MILANO - Si terrà il prossimo 21 marzo la prima udienza della causa civile intentata da Mediaset contro Vivendi per la mancata cessione della pay tv Premium al gruppo francese di Vincent Bollorè. Il Biscione e la controllante Fininvest si sono rivolte alla giustizia civile per chiedere che transalpini rispettino i termini dell'accordo dell'8 aprile scorso sull'acquisto del 100% di Premium. La chiusura dell'operazione era attesa per il 30 settembre, ma Vivendi ha fatto marcia indietro.
Lo scorso 19 agosto, Mediaset aveva annunciato di avere intentato un'azione legale contro Vivendi per ottenere l'esecuzione dell'accordo concluso l'8 aprile 2016, associata a una richiesta di risarcimento danni. I termini dell'accordo tra la società di Berlusconi e quella di Bolloré prevedevano lo scambio azionario di un pacchetto del 3,5% del capitale e la vendita della quota del Biscione nella pay-tv Mediaset Premium (l'89% della pay-tv, mentre il restante 11% acquistato dagli spagnoli di Telefonica sarebbe arrivato in un secondo momento).
Il 25 luglio, invece, Vivendi ha proposto a Mediaset "una struttura alternativa" che prevede lo scambio del 3,5% del capitale della società francese contro il 20% di premium e il 3,5% del gruppo del biscione, oltre "un'emissione da parte di Mediaset di obbligazioni convertibili in azioni Mediaset a favore di Vivendi, con scadenze annuali successive" in modo tale, secondo i francesi, di permettere "di allineare pienamente gli interessi dei due gruppi". Un'offerta che il Biscione ha rispedito al mittente, anche perché dal punto di vista tecnico la conversione del prestito obbligazionario prevede l'emissione di nuove azioni che farebbero scendere la holding della famiglia Berlusconi sotto la minoranza di blocco perdendo di fatto il controllo di Mediaset.
Da parte sua, il gruppo che fa capo a Bollorè ha motivato la sua scelta di non perfezionare gli accordi di aprile in quanto "dalla due diligence successiva è emerso che le cifre fornite prima della firma non sono realistiche e si basano su basi artificialmente incrementate". Mediaset ha replicato che "quanto dichiarato è destituito da ogni fondamento giuridico e commerciale". Anche per questo il Biscione ha chiesto un risarcimento danni da 1,5 miliardi di euro.
Lo scorso 19 agosto, Mediaset aveva annunciato di avere intentato un'azione legale contro Vivendi per ottenere l'esecuzione dell'accordo concluso l'8 aprile 2016, associata a una richiesta di risarcimento danni. I termini dell'accordo tra la società di Berlusconi e quella di Bolloré prevedevano lo scambio azionario di un pacchetto del 3,5% del capitale e la vendita della quota del Biscione nella pay-tv Mediaset Premium (l'89% della pay-tv, mentre il restante 11% acquistato dagli spagnoli di Telefonica sarebbe arrivato in un secondo momento).
Il 25 luglio, invece, Vivendi ha proposto a Mediaset "una struttura alternativa" che prevede lo scambio del 3,5% del capitale della società francese contro il 20% di premium e il 3,5% del gruppo del biscione, oltre "un'emissione da parte di Mediaset di obbligazioni convertibili in azioni Mediaset a favore di Vivendi, con scadenze annuali successive" in modo tale, secondo i francesi, di permettere "di allineare pienamente gli interessi dei due gruppi". Un'offerta che il Biscione ha rispedito al mittente, anche perché dal punto di vista tecnico la conversione del prestito obbligazionario prevede l'emissione di nuove azioni che farebbero scendere la holding della famiglia Berlusconi sotto la minoranza di blocco perdendo di fatto il controllo di Mediaset.
Da parte sua, il gruppo che fa capo a Bollorè ha motivato la sua scelta di non perfezionare gli accordi di aprile in quanto "dalla due diligence successiva è emerso che le cifre fornite prima della firma non sono realistiche e si basano su basi artificialmente incrementate". Mediaset ha replicato che "quanto dichiarato è destituito da ogni fondamento giuridico e commerciale". Anche per questo il Biscione ha chiesto un risarcimento danni da 1,5 miliardi di euro.