Economia

La dura vita dei Btp tra riduzione del Qe ed elezioni francesi

I rendimenti sono in risalita, ma restano poco appetibili per i portafogli. Invece - soprattutto sulle lunghe scadenze - si rischia di subire un effetto pesante sui prezzi dei titoli. E un risultato a sorpresa di Le Pen potrebbe costare molti punti di spread

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MILANO - La Bce rallenta gli acquisti nell'ambito del Quantitative easing, passando da 80 a 60 miliardi di euro al mese, ma è solo uno dei tasselli che nei prossimi tempi potranno avere effetti sui rendimenti dei titoli di Stato e quindi sullo spread. Dopo aver raddoppiato il proprio bilancio dall'inizio degli acquisti del marzo 2015, gli analisti sono comunque convinti che l'Eurotower andrà cauta con la normalizzazione della politica monetaria. Anche perché gli ultimi dati sull'inflazione hanno mostrato che le fiammate sui prezzi sono - come sostiene Mario Draghi - ancora volatili e poco strutturali, smorzando la forza delle critiche tedesche.

Gabriele Roghi, gestore di Invest Banca, ritiene che comunque il primo passo dell'Eurotower "non sarà indolore e neppure trascurabile: già si è visto l'effetto sullo spread decennale italiano, che viaggia ora oltre i 180 punti , mentre nel 2015 di media eravamo sui 120 punti base". Non sfugge poi che recentemente alcuni, tra i quali il governatore italiano Visco, abbiano lasciato intendere che la previsione del rialzo dei tassi si possa avvicinare temporalmente alla scaletta di chiusura del Qe. Benoit Coeuré ha detto che "non è un tabù" il fatto che addirittura i tassi possano salire prima della fine degli acquisti, cosa esclusa da Peter Praet. "Credo che sia un aspetto da associare alle elezioni di settembre in Germania: da Berlino si cerca di fare un po’ di moral suasion sulla Bce, perché entro l'appuntamento elettorale dica che si va verso una normalizzazione della politica monetaria. Sarebbe un modo per tenere a bada una certa parte dell'elettorato, ma credo che nella sostanza ogni decisione verrà rimandata a dopo", dice Roghi.

Sempre in tema di elezioni, per il comparto obbligazionario statale si aspetta un periodo ricco di tensioni. Tra fine aprile e inizio maggio, infatti, il calendario presenta sia il doppio turno francese che una serie di revisioni di rating sovrani. "I dati che usciranno dal primo 'giro' faranno capire se c'è da temere una reazione scomposta dei mercati oppure no: se Marine Le Pen si presentasse a un ballottaggio con Macron sopra il 30 per cento, il risultato sarebbe aperto e si vedrebbe tensione. Sarebbe un colpo da oltre cinquanta punti di spread".

In questo scenario, quali prospettive per l'investitore? Per Roghi l'investimento classico sul Btp è molto problematico: "Il rialzo dei rendimenti non è così forte come alcuni si aspettavano: un decennale che rende il 2,3% non è molto accattivante. E in aggiunta il potenziale di downside dei prezzi è ancora ben presente. Si prendino le lunghissime scadenze: per andare a trovare un rendimento interessante gli investitori sono spostati anche su titoli trentennali. Strumenti che a fronte di un potenziale rialzo del rendimento di un punto percentuale, subiscono una perdita in termini di prezzo del titolo di circa un terzo del valore. Perdita che viene riassorbita a scadenza, ma appunto solo dopo lunghissimo tempo". Ecco perché il consiglio è sempre "la diversificazione a livello globale, anche su high yeld in dollari o sui mercati emergenti - sia in dollari che in divise locali - insieme all'accorciamento delle scadenze in portafoglio".