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Gedi risolve il contenzioso col Fisco

Tale adesione comporterà il pagamento di 175,3 milioni, portando il debito netto a 2,5 volte l'Ebitda. La società resta convinta quanto alla legittimità dell’operazione oggetto di contestazione
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MILANO - Il cda di Gedi gruppo editoriale ha esaminato la possibilità di avvalersi della facoltà di definire il contenzioso fiscale con la commissione tributaria regionale di Roma, attualmente pendente in Cassazione, relativo a contestazioni di natura antielusiva per benefici fiscali derivanti dall'operazione di riorganizzazione societaria del gruppo Editoriale l'Espresso realizzata nel 1991 mediante la fusione per incorporazione de la Repubblica in Cartiera di Ascoli. Il rigetto in Cassazione del ricorso, spiega una nota, comporterebbe un onere pari a 388,6 milioni. Invece il cda, "pur ribadendo la propria convinzione quanto alla legittimità civilistico-tributaria dell'operazione, ha deliberato di avvalersi della facoltà offerta dal decreto per una definizione agevolata della controversia". Tale adesione comporterà il pagamento di 175,3 milioni, di cui 70,1 milioni da versarsi il 2 ottobre 2017, 70,1 milioni entro il 30 novembr…
MILANO - Il cda di Gedi gruppo editoriale ha esaminato la possibilità di avvalersi della facoltà di definire il contenzioso fiscale con la commissione tributaria regionale di Roma, attualmente pendente in Cassazione, relativo a contestazioni di natura antielusiva per benefici fiscali derivanti dall'operazione di riorganizzazione societaria del gruppo Editoriale l'Espresso realizzata nel 1991 mediante la fusione per incorporazione de la Repubblica in Cartiera di Ascoli. Il rigetto in Cassazione del ricorso, spiega una nota, comporterebbe un onere pari a 388,6 milioni. Invece il cda, "pur ribadendo la propria convinzione quanto alla legittimità civilistico-tributaria dell'operazione, ha deliberato di avvalersi della facoltà offerta dal decreto per una definizione agevolata della controversia". Tale adesione comporterà il pagamento di 175,3 milioni, di cui 70,1 milioni da versarsi il 2 ottobre 2017, 70,1 milioni entro il 30 novembre e i restanti 35,1 milioni entro il 30 giugno 2018. La perdita di esercizio derivante da tale pagamento trova integrale copertura nelle riserve disponibili di patrimonio netto, senza intaccare in alcun modo il capitale sociale, precisa Gedi. Negli ultimi otto anni l'azienda, malgrado la crisi e grazie a una buona gestione, ha generato liquidità in misura tale da poter far fronte all'incertezza dovuta al contenzioso in essere. La società è passata da un indebitamento di 300 milioni a una cassa postiva per 40 milioni. L'accordo libera la società da un gravame insorto nel 1991.

Gedi nel comunicato spiega che "nel considerare che la società disponga dei requisiti e dei mezzi per rendere tale esborso finanziariamente ed economicamente sostenibile, anche tenuto conto dell'attuale posizione finanziaria netta positiva, il consiglio di amministrazione ha ritenuto che tale definizione rispondesse all'interesse sociale in ragione dei vantaggi derivanti dalla rimozione di un possibile rischio fiscale dalle potenziali conseguenze economico-finanziarie di medio/lungo termine rilevanti e certamente di assai maggiore gravità rispetto alla scelta deliberata". Il cda di gedi, ricorda la nota, società quotata che, "malgrado la crisi del settore iniziata nel 2008 e tuttora in corso, ha sempre conseguito risultati positivi, ritiene che l'annullamento del rischio fiscale permetterà alla società di meglio affrontare le sfide del futuro dispiegando le potenzialità della recente importante integrazione realizzata con il gruppo itedi e rafforzando la propria leadership nell'offerta digitale". A seguito dell'esborso la posizione finanziaria netta è pari a circa 2,5 volte l'ebitda. La società resta convinta quanto alla legittimità dell’operazione oggetto di contestazione.