Bitcoin, quotazione record: il vento d'Oriente spinge la moneta virtuale
Luca Pagni, di LUCA PAGNIIl valore della moneta virtuale ha toccato i 2.800 dollari per esemplare, raddoppiato soltanto nel mese di maggio. In Cina e India usati dagli evasori, in Giappone legali per gli scambi commeciali. E ora anche la Sec potrebbe accettare la richiesta degli ex soci di mr. Facebook
MILANO - Bitcoin, quotazioni in volo grazie al vento che soffia da est. In Cina lo usano per aggirare i limiti imposti dal governo di Pechino agli investimenti finanziari all'estero. In India per nascondere l'evasione fiscale, dopo la cancellazione delle banconote da 500 e 1.000 rupie. Mentre in Giappone è addirittura diventato un metodo legale di pagamento nelle transazioni commerciali.
Valore raddoppiato. Soffia dall'estremo oriente il vento che sta spingendo le quotazioni del bitcoin a livelli da guinness. Nelle ultime settimane la moneta "virtuale" (così definita perché usa un database distribuito su tanti nodi nella rete, la cosiddetta tecnologia blockchain) ha raggiunto un valore stratosferico soltanto paragonato a pochi mesi fa. Nel novembre scorso stava a 700 dollari per ogni singolo bitcoin, a febbraio è salito per la prima volta oltre i 1.000 dollari, ad aprile ha sfondato il tetto dei 1.500 dollari, mentre giovedì sc…
Valore raddoppiato. Soffia dall'estremo oriente il vento che sta spingendo le quotazioni del bitcoin a livelli da guinness. Nelle ultime settimane la moneta "virtuale" (così definita perché usa un database distribuito su tanti nodi nella rete, la cosiddetta tecnologia blockchain) ha raggiunto un valore stratosferico soltanto paragonato a pochi mesi fa. Nel novembre scorso stava a 700 dollari per ogni singolo bitcoin, a febbraio è salito per la prima volta oltre i 1.000 dollari, ad aprile ha sfondato il tetto dei 1.500 dollari, mentre giovedì sc…
MILANO - Bitcoin, quotazioni in volo grazie al vento che soffia da est. In Cina lo usano per aggirare i limiti imposti dal governo di Pechino agli investimenti finanziari all'estero. In India per nascondere l'evasione fiscale, dopo la cancellazione delle banconote da 500 e 1.000 rupie. Mentre in Giappone è addirittura diventato un metodo legale di pagamento nelle transazioni commerciali.
Valore raddoppiato. Soffia dall'estremo oriente il vento che sta spingendo le quotazioni del bitcoin a livelli da guinness. Nelle ultime settimane la moneta "virtuale" (così definita perché usa un database distribuito su tanti nodi nella rete, la cosiddetta tecnologia blockchain) ha raggiunto un valore stratosferico soltanto paragonato a pochi mesi fa. Nel novembre scorso stava a 700 dollari per ogni singolo bitcoin, a febbraio è salito per la prima volta oltre i 1.000 dollari, ad aprile ha sfondato il tetto dei 1.500 dollari, mentre giovedì scorso ha frantumato ogni primato toccando i 2.800 dollari, per poi chiudere la seduta a 2.500 dollari. In pratica, soltanto nel mese di maggio ha raddoppiato il suo valore.
Arrivano gli Etf. Una bolla speculativa oppure la folle corsa delle quotazioni ha un suo sottostante razionale? Il volo del bitcoin, come si è detto, ha il suo epicentro nelle economie asiatiche, ma potrebbe conoscere la sua definitiva consacrazione negli Stati Uniti. A giorni, la Sec (l'autorità di controllo dei mercari finanziari, l'equivalente della nostra Consob) potrebbe dare il via libera a un Etf (fondo di investimento quotati in Borsa che di solito investe su indice) legato proprio al bitcoin: l'iniziativa è stata presa dai gemelli Winklevoss, i due ex olimpionici di canottaggio diventati famosi per la causa civile contro Mark Zuckerberg al quale contendevano la creazione di Facebook. Un contenzioso legale terminato con un accordo finanziario, i cui proventi sono stati investiti dai due fratelli per buona parte sulla moneta virtuale.
Banconote fuori corso. È chiaro che lo sdoganamento delle solitamente severe autorità Usa potrebbe consentire al bitcoin un nuovo balzo delle quotazioni. Una riconcorsa iniziata nel novembre scorso quando l'India, in una notte, ha deciso di mettere fuori corso le banconote da 500 e 1.000 rupie, arrivate a rappresentare l'86% del contante in circolo e il 20% del suo valore. Facile intuire le ragioni del provvedimento: limitare l'uso del contante e far emergere il nero, costringendo i possessori a presentarsi in banca per depositarlo o convertirlo con altri tagli. Piuttosto che "segnalarsi" al fisco, molto indiani hanno preferito convertire i soldi in bitcoin.
