Economia

L'economia di Trump: Buffett vede rosa, Krugman nero

In un'intervista alla Cnn il finanziere invita gli Stati Uniti a unirsi dietro al nuovo presidente: "La Borsa salirà comunque". Mentre per il premio Nobel il risultato delle elezioni è tragico: "La classe media sarà indebolita ancora"
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ROMA - Il miliardario e il premio Nobel sono d'accordo: Trump non porterà gli Stati Uniti in recessione, non nel breve periodo. Anzi, potrebbe perfino stimolare l'economia. Ma è sugli effetti più a lungo termine della sua presidenza che le opinioni di Warren Buffett, il terzo uomo più ricco del mondo, e quelle di Paul Krugman, l'economista vincitore della massima onorificenza nel campo, si dividono in maniera decisa. Per il primo, uomo di finanza, "il mercato azionario risalirà nei prossimi dieci, venti e trent'anni, lo avrebbe fatto con Hillary Clinton e lo farà con Donald Trump". Mentre per il secondo, studioso di economia reale, gli effetti di The Donald alla Casa Bianca saranno "tragici, forse catastrofici". 

E pensare che Buffett, l'amministratore delegato della holding di investimenti Berkshire Hathaway, era stato tra i sostenitori più in vista della campagna di Hillary Clinton. Ora che le elezioni sono in archivio, e Wall Street continua ad aggiornare i suoi massimi, ha definito "sciocchi" quelli che pronosticavano un crollo dei listini in caso di vittoria di Trump: "Il mercato azionario risalirà nei prossimi dieci, venti e trent'anni", ha detto in un'intervista alla Cnn. Ed è andato pure due passi oltre: ha chiesto all'America di "saldarsi" dietro al nuovo presidente e si è detto pronto a consigliarlo, nel caso dovessero arrivargli una richiesta in questo senso: "Lo farei con chiunque".

Un messaggio di rassicurazione quindi, da parte di chi sulla comprensione dei mercati ha costruito una fortuna. Non che l'oracolo di Omaha, come viene soprannominato Buffett, abbia cambiato posizione: anche nell'intervista alla Cnn ha ribadito che imporre delle tariffe sulle importazioni da Messico e Cina è una "pessima idea". Non è detto però che Trump riesca a farla passare al Congresso, ha aggiunto, e in ogni caso non basterà a causare una recessione. Su una diagnosi invece Buffett si trova molto vicino al neo presidente: "L'economia di mercato funziona, ma non per tutti", ha detto, spiegando che una delle cause della vittoria del magnate è proprio la crescente disparità tra i redditi.

Di tragedie, nell'immediato, neanche Paul Krugman si aspetta di vederne. Con le politiche protezionistiche di Trump esporteremo meno, ha scritto sul New York Times, ma importeremo anche meno, "e l'effetto complessivo sui posti di lavoro sarà nullo". Anzi, secondo il premio Nobel i tagli alle tasse e gli investimenti pubblici promessi dal futuro presidente sono un esempio da manuale di quello stimolo tanto odiato dal partito repubblicano, visto che faranno impennare di 4.500 miliardi il debito pubblico nell'arco dieci anni: "E uno stimolo - come ha sempre ribadito - è sempre meglio di nessuno stimolo".

I nodi però verranno al pettine nel lungo periodo secondo Krugman. Perché la presidenza Trump porterà ad abbassarsi la qualità del personale politico e perché le sue politiche di incentivo andranno a beneficio di grandi imprese e di ricchi, anziché aiutare i lavoratori americani, la classe media che lo ha votato in massa. In fondo lo stesso Buffett era stato uno dei principali sponsor della proposta di Obama di aumentare le tasse per i redditi più elevati, piano che con Trump finirà nel dimenticatoio. Ottimismo quindi sì, ma non esagerato: "La promessa di Trump di raggiungere una crescita del Pil del 4% è solo un sogno - ha detto il finanziere - ci potrà essere un singolo anno in cui ciò avviene, ma la matematica è semplicemente fantasiosa".