Economia

Eni, il rilancio di Versalis e della chimica parte dall'Algeria

In attesa del nuovo piano industriale dell'ex Enichem, che verrà presentato il prossimo 1 marzo, è stato firmato un protocollo di intesa per studiare la realizzazione di un grande impianto petrolchimico da costruire assieme a Sonatrach

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MILANO - Sulla carta è soltanto un "protocollo di intesa". Ma il valore dell'accordo appena firmato da Eni con la società di stato algerina Sonatrach va al di là delle formule: perché si tratta del primo passo per il rilancio industriale di Versalis, per di più con un progetto al di fuori dei confini nazionali.

L'idea è quella di costruire un impianto di grandi dimensioni sulle coste del paese africano, sfruttando la materia prima presente nei giacimenti locali. L'Algeria ci mette il petrolio, Eni la tecnologia e l'esperienza di uno dei primi gruppi del settore in Europa: Versalis ha ereditato gli impianti e i dipendenti che sono stati di Enichem (4.160 persone e 12 stabilimenti di cui 8 in Italia)

Ma il protocollo d'intesa è importante perché fa seguito alla decisione presa dai vertici del gruppo controllato dal Tesoro di non vendere più Versalis per fare cassa, come era stato previsto in un primo tempo da Eni, ma di rilanciarla per una sua eventuale quotazione in Borsa. Il comunicato ufficiale che annuncia la firma del protocollo di intesa parla di "uno studio finalizzato a valorizzare idrocarburi attraverso prodotti petrolchimici a maggior valore aggiunto, con lo sviluppo in Algeria di uno o più impianti petrolchimici world-scale". Per dar seguito alle parole, occorrerà un impegno finanziario di tutto rilievo: ma si tratta di un progetto che ha un suo perché, visto che l'Algeria soffre di una deficit di infrastrutture che il suo governo intenderebbe colmare nei prossimi anni.

Qualcosa in più si potrà sapere il prossimo 1 marzo, quando Versalis presenterà il piano industriale della "svolta", come ha promesso l'amministratore delegato Claudio Descalzi. Archiviato il processo di vendita al fondo americano Sk capital (anche su pressioni del governo, preoccupato per le possibili ricadute sociali nel caso di una ristrutturazione dopo la vendita), Versalis presenterà un piano in cui si parlerà di riconversione industriale verso la cosidetta "chimica verde", nonché verso uno sviluppo tecnologico, indirizzato ai nuovi segmenti di mercato, in particolare le bioplastiche e la chimica verde, sfruttando il fatto che sono territori ancora poco esplorati da parte dei grandi player internazionali.

Il nuovo piano industriale, che dovrà tracciare la rotta per il prossimo triennio, sarà presentato il 1 marzo. Nel 2016 ci si è accontentati di mantenere Versalis in utile operativo (risultato raggiunto per la prima volta alla fine del 2015, dopo 20 anni). E mantenere i risultati finanziari sul livello della scorsa stagione, ricavi sui 4,5 miliardi (in contrazione rispetto ai 5 miliardi di un anno prima, ma con una perdita che era stata pari a 277 milioni).


A inizio marzo verranno forniti anche i dati relativi a tutto il 2016: gli ultimi disponibili, relativi al primo trimestre dell'anno, parlano di un risultato operativo pari a 223 milioni. Era stato di 308 milioni nel corso dell’intero 2015, ovvero 654 milioni in più rispetto alla perdita di 347 milioni riportata nel 2014. In controtendenza le vendite del gruppo, le quali sono calate a 4,83 miliardi di euro contro i 5,41 miliardi nel 2014, mentre l’utile netto adjusted è stato pari a 229 milioni di euro contro una perdita di 278 milioni del precedente esercizio. In recupero anche i flussi di cassa: sempre nei primi sei mesi il risultato è stato positivo per 37 milioni. Anche per questa voce di bilancio è stata una prima volta in assoluto, visto che nel 2015 il dato era stato negativo per 58.