L'evasione fiscale. In Cina, il successo della moneta virtuale è più recente, quando in molti hanno capito che utilizzando bitcoin possono aggirare le norme che limitano - a partire dall'estate scorsa - la possibilità di investire all'estero. Paletti introdotti dal governo di Pechino per combattere, anche in questo caso, l'esterovestizione dei patrimoni dei nuovi ricchi: il sospetto è che dietro alcune acquisizioni di società occidentali non strategiche agli interessi politici cinesi e non di primo piano si nascondano manovre per far girare i soldi e trovare loro una sistemazione nei paradisi fiscali. Anche in questo caso, il bitcoin serve per procedere lo stesso senza usare il renminbi.
In Giappone, se non altro, il successo del bitcoin ha una spiegazione alla luce del sole: da un paio di settimane i pagamenti attraverso la criptomoneta sono perfettamente legali e hanno già raggiunto punte del 40% del totale delle transazione finanziarie effettuate.
Il riscatto degli hacker. Un successo che non si è fermato nemmeno davvanti al possibile danno di immagine che avrebbero potuto creare i pirati informatici del caso Wannacry: come noto gli hacker che hanno rubato dati sensibili a centinaia di aziende hanno chiesto un riscatto in bitcoin, per essere meno rintracciabili: ma chi pensava a un crollo delle quotazioni perché legato a una fatto criminale si è sbagliato. Anzi, è stato un nuovo segno del suo inarrestabile successo.
Valore raddoppiato. Soffia dall'estremo oriente il vento che sta spingendo le quotazioni del bitcoin a livelli da guinness. Nelle ultime settimane la moneta "virtuale" (così definita perché usa un database distribuito su tanti nodi nella rete, la cosiddetta tecnologia blockchain) ha raggiunto un valore stratosferico soltanto paragonato a pochi mesi fa. Nel novembre scorso stava a 700 dollari per ogni singolo bitcoin, a febbraio è salito per la prima volta oltre i 1.000 dollari, ad aprile ha sfondato il tetto dei 1.500 dollari, mentre giovedì scorso ha frantumato ogni primato toccando i 2.800 dollari, per poi chiudere la seduta a 2.500 dollari. In pratica, soltanto nel mese di maggio ha raddoppiato il suo valore.
Arrivano gli Etf. Una bolla speculativa oppure la folle corsa delle quotazioni ha un suo sottostante razionale? Il volo del bitcoin, come si è detto, ha il suo epicentro nelle economie asiatiche, ma potrebbe conoscere la sua definitiva consacrazione negli Stati Uniti. A giorni, la Sec (l'autorità di controllo dei mercari finanziari, l'equivalente della nostra Consob) potrebbe dare il via libera a un Etf (fondo di investimento quotati in Borsa che di solito investe su indice) legato proprio al bitcoin: l'iniziativa è stata presa dai gemelli Winklevoss, i due ex olimpionici di canottaggio diventati famosi per la causa civile contro Mark Zuckerberg al quale contendevano la creazione di Facebook. Un contenzioso legale terminato con un accordo finanziario, i cui proventi sono stati investiti dai due fratelli per buona parte sulla moneta virtuale.
Banconote fuori corso. È chiaro che lo sdoganamento delle solitamente severe autorità Usa potrebbe consentire al bitcoin un nuovo balzo delle quotazioni. Una riconcorsa iniziata nel novembre scorso quando l'India, in una notte, ha deciso di mettere fuori corso le banconote da 500 e 1.000 rupie, arrivate a rappresentare l'86% del contante in circolo e il 20% del suo valore. Facile intuire le ragioni del provvedimento: limitare l'uso del contante e far emergere il nero, costringendo i possessori a presentarsi in banca per depositarlo o convertirlo con altri tagli. Piuttosto che "segnalarsi" al fisco, molto indiani hanno preferito convertire i soldi in bitcoin.
L'evasione fiscale. In Cina, il successo della moneta virtuale è più recente, quando in molti hanno capito che utilizzando bitcoin possono aggirare le norme che limitano - a partire dall'estate scorsa - la possibilità di investire all'estero. Paletti introdotti dal governo di Pechino per combattere, anche in questo caso, l'esterovestizione dei patrimoni dei nuovi ricchi: il sospetto è che dietro alcune acquisizioni di società occidentali non strategiche agli interessi politici cinesi e non di primo piano si nascondano manovre per far girare i soldi e trovare loro una sistemazione nei paradisi fiscali. Anche in questo caso, il bitcoin serve per procedere lo stesso senza usare il renminbi.
In Giappone, se non altro, il successo del bitcoin ha una spiegazione alla luce del sole: da un paio di settimane i pagamenti attraverso la criptomoneta sono perfettamente legali e hanno già raggiunto punte del 40% del totale delle transazione finanziarie effettuate.
Il riscatto degli hacker. Un successo che non si è fermato nemmeno davvanti al possibile danno di immagine che avrebbero potuto creare i pirati informatici del caso Wannacry: come noto gli hacker che hanno rubato dati sensibili a centinaia di aziende hanno chiesto un riscatto in bitcoin, per essere meno rintracciabili: ma chi pensava a un crollo delle quotazioni perché legato a una fatto criminale si è sbagliato. Anzi, è stato un nuovo segno del suo inarrestabile successo.