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Banche, gli Usa battono l'Europa. Una cinese la più grande di tutte

La cinese ICB scalza JPMorgan: è la banca più grande del mondo. Gli istituti americani hanno dominato il 2016 per ricavi e redditività, ma il primo trimestre dice di una maggiore vivacità nel Vecchio continente. I problemi delle italiane: tanti crediti dubbi, ma molti meno strumenti "opachi" delle tedesche
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MILANO - La prima banca al mondo per asset è cinese, le banche americane vengono da un 2016 di corsa rispetto alle colleghe del Vecchio continente ma la prima parte del 2017 lascia vedere un maggior dinamismo da parte delle società europee.

Sono le principali evidenze che emergono dallo studio di R&S Mediobanca che analizza i risultati economici e la struttura patrimoniale dei 66 maggiori gruppi bancari internazionali: ventotto hanno sede in Europa, quattordici in Giappone e altri quattordici negli Stati Uniti. La Cina è presente con le sue dieci maggiori banche.Cina über alles. La prima notizia del rapporto è che - segno dei tempi - "ICB of China diventa a fine 2016 la più grande banca del mondo con attivi per 3.297 miliardi di euro, scalzando JP Morgan Chase che scivola in seconda posizione (ferma a 3.178 miliardi)". L'avanzata delle istituzioni finanziarie di Pechino è massiccia: "Nelle prime sei posizioni quatt…
MILANO - La prima banca al mondo per asset è cinese, le banche americane vengono da un 2016 di corsa rispetto alle colleghe del Vecchio continente ma la prima parte del 2017 lascia vedere un maggior dinamismo da parte delle società europee.

Sono le principali evidenze che emergono dallo studio di R&S Mediobanca che analizza i risultati economici e la struttura patrimoniale dei 66 maggiori gruppi bancari internazionali: ventotto hanno sede in Europa, quattordici in Giappone e altri quattordici negli Stati Uniti. La Cina è presente con le sue dieci maggiori banche.Cina über alles. La prima notizia del rapporto è che - segno dei tempi - "ICB of China diventa a fine 2016 la più grande banca del mondo con attivi per 3.297 miliardi di euro, scalzando JP Morgan Chase che scivola in seconda posizione (ferma a 3.178 miliardi)". L'avanzata delle istituzioni finanziarie di Pechino è massiccia: "Nelle prime sei posizioni quattro banche sono cinesi, due statunitensi, la settima è giapponese (Mitsubishi). La britannica HSBC in ottava posizione è la prima è la maggiore banca europea (2.352 miliardi) e precede la francese BNP Paribas (2.341). UniCredit è 24esima (879), Intesa San Paolo 35esima (766). Dal 2009 la cinese Industrial Bank è cresciuta più di tutti (+357%), ma tutte le cinesi hanno almeno raddoppiato la dimensione. Solo la statunitense Capital One tiene il passo con loro (+110%)". In Italia, dimagrisce UniCredit (-7,5%), e si allarga Intesa (+16%), che tra l'altro accoglierà a breve gli attivi delle venete.

Usa meglio di Ue. Mediobanca mette poi a confronto le performance dell'ultimo esercizio e verifica che nel 2016 i ricavi della banche Usa sono cresciuti dell'1,7%, in Europa sono calati del 6,2%. "Le banche europee hanno ceduto margine d'interesse (-5,3% vs +3,8% in Usa) e commissioni (-6% vs -2,6%) e non si sono risollevate neanche con il trading (-14% vs +14%). Inevitabile lo sforzo di contenimento dei costi operativi (-2,8% in Europa e -0,4% in USA), anche perché le rettifiche su crediti continuano a mordere (+10,8% Europa, +22,1% in Usa). Il risultato corrente si contrae di quasi il 25% in Europa e cresce del 2% per negli Usa, quello netto cade del 32% in Europa (5 istituti su 21 in perdita) e migliora del 23,6% negli Usa". Un cambio di passo è possibile: nel primo trimestre dell'anno, l'Europa è più dinamica per ricavi (+4,1% vs +3,9% degli Usa) e risultato netto (+19,7% vs +11,4%).

I problemi italiani. In un contesto europeo che vede gli istituti (rispetto ai competitor Usa) gravati da costi operativi e regolamentari maggiori, una minore redditività e una maggiore leva finanziaria, Mediobanca si sofferma in particolare sui tratti delle banche italiane. Ed emerge un noto problema, su tutti: i crediti dubbi sono al 6,7% dei crediti complessivi, quasi quattro volte la media europea (1,8%), anche se in riduzione (8,8% nel 2014 e 8,3% nel 2015). Si evidenzia poi il modesto peso delle attività di livello 3, gli strumenti più "opachi" nei bilanci bancari (contengono le quote di partecipazione al fondo Atlante) pari al 9,4% del patrimonio netto (39,4% per la Germania) e elevato ricorso a esposizioni sovrane, che rappresentano il 17,1% del totale attivo (9,7% la media europea).