Economia

Total svolta sulle rinnovabili. Entro il 2035 i suoi asset saranno per il 25% "low carbon"

Il colosso francese ha appena rilevato Eren Re, società con 650 megawatt di impianti tra solare ed eolico, e un'azienda specializzata in efficienza energetica

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MILANO - Tutte le grandi compagnie petrolifere mondiali lo stanno facendo. Ma Total sembre essersi nettamente distanziate rispetto ai concorrenti. Il gruppo francese sta investendo più di tutti nella transizione energetica e con due operazione concluse settimana scorsa, sta dimostrando anche con i fatti di aver intrapreso la strada dell'abbandono progressivo dei combustibili fossili. per gli ambientailsiti e mori osservatori è un passaggioa ncore troppo lento. E mentre investe in rinnovabili ed efficienza energetica, Total continua a spendere anche per asset petroliferi. Ma la strada appare segnata: come ha ricordato il sito specializzato Rinnovabili.it, Total ha dichiarato che vuole spostare almeno un quinto dei suo asset in progetti "low carbon" entro il 2035.

In ogni caso, la diversificazione ha nomi e cognomi. Total nel giro di pochi giorni ha prima rilevato il 23% di Eren Re (ma con la possibilità di salire al 100% in cinque anni), società attiva nelle rinnovabili; e poi il Green Flex, attiva nell'efficienza energetica che si integrerà con altro società del settore già rilevate in Francia e in Germania. Nata nel 2012, Eren Re ha una capacità installata di 650 megawatt tra eolico, solare e idroelettrico, e progetta di arrivare a oltre 5 gigawatt nei prossimi tre anni, obiettivo più facile ora che potrà contare sui capitali di Total.

Le rinnovabili, in particolare l'eolico, hanno molti punti di contatto con le attività dei gruppi petroliferi. Soprattutto se si prende in considerazione l'eolico off shore, vista l'esperienza delle big oil nella perforazione del fondo marino. Non per nulla si tratta di un business su cui punta decisamente per il suo rilancio il gruppo italiano Saipem, le cui navi per la posa delle piattaforme ben si adattano ai nuovi giganti eolici, le cui pale andranno a catturare il vento ad altezze sempre più elevate. Ma non è la sola: la società di stato norvegese Statoil, che ha contribuito con il gas e il petrolio estratto nel mare del Nord alla creazione del più grande fondo sovrano del mondo, ha in cantiere il primo parco eolico galleggiante del mondo, denominato Hywind.

Questo non significa che
le società petrolifere sono già pronte a voltare pagina. La ricerca di giacimenti, in particolare per l'estrazione di gas naturale proseguiranno ancora a lungo. La stessa Total prima dell'estate ha rilevato per 7,5 miliardi gli asset oil&gas del gigante danese Maersk. ma la strada è indubbiamente segnata. Total l'ha imboccata da tempo, l'ingresso del fotovoltaico, con l'acquisizione del pacchetto di maggioranza di SunPower, uno dei leader del mercato statunitense con un investimento da 1,4 miliardi.  Dopo l'hanno imitata tutti: da Eni che ha identificato 14 progetti per una capacita complessiva di circa 220 MW che saranno installati entro il 2022 a BP che ha 1,5 gigawatt di eolico in Gran Bretagna, per arrivare a Shell che ha già parchi eolici per 400 Mw e vuole investire un miliardo di dollari da qui al 2020. Sono i primi passi, ma il piano è ormai inclinato.