Scandalo emissioni, Fca reagisce in Borsa. Nel mirino finisce anche Renault
Raffaele Ricciardi , di RAFFAELE RICCIARDIIl titolo italo-americano risale del 4,6% dopo il tracollo di ieri. Gli addetti ai lavori sottolineano le divergenze col caso Volkswagen: meno veicoli, peso inferiore sulle vendite e assenza di volontà fraudolenta. Marchionne ha la carta Trump in tasca, intanto si muove anche il Dipartimento di giustizia. Intanto lo scandalo si sposta sul costruttore francese: indagano i giudici parigini
MILANO - Fiat Chrysler reagisce con un buon rialzo (+4,6%) a Piazza Affari alle accuse Usa di aver violato i limiti sulle emissioni inquinanti dei veicoli diesel, che ieri avevano causato un tracollo del titolo (-16%). A Wall Street, invece, dove l'andamento di ieri era stato meno pesante (-10%), continua ancora la correzione dell'azione Fca. Dopo la denuncia dell'Agenzia per la protezione dell'ambiente, il Dipartimento di Giustizia statunitense avrebbe aperto un'inchiesta su Fca, accusata di aver violato le regole sul controllo delle emissioni. Secondo quanto riferisce Bloomberg News l'azione si aggiungerebbe a quella Dipartimento per le pratiche sulle vendite. Il rinnovato dieselgate travolge intanto un altro colosso delle quattro ruote: la francese Renault, finita nel mirino dalla magistratura francese per un problema simile.
Tre giudici del Tribunale di Parigi hanno aperto un'inchiesta sulla compagnia, che crolla alla Borsa francese (segui in diretta).…
Tre giudici del Tribunale di Parigi hanno aperto un'inchiesta sulla compagnia, che crolla alla Borsa francese (segui in diretta).…
MILANO - Fiat Chrysler reagisce con un buon rialzo (+4,6%) a Piazza Affari alle accuse Usa di aver violato i limiti sulle emissioni inquinanti dei veicoli diesel, che ieri avevano causato un tracollo del titolo (-16%). A Wall Street, invece, dove l'andamento di ieri era stato meno pesante (-10%), continua ancora la correzione dell'azione Fca. Dopo la denuncia dell'Agenzia per la protezione dell'ambiente, il Dipartimento di Giustizia statunitense avrebbe aperto un'inchiesta su Fca, accusata di aver violato le regole sul controllo delle emissioni. Secondo quanto riferisce Bloomberg News l'azione si aggiungerebbe a quella Dipartimento per le pratiche sulle vendite. Il rinnovato dieselgate travolge intanto un altro colosso delle quattro ruote: la francese Renault, finita nel mirino dalla magistratura francese per un problema simile.
Tre giudici del Tribunale di Parigi hanno aperto un'inchiesta sulla compagnia, che crolla alla Borsa francese (segui in diretta). Già da novembre la Renault era sotto osservazione: allora era emerso che la Dgccrf, la Direzione generale per la concorrenza, i consumi e la repressione delle frodi, aveva trasmesso alla giustizia le sue inchieste su una possibile violazione da parte della compagnia automobilistica Renault delle norme, dopo undici mesi di approfondimenti. Ora i tre giudici hanno dato seguito all'iniziativa della giustizia per verificare le "falsificazioni sulla qualità sostanziale e i controlli effettuati che hanno reso la commercializzazione delle auto pericolosa per la salute dell'uomo de degli animali".
Tornando al caso di Fca, le prime reazioni ragionate degli analisti finanziari indicano che il crollo di ieri è stato tanto ampio da assorbire già una buona parte dell'impatto finanziario sul gruppo, e che in fondo ci siano profonde differenze con il Dieselgate che ha travolto Volkswagen dal settembre 2015. Dalla Commissione Ue monitorano la siutazione "in contatto costante con le autorità americane", ma non nascondono che le accuse sono ritenute "preoccupanti". E fanno presente che si sta "esaurendo il tempo" che le autorità italiane hanno per dare le spiegazioni richieste da Bruxelles sulla contestazione dell'omologazione di un modello della Fiat (500X) sollevate a settembre scorso dal ministro tedesco dei trasporti.
Secondo le stime, la sanzione può arrivare a 44.539 dollari per auto, e considerando che ne sono coinvolte 104mila si ha un totale di 4,63 miliardi di dollari. Dal'Icpbi gli analisti gettano acqua sul fuoco delle possibili reazioni borsistiche, iniziando a fare alcuni distinguo rispetto al celebre caso Volkswagen, che ammise di aver installato su molti veicoli un software illegale che ingannava i test sulle emissioni inquinanti. Di contro Fca pare intenzionata a mostrare la correttezza dei suoi comportamenti. Gli analisti riprendono quanto ha sottolineato lo stesso Marchionne, che ha specificato come nel caso della società tedesca il dispositivo illegale fosse installato con intento fraudolento e solo sui veicoli che venivano sottoposti ai test per il controllo delle emissioni. Invece nel caso di Fiat Chrysler i dispositivi presenti sono gli stessi sia sui veicoli sottoposti a test sia su tutti gli altri.
