Economia

Eni vende ai cinesi raffineria per inquinare meno

il gruppo italiano ha ceduto la licenza della tecnologia Est alla Sinopec, leader mondiale di settore: realizzerà un nuovo impianto con meno emissioni nocive entro il 2020 nella provincia di Guadong

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MILANO - Dalla provincia di Pavia alla Cina: il gruppo Eni ha venduto alla società Sinopec, leader mondiale nella raffinazione dei prodotti petroliferi, una tecnologia per lavorare i residui del petrolio abbattendo la percentuale di inquinamento. Pur senza aver comunicato le cifre dell'accordo (secondo una tradizione consolidata nel mondo degli idrocarburi), Eni ha fatto sapere di aver chiuso un accordo con i cinesi di Sinopec - primi a livello globale per quantità di petrolio greggio raffinato - la licenza e il progetto di ingegneria di base relativi alla costruzione di un impianto di raffinazione basato sulla tecnologia Eni Slurry Technology (Est).

In pratica, si tratta di una tecnologia sviluppata nel centro Eni di san Donato ed entrata in servizio nella raffineria di Sannazzaro de' Burgundi in provincia di Pavia nel 2013. Di fatto, l'impianto che verrà realizzato nella provincia del Guandong ed entrerà in servizio nel 2020, riduce i residui della lavorazione del greggio soprattutto nella parte finale, il cosiddetto fondo del barile, perché in grado di "in grado di convertire completamente i residui di raffinazione in prodotti leggeri di elevata qualità, azzerando la produzione di residui pesanti di raffinazione sia liquidi che solidi con significativi vantaggi ambientali".

E' la prima volta che Eni vende la licenza dalla tecnologia Est all'estero: la Cina si è rivelata interessata perché ha un estremo bisogno di limitare i danni all'ambiente caratterizzata dalla crescita economica degli ultimi anni. Il cuore del processo - secondo una nota della società - è costituito da un reattore nel quale avvengono tutte le reazioni chimiche attivate dal catalizzatore nanodisperso, che porta alla trasformazione pressoché totale il residuo alimentato ad EST in prodotti liquidi di elevata qualità. Questi ultimi, a differenza del greggio di origine, contengono limitate concentrazioni di zolfo, azoto, metalli ed altri contaminanti". In altre parole, si riduce l'emissione di sostanze nocive nell'aria, ma si riesce allo stesso tempo a utilizzare il più possibile la materia prima.