MILANO - E' partita la prima tre giorni di confronto tra Unicredit e i sindacati sulle ricadute occupazionali del nuovo piano strategico. E nello stesso giorno i manager annunciano il taglio della propria remunerazione. Il Presidente del Consiglio di Amministrazione di UniCredit, Giuseppe Vita, ha comunicato al Consiglio la propria volontà di ridurre del 40% – con decorrenza 1° gennaio 2017- la sua remunerazione complessiva annua. Si tratta di una decisione assunta in coerenza e totale condivisione di motivazioni con la scelta annunciata – il 13 dicembre scorso nel corso del Capital Markets Daydall’amministratore delegato del gruppo, Jean Pierre Mustier di ridurre il proprio compenso fisso nella misura del 40%. Sulla base delle stesse considerazioni, anche i Vice Presidenti Vincenzo Calandra Bonaura, Luca Cordero di Montezemolo e Fabrizio Palenzona hanno oggi richiesto al Consiglio che venga ridotta del 40% la loro speciale remunerazione ex art. 2389 3° comma codice civile, sempre con decorrenza dal 1° gennaio 2017.
Nell'ambito della vertenza, inevce, i vertici dell'istituto hanno proposto ai rappresentanti dei lavoratori di integrare il numero di uscite previste dai precedenti piani con le ulteriori 3.900 stimate al 2019. "Siamo ancora in una fase preliminare, ma noi ribadiamo la nostra linea, a partire dal tema della volontarietà delle uscite", commenta il segretario nazionale Uilca Mariangela Verga. "E' evidente che l'azienda deve fare sforzi per incentivare queste uscite", aggiunge, anche perché al momento la platea degli aventi diritto è molto 'stretta' e di fatto quasi numericamente coincidente con i 3.900 esuberi dichiarati. Per questo tra le opzioni che Unicredit sarebbe pronta a mettere sul tavolo c'è il pagamento integrale del riscatto della laurea, così come la cosiddetta "opzione donna", entrambe soluzioni per accrescere il numero dei dipendenti potenzialmente candidati all'uscita.
"Noi riteniamo inoltre che l'azienda debba procedere a nuove assunzioni - aggiunge Verga - con particolare attenzione per le zone più svantaggiate dal punto di vista occupazionale come il sud Italia, area totalmente esclusa, spiega, dalle ultime tornate di ingressi". Il confronto proseguirà domani e giovedì, quando sono in calendario nuovi incontri.
"La volontarietà noi la diamo per scontata", nota da parte sua Mauro Morelli, segretario nazionale della Fabi. Secondo Morelli, inoltre, sarà necessario fare "le opportune verifiche sulla fattibilità del piano industriale perchè non vogliamo correre il rischio di mettere in crisi l'operatività aziendale, che potrebbe essere compromessa dall'uscita di quasi 10mila dipendenti entro il 2019". "Non e' infatti ipotizzabile - prosegue - soltanto il ricorso a un'informatizzazione spinta, soluzione non adeguata a rispondere alle esigenze del mercato". Fonti sindacali giudicano infine probabile che, proprio per la ristrettezza numerica della platea degli aventi diritto all'uscita, unicredit finirà con estendere l'orizzonte temporale piano esuberi rispetto ai tre anni previsti al momento.
Nell'ambito della vertenza, inevce, i vertici dell'istituto hanno proposto ai rappresentanti dei lavoratori di integrare il numero di uscite previste dai precedenti piani con le ulteriori 3.900 stimate al 2019. "Siamo ancora in una fase preliminare, ma noi ribadiamo la nostra linea, a partire dal tema della volontarietà delle uscite", commenta il segretario nazionale Uilca Mariangela Verga. "E' evidente che l'azienda deve fare sforzi per incentivare queste uscite", aggiunge, anche perché al momento la platea degli aventi diritto è molto 'stretta' e di fatto quasi numericamente coincidente con i 3.900 esuberi dichiarati. Per questo tra le opzioni che Unicredit sarebbe pronta a mettere sul tavolo c'è il pagamento integrale del riscatto della laurea, così come la cosiddetta "opzione donna", entrambe soluzioni per accrescere il numero dei dipendenti potenzialmente candidati all'uscita.
"Noi riteniamo inoltre che l'azienda debba procedere a nuove assunzioni - aggiunge Verga - con particolare attenzione per le zone più svantaggiate dal punto di vista occupazionale come il sud Italia, area totalmente esclusa, spiega, dalle ultime tornate di ingressi". Il confronto proseguirà domani e giovedì, quando sono in calendario nuovi incontri.
"La volontarietà noi la diamo per scontata", nota da parte sua Mauro Morelli, segretario nazionale della Fabi. Secondo Morelli, inoltre, sarà necessario fare "le opportune verifiche sulla fattibilità del piano industriale perchè non vogliamo correre il rischio di mettere in crisi l'operatività aziendale, che potrebbe essere compromessa dall'uscita di quasi 10mila dipendenti entro il 2019". "Non e' infatti ipotizzabile - prosegue - soltanto il ricorso a un'informatizzazione spinta, soluzione non adeguata a rispondere alle esigenze del mercato". Fonti sindacali giudicano infine probabile che, proprio per la ristrettezza numerica della platea degli aventi diritto all'uscita, unicredit finirà con estendere l'orizzonte temporale piano esuberi rispetto ai tre anni previsti al momento.