MILANO - Unicredit è sotto i riflettori di Piazza Affari nel giorno del termine per la presentazione delle offerte non vincolanti su Pioneer. Tra gli offerenti sono attese Poste in cordata con Anima e Cdp, possibile che nella partita entri anche Generali che potrebbe puntare all'integrazione con Banca Generali, oltre a una serie di soggetti esteri tra cui Amundi, Axa, Allianz, Macquarie e alcuni fondi di private equity. Secondo Intermonte Unicredit "mira ad ottenere almeno 3 miliardi di euro che gli permetterebbero un aumento del Cet1 ratio di 50/60 punti base equivalente a un rafforzamento patrimoniale di 2-2,4 miliardi di euro".
Poste - secondo Mediobanca - potrebbe investire fino a 1,5 miliardi per il 50% della società, utilizzando sia risorse proprie che debito. Con l'acquisizione diventerebbe il terzo player italiano nel risparmio gestito (dopo Generali e Eurizon) con un portafoglio di circa 280 miliardi di euro di asset in gestione. L'acquisizione consentirebbe inoltre di mantenere in orbita nazionale i titoli di Stato in pancia a Pioneer.
Unicredit - che ha avviato una imponente campagna di cessioni allo scopo di ridurre l'ammontare dell'aumento di capitale che dovrà lanciare per rinsaldare i propri ratio patrimoniali - guarderà ovviamente al prezzo offerto dai contendenti ma, in caso di testa a testa, potrebbe privilegiare dei soggetti industriali - come Poste o Amundi - che già dispongono di una propria rete distributiva e dunque non legherebbero le mani all'amministratore delegato Jean Pierre Mustier con accordi troppo stringenti.
Il consiglio di amministrazione potrebbe quindi iniziare a fare il punto sul dossier il 22 settembre, nella riunione in agenda a Monaco. L'appuntamento servirà anche a discutere dell'avanzamento del piano industriale che Mustier ha promesso al mercato entro fine anno. Oltre a Pioneer tra gli asset che potrebbero finire in vendita ci sono Fineco Bank e Bank Pekao, in relazione alla quale sono in corso trattative con la compagnia Pzu, affiancata dal governo polacco.
Poste - secondo Mediobanca - potrebbe investire fino a 1,5 miliardi per il 50% della società, utilizzando sia risorse proprie che debito. Con l'acquisizione diventerebbe il terzo player italiano nel risparmio gestito (dopo Generali e Eurizon) con un portafoglio di circa 280 miliardi di euro di asset in gestione. L'acquisizione consentirebbe inoltre di mantenere in orbita nazionale i titoli di Stato in pancia a Pioneer.
Unicredit - che ha avviato una imponente campagna di cessioni allo scopo di ridurre l'ammontare dell'aumento di capitale che dovrà lanciare per rinsaldare i propri ratio patrimoniali - guarderà ovviamente al prezzo offerto dai contendenti ma, in caso di testa a testa, potrebbe privilegiare dei soggetti industriali - come Poste o Amundi - che già dispongono di una propria rete distributiva e dunque non legherebbero le mani all'amministratore delegato Jean Pierre Mustier con accordi troppo stringenti.
Il consiglio di amministrazione potrebbe quindi iniziare a fare il punto sul dossier il 22 settembre, nella riunione in agenda a Monaco. L'appuntamento servirà anche a discutere dell'avanzamento del piano industriale che Mustier ha promesso al mercato entro fine anno. Oltre a Pioneer tra gli asset che potrebbero finire in vendita ci sono Fineco Bank e Bank Pekao, in relazione alla quale sono in corso trattative con la compagnia Pzu, affiancata dal governo polacco.