MILANO - Anche se il vertice dell'Opec ad Algeri ha risollevato i prezzi del barile, ormai vicini ai 50 dollari, e il morale dei petrolieri compreso quello dell'amministratore delegato dell'Eni, Claudio Descalzi, la major italiana prosegue nel suo sviluppo delle energie da fonti rinnovabili, cercando di renderle una scelta strategica e conveniente per quelle che tradizionalmente sfrutta, di tipo fossile.
L'intesa preliminare dei paesi produttori del cartello per tagliare la produzione e cercare di rianimare i prezzi del greggio è "una decisione molto importante", un "risultato molto buono e un segnale per il futuro, dopo due anni che l'Opec non era unita nelle decisioni", ha detto il capoazienda dell'Eni a Parigi venerdì, in occasione di un incontro con alcuni investitori tra i più sensibili alle tematiche di sostenibilità ambientale - era presente il 6% del capitale societario - cui è stato illustrato il modello di sostenibilità adottato dal gruppo, che guarda sempre più a un mix energetico più pulito e all'attenzione per le popolazioni dei paesi in cui opera.
"La sfida cruciale del settore energetico è il bilanciamento tra massimizzazione dell'accesso all'energia e lotta al cambiamento climatico", ha detto Descalzi a 35 rappresentanti di tra società e fondi. I tre cardini del modello sono cooperazione e sviluppo nei paesi delle operazioni (in cui sono previsti investimenti per 1 miliardo di euro tra 2010 e 2019 per progetti di agricoltura, accesso all'acqua, educazione); minimizzazione dei rischi e degli impatti sociali e ambientali delle attività; percorso chiaro verso la decarbonizzazione, con un'attenzione "di lungo termine" per le rinnovabili, che entro il 2016 saranno oggetto di sei decisioni di investimento complessivi 150 Mw di capacità.
L'Eni ritiene che la sfida cruciale del settore energetico sia "il bilanciamento tra la massimizzazione dell'accesso all'energia e la lotta al cambiamento climatico". E proprio sull'obiettivo di mantenere l'incremento della temperatura globale al di sotto dei 2 gradi punta molto nelle sue strategie di sostenibilità; al punto che l'azienda ha fatto sapere, quando è stata recentemente estromessa dal paniere Dow Jones Sustainability Index, che non aveva volontariamente compilato il questionario campione del Djsi per concentrarsi sul programma Carbon disclosure project. La sfida dei 2 gradi è ardua, perché il mondo ha già saturato i due terzi della capacità complessiva di assorbimento di CO2 nell'atmosfera. Eni, che ha già ridotto le emissioni dirette di carbonio del 28% dal 2010 puntando sulle centrali elettriche alimentate a gas, pensa di ridurle complessivamente del 43% entro il 2025, e di eliminare per quella data tutte le emissioni di gas torcia.
L'intesa preliminare dei paesi produttori del cartello per tagliare la produzione e cercare di rianimare i prezzi del greggio è "una decisione molto importante", un "risultato molto buono e un segnale per il futuro, dopo due anni che l'Opec non era unita nelle decisioni", ha detto il capoazienda dell'Eni a Parigi venerdì, in occasione di un incontro con alcuni investitori tra i più sensibili alle tematiche di sostenibilità ambientale - era presente il 6% del capitale societario - cui è stato illustrato il modello di sostenibilità adottato dal gruppo, che guarda sempre più a un mix energetico più pulito e all'attenzione per le popolazioni dei paesi in cui opera.
"La sfida cruciale del settore energetico è il bilanciamento tra massimizzazione dell'accesso all'energia e lotta al cambiamento climatico", ha detto Descalzi a 35 rappresentanti di tra società e fondi. I tre cardini del modello sono cooperazione e sviluppo nei paesi delle operazioni (in cui sono previsti investimenti per 1 miliardo di euro tra 2010 e 2019 per progetti di agricoltura, accesso all'acqua, educazione); minimizzazione dei rischi e degli impatti sociali e ambientali delle attività; percorso chiaro verso la decarbonizzazione, con un'attenzione "di lungo termine" per le rinnovabili, che entro il 2016 saranno oggetto di sei decisioni di investimento complessivi 150 Mw di capacità.
L'Eni ritiene che la sfida cruciale del settore energetico sia "il bilanciamento tra la massimizzazione dell'accesso all'energia e la lotta al cambiamento climatico". E proprio sull'obiettivo di mantenere l'incremento della temperatura globale al di sotto dei 2 gradi punta molto nelle sue strategie di sostenibilità; al punto che l'azienda ha fatto sapere, quando è stata recentemente estromessa dal paniere Dow Jones Sustainability Index, che non aveva volontariamente compilato il questionario campione del Djsi per concentrarsi sul programma Carbon disclosure project. La sfida dei 2 gradi è ardua, perché il mondo ha già saturato i due terzi della capacità complessiva di assorbimento di CO2 nell'atmosfera. Eni, che ha già ridotto le emissioni dirette di carbonio del 28% dal 2010 puntando sulle centrali elettriche alimentate a gas, pensa di ridurle complessivamente del 43% entro il 2025, e di eliminare per quella data tutte le emissioni di gas torcia.