Diverso anche il bacino di auto ad ora coinvolte: 560mila negli Usa e 11 milioni nel mondo per Volkswagen, 104mila per Fca. "Allo stato attuale è difficile comunque prevedere come si concluderà questa vicenda, in quanto l'immediata reazione difensiva da parte dell'azienda lascia aperte le porte per un nulla di fatto, come già avvenuto in passato in occasioni simili", dicono dall'Icbpi. Anche in caso di multa da 4,63 miliardi, che corrisponderebbero a 2,84 euro per azione, il titolo ha già assorbito due terzi del rischio potenziale: "L'azione ha già scontato più del dovuto in quanto la probabilità che la vicenda si concluda con una condanna al momento è molto al di sotto del 66%. Inoltre, anche in caso di condanna, è improbabile che venga applicata la sanzione massima, considerato che non sembrerebbe esserci alcun intento fraudolento da parte di Fca". Motivo per cui continuano a consigliare l'acquisto del titolo.
Moltissimi addetti ai lavori ragionano sul caso, con sfaccettature differenti ma molti punti in comune. Per Jefferies è "fondamentale" la disponibilità a collaborare con l'Autority americana, Kepler Cheuvreux e Mediobanca sottolineano un rischio più limitato rispetto al caso Vw, con una multa che potrebbe essere tra 450 milioni e 3,4 miliardi di dollari nel peggiore dei casi. Ma credono che l'Epa propenderà eventualmente per la pena minore.
Da Citi pensano che la multa - basata sull'esperienza di Vw, che pure ribadiscono sia differente - possa superare i 3,3 miliardi di euro, il 19% della capitalizzazione di mercato alla chiusura di ieri sera. Scarse invece le ripercussioni sull'attività industriale, dato il peso limitato del diesel sul mercato americano: il motore da 3 litri vale circa il 2% delle vendite di Fca negli Usa, mentre superava il 20% per Volkswagen. Più che le vendite, dunque, spaventano i risarcimenti. Anche da Banca Imi (gruppo Intesa Sanpaolo), infine, parlano di una "reazione eccessiva" del mercato alla notizia di ieri e sottolineano che - se si riportasse al caso di Fca quanto accaduto con Vw - rispetto alle stime iniziali il conto finale potrebbe aggirarsi sul miliardo. Da non dimenticare che Marchionne può giocare una "trump card", una briscola che si lega alla nuova amministrazione Trump che si profila come molto meno severa sulla regolamentazione ambientale, con la quale Fca ha già detto di voler collaborare. Se il conto fosse troppo salato, lo spin-off di Magneti Marelli potrebbe tornare ad accelerare.
Intanto, dall'amministrazione Obama fanno filtrare la precisazione che la decisione annunciata ieri dall'Agenzia per la protezione ambientale americana "è stata presa indipendentemente dalla Casa Bianca". D'altra parte, in molti hanno letto questa offensiva come uno degli ultimi atti dell'amministrazione uscente (per quanto nell'ovvio rispetto dei ruoli) prima di passare la mano a Donald Trump, che solo pochi giorni fa aveva pubblicamente ringraziato Marchionne e la Fiat per aver promesso investimenti e la creazione di 2mila posti di lavoro negli Stati Uniti. "Spero" che le accuse "non siano una conseguenza" del cambio di amministrazione, ha detto lo stesso amministrazione delegato italo-canadse descrivendo il comportamento dell'Epa come quello di "un'agenzia che perderà efficacia", come previsto da Trump. Marchionne però non ha mancato di sottolineare la "tempistica strana" dell'annuncio "fuori posto".
Tre giudici del Tribunale di Parigi hanno aperto un'inchiesta sulla compagnia, che crolla alla Borsa francese (segui in diretta). Già da novembre la Renault era sotto osservazione: allora era emerso che la Dgccrf, la Direzione generale per la concorrenza, i consumi e la repressione delle frodi, aveva trasmesso alla giustizia le sue inchieste su una possibile violazione da parte della compagnia automobilistica Renault delle norme, dopo undici mesi di approfondimenti. Ora i tre giudici hanno dato seguito all'iniziativa della giustizia per verificare le "falsificazioni sulla qualità sostanziale e i controlli effettuati che hanno reso la commercializzazione delle auto pericolosa per la salute dell'uomo de degli animali".
