Economia

Inchieste Pop Vicenza in stallo, l'Anm censura il procuratore Cappelleri

Cappelleri ha denunciato quello che a suo vedere è stato un "intralcio" da parte del gip, reo a suo parere di aver bloccato una richiesta di sequestro nei confronti degli ex manager della Pop Vicenza. Per l'Associazione dei magistrati sono prese di posizione "inopportune"

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MILANO - L'Associazione nazionale magistrati (Anm) "censura" le dichiarazioni del procuratore di Vicenza, Antonino Cappelleri, sulla condotta dell'ufficio gip vicentino nell'inchiesta sul crac della Banca Popolare di Vicenza. L'organismo rappresentativo dei magistrati italiani - sorta di sindacato delle toghe - in una nota ufficiale definisce infatti "inopportune" le parole che Cappelleri ha usato per denunciare quello che a suo vedere è stato un "intralcio" da parte del giudice per le indagini preliminari, in merito a una richiesta di sequestro trasmessa dalla procura nei confronti di alcuni degli ex manager della Pop Vicenza. Pertanto, l'Anm "prende le distanze" da Cappelleri. Il gip ritenne di non eseguire un sequestro di 106 milioni, chiedendo anzi che parte dell'inchiesta passasse a Milano. Il gip Milanese a sua volta si è dichiarato incompetente e la questione è ora approdata in Cassazione, che non si pronuncerà prima dell'autunno. Un pasticcio che non fa altro che allungare i tempi di un'inchiesta ancora aperta, che in ventidue mesi non ha finora portato a misure cautelari di alcun tipo. Gli indagati sono tutti liberi e non è stato sequestrato loro un solo euro.

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· L'INCHIESTA
L'inchiesta vicentina, cominciata il 22 settembre 2015, conta dieci indagati fra cui l'allora presidente Gianni Zonin, rimasto in carica per 19 anni fino alle dimissioni, due mesi dopo avere ricevuto l'avviso di garanzia. Due i reati contestati: aggiotaggio e ostacolo alla vigilanza. Secondo i pm vicentini, fra il 2013 e il 2014 la banca si sarebbe ricapitalizzata in modo irregolare, spingendo all'acquisto di azioni i soci che chiedevano mutui e prestiti. Un sistema di "operazioni baciate" che avrebbe eroso il capitale di vigilanza, portando il valore del titolo al crollo: da 72 euro a 10 centesimi. A conti fatti, 6 miliardi bruciati, con danno per 118mila risparmiatori.

· IL CONFRONTO CON VENETO BANCA
Le condotte e i reati contestati sono gli stessi che hanno portato la procura di Roma a indagare sul crac di Veneto Banca. Ma se nell'inchiesta gemella la magistratura romana ha ordinato sequestri e provvedimenti di custodia - con l'ex dg Vincenzo Consoli finito ai domiciliari nell'agosto 2016 - a Vicenza non un solo euro è stato bloccato a garanzia dei danneggiati. E la chiusura delle indagini si attende in un clima di scontro fra procura e ufficio del giudice per le indagini preliminari. Intanto il tempo passa. A settembre scadranno i due anni dall'apertura del fascicolo, il limite massimo previsto dalla legge per la fase investigativa.

· LA RICHIESTA DI SEQUESTRO
Il pasticcio nasce da una richiesta di sequestro da 106 milioni che i pm titolari dell'inchiesta, Luigi Salvadori e Gianni Pipeschi, hanno trasmesso nel gennaio scorso all'ufficio gip di Vicenza. Ma la giudice Barbara Maria Trenti, dopo avere studiato per quattro mesi il fascicolo, si è dichiarata incompetente per territorio. E ha trasmesso gli atti a Milano, ritenendo che lì si fosse consumato il reato di ostacolo alla vigilanza nei confronti di Consob. Un passaggio apparentemente senza senso, visto che la Consob ha sede a Roma. Risultato: provvedimento bloccato. I pm di Milano hanno rinviato la questione all'ufficio gip milanese, dichiarandosi a loro volta incompetenti. Il gip Marco Del Vecchio ha chiarito che dovrà essere la Cassazione a decidere. Intanto, gli ex soci danneggiati che ancora sperano di potere portare a casa i soldi persi (il 28 percento non ha accettato transazioni con la banca), tremano all'idea che anche l'inchiesta finisca in nulla.

· LE DICHIARAZIONI DI CAPPELLERI
Il procuratore Cappelleri in una nota ufficiale di un mese fa ha definito "abnorme" la decisione del gip vicentino. E il clima a Vicenza è tale che la giudice Trenti ha chiesto e ottenuto in via urgente un servizio di protezione, primo passo verso la concessione della scorta. La sua decisione di non eseguire i sequestri, dichiarando l'incompetenza, ha infatti sollevato critiche feroci da parte delle associazioni degli ormai ex azionisti. E persino il sindaco di Vicenza, Achille Variati, è sceso in bagarre: "Il tentativo di trasferimento di parte dell'inchiesta a Milano non è una buona notizia. L'inchiesta rischia di essere annacquata, ritardata, dimenticata".

· LE INCHIESTE ARENATE
Lo spettro sono le due inchieste aperte nel 2001 e nel 2008 sulla Popolare, entrambe naufragate. La prima - in cui i vertici della banca (fra cui Zonin) finirono indagati per 58 milioni di minusvalenze "spariti" dal bilancio 1998 - si concluse con una richiesta di archiviazione firmata dall'allora procuratore capo Antonio Fojadelli. Il quale nel 2011 lasciò la magistratura e tre anni dopo fu nominato nel cda della Nordest Merchant, banca d'affari della Popolare di Vicenza. Anche una seconda inchiesta, nata nel 2008 da un esposto di Adusbef sul "ricorso illegittimo al prestito obbligazionario subordinato per reperire 220 milioni di rafforzamento patrimoniale", venne archiviata. La paura a Vicenza è che il copione si stia ripetendo di nuovo. Lo stesso procuratore Cappelleri, nella nota pubblica in cui critica la decisione del gip fa riferimento alle "aspettative dell'opinione pubblica", alla "lentezza nell'azione giudiziaria" e ai "ripetuti auspici e lecite aspettative di azioni concrete".