur. Una vettura capace di modulare l'attività dei filtri, "accelerandola" in sede di test per far figurare la vettura più "pulita" di quanto non lo fosse realmente su strada.
Non ci sono - precisa il Ft - evidenze che si tratti di dispositivi paragonabili ai software incriminati di Volkswagen, tanto che i membri della commissione si sono limitati alla richiesta di vederci più chiaro. Ma ora emerge il timore di alcuni componenti che il governo sia troppo "indulgente" verso Renault, in considerazione del fatto che un contraccolpo sulla casa automobilistica sarebbe pagato direttamente dallo Stato-azionista.
Da parte della casa è arrivato il secco rifiuto all'idea che siano montati software per trucare le emissioni: "I modelli sono conformi alle leggi e alle norme di ciascun mercato nel quale sono venduti", si ricorda. E dal ministero dell'Ambiente francese è stato negato che si sia cercato di occultare qualche verità sulle indagini condotte.
Le rilevazioni arrivano da alcuni membri della commissione che si è occupata del caso. Secondo quanto appurato, in alcuni casi le emissioni nocive alla salute sarebbero state tra le nove e le undici volte superiori a quanto ammesso dai limiti europei. Ma secondo tre membri di quella commissione statale - formata da 17 persone - il report finale pubblicato lo scorso mese non avrebbe incluso tutto quanto venuto a galla. In particolare, che un meccanismo per limitare le emissioni di NOx era stato registrato sul modello Captur. Una vettura capace di modulare l'attività dei filtri, "accelerandola" in sede di test per far figurare la vettura più "pulita" di quanto non lo fosse realmente su strada.
Non ci sono - precisa il Ft - evidenze che si tratti di dispositivi paragonabili ai software incriminati di Volkswagen, tanto che i membri della commissione si sono limitati alla richiesta di vederci più chiaro. Ma ora emerge il timore di alcuni componenti che il governo sia troppo "indulgente" verso Renault, in considerazione del fatto che un contraccolpo sulla casa automobilistica sarebbe pagato direttamente dallo Stato-azionista.
Da parte della casa è arrivato il secco rifiuto all'idea che siano montati software per trucare le emissioni: "I modelli sono conformi alle leggi e alle norme di ciascun mercato nel quale sono venduti", si ricorda. E dal ministero dell'Ambiente francese è stato negato che si sia cercato di occultare qualche verità sulle indagini condotte.