Economia

Davide Serra: "Effetto-Trump su tassi e obbligazioni"

Il fondatore del fondo Algebris: la corsa alla spesa pubblica farà salire i rendimenti dei bond, ma in Italia stiamo scontando di più l'incognita referendum. In generale le Borse in Europa saranno concentrate maggiormente sulla prossima stagione delle elezioni, mentre i paesi emergenti soffriranno di più e avranno monete svalutate

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MILANO - "Nel brevissimo termine vedo ancora forte volatilità sui tassi e dunque sui prezzi dei bond. In generale Donald Trump porta incertezza sui mercati perché gli operatori si chiedono: farà davvero quello che ha annunciato? E’ un uomo di business eppure le principali banche americane non lo finanziano, il che la dice lunga… Ma per Piazza Affari conta più l’incognita-referendum”. Davide Serra, fondatore e amministratore delegato di Algebris investments, alla fine non si aspetta grandi impatti borsistici dalla vittoria di Trump; diverso il discorso per le obbligazioni e per i mercati emergenti.
Il neo presidente farà bene ai mercati azionari?
“A Wall Street l’impatto alla fine sarà neutro: giocherà a favore il programma di espansione che il neo presidente ha annunciato, mentre sarà negativo l’impatto dei tassi di interesse, che molto probabilmente saliranno con la maggiore spesa per infrastrutture e grandi opere. Salirà anche il debito pubblico, ma gli Stati Uniti possono permetterselo e comunque credo che resterà ad un livello ragionevole”.
Ci saranno anche meno tasse e meno regole, per le aziende Usa.
“E questo piacerà alla Borsa. Certo, alcuni settori faranno meglio, altri meno: andrà bene il biotech ma non il farmaceutico, ci sarà un clima positivo per costruzioni, real estate e titoli finanziari, mentre le società orientate all’export saranno più in difficoltà, con il rafforzamento del dollaro che renderà più costose le loro merci. Questo renderà più difficile la vita per altre aree del mondo”.
Quali in particolare?
“I paesi emergenti si sono molto indebitati in dollari negli anni passati ed hanno avuto un buon accesso al credito, grazie alla ricerca di rendimenti che c’era in giro per il mondo. Ora si  troveranno a dover pagare di più e inoltre con una moneta svalutata”.
Che impatto ci sarà per le Borse europee?
“Trump non avrà un grande peso: la sua azione è concentrata su chi gli manda gli immigrati, quindi il Messico, e su chi agisce come fabbrica del mondo, quindi la Cina, ruolo che il presidente vuole riportare negli Usa. Non si metterà certo ad imporre dazi sul lusso europeo: il suo mondo è intriso di merci europee. Semmai, in Europa giocheranno di più fattori politici. E per il 2017 le incognite non mancano”.
Si riferisce alle elezioni tedesche?
“Io credo che siano anche più importanti quelle francesi, considerate le tentazioni populiste. E poi c’è Brexit”.
Prima ancora ci sarà il referendum italiano.
“Su quel fronte stiamo già pagando l’incertezza politica in termini di spread. In Borsa secondo alcune ricerche i prezzi hanno già incorporato il rischio che vinca il no, potrebbe esserci un rally in caso contrario. Comunque soprattutto sui Btp le prossime settimane saranno difficili”.
I tassi negativi o vicino allo zero si stanno allontanando da tutta Europa, per non parlare degli Usa.
“Vero, sono convinto che a dicembre la Fed li alzerà dello 0,25%. Però attenzione, i tassi a zero, alla lunga, non aiutano. Servono a comprare tempo ma poi è meglio che i governi prendano la palla al balzo, per far ripartire la crescita”.