Tornando al caso di Fca, le prime reazioni ragionate degli analisti finanziari indicano che il crollo di ieri è stato tanto ampio da assorbire già una buona parte dell'impatto finanziario sul gruppo, e che in fondo ci siano profonde differenze con il Dieselgate che ha travolto Volkswagen dal settembre 2015. Dalla Commissione Ue monitorano la siutazione "in contatto costante con le autorità americane", ma non nascondono che le accuse sono ritenute "preoccupanti". E fanno presente che si sta "esaurendo il tempo" che le autorità italiane hanno per dare le spiegazioni richieste da Bruxelles sulla contestazione dell'omologazione di un modello della Fiat (500X) sollevate a settembre scorso dal ministro tedesco dei trasporti.
Secondo le stime, la sanzione può arrivare a 44.539 dollari per auto, e considerando che ne sono coinvolte 104mila si ha un totale di 4,63 miliardi di dollari. Dal'Icpbi gli analisti gettano acqua sul fuoco delle possibili reazioni borsistiche, iniziando a fare alcuni distinguo rispetto al celebre caso Volkswagen, che ammise di aver installato su molti veicoli un software illegale che ingannava i test sulle emissioni inquinanti. Di contro Fca pare intenzionata a mostrare la correttezza dei suoi comportamenti. Gli analisti riprendono quanto ha sottolineato lo stesso Marchionne, che ha specificato come nel caso della società tedesca il dispositivo illegale fosse installato con intento fraudolento e solo sui veicoli che venivano sottoposti ai test per il controllo delle emissioni. Invece nel caso di Fiat Chrysler i dispositivi presenti sono gli stessi sia sui veicoli sottoposti a test sia su tutti gli altri.
Diverso anche il bacino di auto ad ora coinvolte: 560mila negli Usa e 11 milioni nel mondo per Volkswagen, 104mila per Fca. "Allo stato attuale è difficile comunque prevedere come si concluderà questa vicenda, in quanto l'immediata reazione difensiva da parte dell'azienda lascia aperte le porte per un nulla di fatto, come già avvenuto in passato in occasioni simili", dicono dall'Icbpi. Anche in caso di multa da 4,63 miliardi, che corrisponderebbero a 2,84 euro per azione, il titolo ha già assorbito due terzi del rischio potenziale: "L'azione ha già scontato più del dovuto in quanto la probabilità che la vicenda si concluda con una condanna al momento è molto al di sotto del 66%. Inoltre, anche in caso di condanna, è improbabile che venga applicata la sanzione massima, considerato che non sembrerebbe esserci alcun intento fraudolento da parte di Fca". Motivo per cui continuano a consigliare l'acquisto del titolo.
Moltissimi addetti ai lavori ragionano sul caso, con sfaccettature differenti ma molti punti in comune. Per Jefferies è "fondamentale" la disponibilità a collaborare con l'Autority americana, Kepler Cheuvreux e Mediobanca sottolineano un rischio più limitato rispetto al caso Vw, con una multa che potrebbe essere tra 450 milioni e 3,4 miliardi di dollari nel peggiore dei casi. Ma credono che l'Epa propenderà eventualmente per la pena minore.
Da Citi pensano che la multa - basata sull'esperienza di Vw, che pure ribadiscono sia differente - possa superare i 3,3 miliardi di euro, il 19% della capitalizzazione di mercato alla chiusura di ieri sera. Scarse invece le ripercussioni sull'attività industriale, dato il peso limitato del diesel sul mercato americano: il motore da 3 litri vale circa il 2% delle vendite di Fca negli Usa, mentre superava il 20% per Volkswagen. Più che le vendite, dunque, spaventano i risarcimenti. Anche da Banca Imi (gruppo Intesa Sanpaolo), infine, parlano di una "reazione eccessiva" del mercato alla notizia di ieri e sottolineano che - se si riportasse al caso di Fca quanto accaduto con Vw - rispetto alle stime iniziali il conto finale potrebbe aggirarsi sul miliardo. Da non dimenticare che Marchionne può giocare una "trump card", una briscola che si lega alla nuova amministrazione Trump che si profila come molto meno severa sulla regolamentazione ambientale, con la quale Fca ha già detto di voler collaborare. Se il conto fosse troppo salato, lo spin-off di Magneti Marelli potrebbe tornare ad accelerare.
Intanto, dall'amministrazione Obama fanno filtrare la precisazione che la decisione annunciata ieri dall'Agenzia per la protezione ambientale americana "è stata presa indipendentemente dalla Casa Bianca". D'altra parte, in molti hanno letto questa offensiva come uno degli ultimi atti dell'amministrazione uscente (per quanto nell'ovvio rispetto dei ruoli) prima di passare la mano a Donald Trump, che solo pochi giorni fa aveva pubblicamente ringraziato Marchionne e la Fiat per aver promesso investimenti e la creazione di 2mila posti di lavoro negli Stati Uniti. "Spero" che le accuse "non siano una conseguenza" del cambio di amministrazione, ha detto lo stesso amministrazione delegato italo-canadse descrivendo il comportamento dell'Epa come quello di "un'agenzia che perderà efficacia", come previsto da Trump. Marchionne però non ha mancato di sottolineare la "tempistica strana" dell'annuncio "fuori posto".