Economia

Carige, sfiduciato l'amministratore delegato

Il primo azionista, la famiglia Malacalza, è riuscita a disarcionare il manager su cui avevano puntato in passato

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MILANO - Il Consiglio di amministrazione di Carige ha votato a maggioranza la sfiducia all'amministratore delegato Guido Bastianini. E' quanto si apprende sull'esito dei lavori del cda iniziato questa mattina alle 10.30 e avente come unico punto all'ordine del giorno la discussione sulla lettera di sfiducia nei confronti dell'amministratore delegato presentata all'ultimo consiglio dal vicepresidente e primo azionista Vittorio Malacalza. La proposta di sfiducia ha ottenuto 8 voti favorevoli e 4 contrari.

Era la primavera del 2016 quando Vittorio Malacalza, presidente della holding di famiglia azionista di riferimento della banca dei liguri, liquidava i vertici che avevano retto l'istituto fino a quel momento (il presidente Cesare Castelbarco e l'ad Piero Montani a cui avrebbe più avanti fatto causa per la vendita delle assicurazioni) e chiamava al timone l'ex presidente della Corte Costituzionale Giuseppe Tesauro e l'ad Guido Bastianini, proveniente da Banca Profilo. Di lui, fin dall'inizio, Malacalza aveva apprezzato la grande capacità lavorativa e la serietà professionale (cosa rimasta immutata fino a oggi). Ma lavorare sodo, si sa, è fondamentale ma non basta. Serve anche la sintonia fra azionista e amministratore. Malacalza aveva ritagliato per sé un ruolo di vicepresidente che, lontano dai riflettori, gli permetteva (e permette) di lavorare quotidianamente in silenzio, dispensando quei consigli che un azionista è legittimato a fare.

Si prosegue così fino a dicembre 2016, quando Bastianini chiede e ottiene di nominare un nuovo Cfo (responsabile Finanza), Arturo Betunio, proveniente da Mps. Proprio quel Cfo che martedì Malacalza ha chiesto di sfiduciare insieme a Bastianini, incassando il giorno successivo il pesante contraccolpo della Borsa che ha visto chiudere il titolo Carige con un calo del 6,5%. La mossa è effettivamente clamorosa e, oltretutto, viene a cadere proprio nel momento in cui Carige è chiamata ad approvare scelte fondamentali per il suo futuro, l'aumento di capitale da 450 milioni e la società veicolo in cui confinare i crediti deteriorati.