MILANO - Un secco "No". Così il presidente del consiglio di Intesa Sanpaolo, Gian Maria Gros-Pietro, ha risposto a chi gli chiedeva se nel fine settimane potesse succedere qualcosa sul fronte Generali, magari la convocazione di un nuovo cda sul tema. Il professore torinese, parlando a margine dell'Assiom Forex, ha poi spiegato i prossimi appuntamenti della banca. Il board tornerà a riunirsi giovedì pomeriggio perché "noi normalmente facciamo una riunione nel pomeriggio precedente" all'approvazione dei conti "dal momento che ci sono tutta una serie di adempimenti tecnici che devono essere approvati prima dei conti, ad esempio gli impairment". Poi venerdì ci sarà una nuova riunione per l'ok vero e proprio ai risultati del 2016. A chi gli chiedeva se in quell'occasione si parlerà anche di Generali, gros-pietro ha risposto: "Non è all'ordine del giorno".
Sempre dal Forex, sull'operazione il dg della Banca d'Italia e presidente dell'Ivass, Salvatore Rossi, garantisce che l'Istituto che vigila sulle assicurazioni e la vigilanza della Banca d'Italia "sono ovviamente molto attente a queste voci" per quello che sono i profili di interesse: "Ovvero la stabilità del sistema e dei singoli soggetti".
Ieri si è riunito un consiglio che non ha trattato il tema della possibile scalata al Leone. Intanto Moody's ha però rilevato che un'acquisizione da parte di Intesa "avrebbe un impatto negativo" sul rating delle Generali "in quanto la combinazione con le attività assicurative di Intesa, molto più domestiche, diluirebbe la significativa diversificazione geografica" del Leone che rappresenta "uno dei suoi maggiori punti di forza". Moody' attribuisce alle Generali un rating di un gradino superiore a quello dell'Italia, proprio in virtù della sua ramificazione estera. La diversificazione delle Generali verrebbe ulteriormente ridotta in caso di cessione di controllate estere, scenario ritenuto "plausibile" dagli analisti.
Per quanto riguarda Intesa l'impatto sul rating dipenderà "da come verrà finanziata l'acquisizione, al momento non chiaro". Se l'operazione sulle Generali "rappresenta un'interessante opportunità" di crescita nel wealth management e nel business assicurativo è però vero che "l'acquisizione porta significativi rischi di esecuzione alla luce della complessità e della dimensione dei due gruppi".
L'opzione su cui il mercato continua ad esercitarsi è quella di un'offerta di scambio, magari condita da una componente cash. Secondo Equita un'offerta mista sul 60% di Generali a 19 euro (8 euro in contanti più 4,6 azioni Intesa) "dovrebbe risultare coerente con un Cet 1 dell'11%", garantendo a Intesa un buffer patrimoniale adeguato anche nel caso in cui la banca diventasse una Sifi (istituzione finanziaria sistemica). Anche Generali dovrebbe dotarsi a breve di uno o più advisor (circolano i nomi di Jp Morgan, Morgan Stanley, Credit Suisse e Hsbc) da cui farsi affiancare per valutare le mosse di Intesa e le eventuali contromisure. Nel frattempo resta alla finestra, così come Mediobanca. Gli investitori si chiedono anche che cosa intenda fare Unicredit, assorbita da un aumento di capitale che sembra ben instradato e che restituirebbe una banca rigenerata.
Sempre dal Forex, sull'operazione il dg della Banca d'Italia e presidente dell'Ivass, Salvatore Rossi, garantisce che l'Istituto che vigila sulle assicurazioni e la vigilanza della Banca d'Italia "sono ovviamente molto attente a queste voci" per quello che sono i profili di interesse: "Ovvero la stabilità del sistema e dei singoli soggetti".
Ieri si è riunito un consiglio che non ha trattato il tema della possibile scalata al Leone. Intanto Moody's ha però rilevato che un'acquisizione da parte di Intesa "avrebbe un impatto negativo" sul rating delle Generali "in quanto la combinazione con le attività assicurative di Intesa, molto più domestiche, diluirebbe la significativa diversificazione geografica" del Leone che rappresenta "uno dei suoi maggiori punti di forza". Moody' attribuisce alle Generali un rating di un gradino superiore a quello dell'Italia, proprio in virtù della sua ramificazione estera. La diversificazione delle Generali verrebbe ulteriormente ridotta in caso di cessione di controllate estere, scenario ritenuto "plausibile" dagli analisti.
Per quanto riguarda Intesa l'impatto sul rating dipenderà "da come verrà finanziata l'acquisizione, al momento non chiaro". Se l'operazione sulle Generali "rappresenta un'interessante opportunità" di crescita nel wealth management e nel business assicurativo è però vero che "l'acquisizione porta significativi rischi di esecuzione alla luce della complessità e della dimensione dei due gruppi".
L'opzione su cui il mercato continua ad esercitarsi è quella di un'offerta di scambio, magari condita da una componente cash. Secondo Equita un'offerta mista sul 60% di Generali a 19 euro (8 euro in contanti più 4,6 azioni Intesa) "dovrebbe risultare coerente con un Cet 1 dell'11%", garantendo a Intesa un buffer patrimoniale adeguato anche nel caso in cui la banca diventasse una Sifi (istituzione finanziaria sistemica). Anche Generali dovrebbe dotarsi a breve di uno o più advisor (circolano i nomi di Jp Morgan, Morgan Stanley, Credit Suisse e Hsbc) da cui farsi affiancare per valutare le mosse di Intesa e le eventuali contromisure. Nel frattempo resta alla finestra, così come Mediobanca. Gli investitori si chiedono anche che cosa intenda fare Unicredit, assorbita da un aumento di capitale che sembra ben instradato e che restituirebbe una banca rigenerata.