Economia

Mediaset-Vivendi, nuovo scontro a colpi di querele

Vivendi chiede i danni per diffamazione, il Biscione accusa i francesi per le interviste rese dal ceo, nelle quali ricostruisce la mancata chiusura della vendita di Premium e parla di informazioni "ingannevoli" fornite da Cologno Monzese

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MILANO - Contromossa di Vivendi a corollario della causa civile instaurata a Milano contro Fininvest e Mediaset, che lamentano danni per la mancata finalizzazione del contratto di vendita di Premium ai francesi. Ora il gruppo di Vincent Bolloré chiede i danni alle televisioni di Cologno Monzese per diffamazione in merito alla "campagna mediatica" che avrebbe subito, dopo il mancato rispetto del contratto sulla televisione a pagamento che prevedeva tra le altre cose anche uno scambio di pacchetti azionari.

Secondo quanto riferiscono fonti legali, interpellate in occasione dell'avvio della prima udienza davanti all'ottava sezione civile del Tribunale di Milano, i legali del gruppo francese hanno depositato una domanda riconvenzionale di risarcimento danni per diffamazione. Il danno non sarebbe già stato quantificato. Ma Mediaset non resta a guardare e passa al nuovo contrattacco, presentando una querela contro Vivendi a seguito di alcune interviste del ceo Arnauld de Puyfontaine sulla ricostruzione dei fatti relativi al contratto siglato lo scorso anno tra le due aziende. In un colloquio con il Financial Times pubblicato ieri, il manager ha definito "ingannevoli" alcune informazioni fornite da Mediaset sulla pay-tv prima dell'accordo. La controquerela riguarda, in particolare, le dichiarazioni in cui il manager aveva sostenuto che Premium era stato venduta da Mediaset come se fosse "una Ferrari" mentre era in realtà "una Fiat Punto" e, con simile metafora, che la pay tv di mediaset era un "Mcdonald's" mentre nelle trattative sarebbe stata presentata da Mediaset come "un ristorante 3 stelle".

Con l'atto di citazione della scorsa estate, Mediaset ha avviato l'azione civile contro Vivendi chiedendo l'esecuzione del contratto firmato l'8 aprile 2016, che prevedeva la vendita di Premium e uno scambio azionario del 3,5% del capitale tra Mediaset e Vivendi, e un risarcimento di 50 milioni di euro per ogni mese di ritardo nell'esecuzione. A sua volta Finivest ha avviato una azione legale quantificando in 570 milioni i danni da immagine e da caduta del titolo Mediaset in Borsa. Sull'andamento del titolo del Biscione, e sulle ipotesi di un interventi volti a muovere il titolo, si è acceso anche il faro della Procura. Fininvest chiede poi i danni anche per la rottura del patto parasociale definito contestualmente al contratto su Premium, perché Vivendi salendo fino a quasi il 30% in Mediaset a dicembre scorso avrebbe violato il patto sottoscritto con Fininvest. Il patto, che in base agli accordi sarebbe divenuto efficace al closing dell'operazione Premium, impediva a Vivendi (che con l'accordo avrebbe ottenuto il 3,5% di Mediaset) di effettuare altri acquisti su Mediaset nel primo anno dal closing e di superare il 5% nel capitale di cologno monzese nel secondo e terzo anno dalla firma del closing.

Il giudice civile Vincenzo Perrozziello ha deciso di unificare i due procedimenti avviati da Fininvest e Mediaset, chiedendo solo alle parti se avevano obiezioni alla trattazione unitaria dei due procedimenti nati in seguito al mancato acquisto dei Premium da parte di Vivendi e alla conseguente denuncia da parte delle società del gruppo del Biscione. Il giudice si è riservato di decidere sulla procedibilità delle richieste poiché nei casi diffamazione è previsto un tentativo di mediazione a seguito del quale verrà decisa l'inserimento o meno di tali richieste nella causa apertasi oggi.