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La bolla dei bitcoin ed il sonno dei regulators

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Centottanta miliardi di dollari di capitalizzazione, una performance da inizio anno del 1000% e da inizio mese del 100%, un prezzo unitario che ha superato ormai gli 11.000 dollari. Di cosa stiamo parlando? Dell’ultima società biotech americana?
No, parliamo di bitcoin ovvero di una criptovaluta, un “oggetto digitale”, che a dire il vero la maggior parte di noi fa fatica anche a comprendere, che da curiosità di qualche “nerd” informatico sta diventando fenomeno di massa anche grazie alla complicità di una parte del sistema mediatico e finanziario.

Sì perché se fino a poco tempo fa per operare in bitcoin occorreva installare strane applicazioni dai nomi fantasiosi, da qualche mese è possibile operare sul mercato tramite derivati ed altri prodotti offerti da banche ed operatori finanziari, o acquistare direttamente i bitcoin da “borse” private che offrono informazioni anche in Italiano.
E mentre alcuni …
Centottanta miliardi di dollari di capitalizzazione, una performance da inizio anno del 1000% e da inizio mese del 100%, un prezzo unitario che ha superato ormai gli 11.000 dollari. Di cosa stiamo parlando? Dell’ultima società biotech americana?
No, parliamo di bitcoin ovvero di una criptovaluta, un “oggetto digitale”, che a dire il vero la maggior parte di noi fa fatica anche a comprendere, che da curiosità di qualche “nerd” informatico sta diventando fenomeno di massa anche grazie alla complicità di una parte del sistema mediatico e finanziario.

Sì perché se fino a poco tempo fa per operare in bitcoin occorreva installare strane applicazioni dai nomi fantasiosi, da qualche mese è possibile operare sul mercato tramite derivati ed altri prodotti offerti da banche ed operatori finanziari, o acquistare direttamente i bitcoin da “borse” private che offrono informazioni anche in Italiano.
E mentre alcuni paesi si sono mossi per vietare le transazioni in criptovalute, l’atteggiamento dei regulator occidentali è ancora di osservazione distaccata, come se la cosa non fosse di interesse.
Interesse che invece dovrebbe esserci eccome, visti i molti aspetti critici che la crescita e diffusione del bitcoin e delle altre criptovalute presenta.
Ma vediamo di seguito quali sono le ragioni e perché i regulator farebbero bene ad intervenire prima che sia troppo tardi:
  1. Trasparenza del mercato e procedure antiriciclaggio: il bitcoin consente agli utenti di effettuare transazioni non tracciate anche per importi sostanziali. Di fatto quindi l’utilizzo del bitcoin consente di bypassare le procedure antiriciclaggio a cui tutti gli intermediari finanziari sono obbligati ad ottemperare.
  2. Tutela del risparmio: la vendita di bitcoin non viene considerata attualmente un’offerta di prodotti finanziari e non è soggetta pertanto alle valutazioni di adeguatezza ed appropriatezza che sarebbero altrimenti obbligatorie.
  3. Market abuse: gli scambi di bitcoin avvengono su circuiti non regolamentati che non sono dunque soggetti ai controlli relativi a possibili reati di “market abuse” che sono invece presenti nei mercati finanziari.
  4. Stabilità del sistema: la capitalizzazione del bitcoin e delle altre criptovalute sfiora ormai i 200 miliardi, e un possibile crollo del mercato potrebbe avere un impatto tutt’altro che marginale. Basti considerare che la Lemhan brothers produsse perdite per circa 300 miliardi e fu la causa scatenante della crisi del 2008.
Ci sono poi altre considerazioni che non riguardano direttamente il sistema finanziario ma che sono altrettanto preoccupanti
  1. Si stima che i cosiddetti miners, ovvero i soggetti che cercano i bitcoin utilizzando supercomputer e software speciali allo scopo, siano arrivati a consumare una quantità di corrente elettrica pari a quello di un paese come il Marocco. Una quantità di risorse enorme per un costo annuale di 1,5 miliardi di dollari letteralmente bruciata per uno scopo a dir poco inutile.
  2. La speculazione in bitcoin e loro derivati non genera alcun effetto socialmente utile in quanto a differenza ad esempio dell’investimento in borsa o nel mercato obbligazionario non c’è alcuna ricaduta economica positiva dall’investimento in bitcoin.
Queste sono solo alcune delle considerazioni che dovrebbero portare i regulator internazionali ad intervenire per regolamentare ed eventualmente vietare le transazioni in bitcoin e nelle altre criptovalute prima che sia troppo tardi, perché come la storia insegna lo scoppio di una bolla può avere conseguenze molto pesanti non solo sui risparmiatori ma a volte anche sull’intero sistema economico.


*  amministratore delegato Finlabo sim