MILANO - Avvio con fuori programma per l'assemblea degli azionisti di Eni chiamata a votare il bilancio 2017, la destinazione dell'utile, la politica di remunerazione e il conferimento dell'incarico di revisione legale. Un azionista ha chiesto di prendere la parola prima che la presidente Emma Marcegaglia aprisse l'assemblea per chiedere la sostituzione del notaio Paolo Castellini, pena l'annullamento della riunione, perchè lo scorso anno non era stato messo agli atti un documento della commissioni d'inchiesta banche che lui, in rappresentanza di Carlo Sibilia (deputato m5s), aveva richiesto di inserire. Marcegaglia ha chiesto all'assemblea di votare e la proposta è stata respinta. La riunione si è poi costituita, preseti soci pari al 64,233% del capitale. Indicate le quote degli azionisti rilevanti con Cdp che detiene il 25,76% e il ministero dell'Economia il 4,34 per cento.
Eni apprezza il caro petrolio. Dopo aver affrontato una delle crisi più gravi e lunghe del settore "Eni oggi è una società più snella, pronta a crescere anche in scenari bassi di prezzo". Marcegaglia apre l'assemblea degli azionisti delineando le strategie del gruppo. "Nel 2014 coprivamo i dividendi e gli investimenti con un prezzo Brent di 116 dollari, un livello che è sceso a 57 dollari lo scorso anno (addirittura a 39 dollari, se teniamo conto degli incassi del nostro 'dual exploration model'). Con un prezzo del petrolio di oltre 70 dollari, questo consentirà di liberare cassa e creare valore addizionale per i nostri investitori". Inoltre, ha aggiunto Marcegaglia, "abbiamo abbassato il leverage al 23%, uno dei livelli più bassi tra i nostri competitors. E' una conferma che possiamo crescere in maniera rigorosa ed efficiente, mantenendo il controllo della nostra struttura patrimoniale".
Più dividendi agli azionisti. "A completamento del ciclo di trasformazione di eni e tenuto conto delle ulteriori prospettive di crescita abbiamo incrementato la nostra 'distribution policy' con un rialzo del dividendo del 3,75 per cento. E' un primo passo che potrà essere seguitro da altri, in funzione dell'evoluzione dello scenario e della strategia, che passerà da una fase difensiva ad una espansiva in tutti i settori". MarCegaglia si rivolge agli azionisti riuniti in assemblea assicurando che "in un mondo che richiede sempre più energia sono certa che Eni giocherà un ruolo da protagonista".
Le molteplici indagini delle procure per corruzioni. Sulle indagini in corso su licenze petrolifere in Congo e una presunta attività di depistaggio "gli organi di controllo di Eni hanno dato incarico a due diversi soggetti terzi di condurre indagini interne indipendenti" e "la società che ha affermato la propria estraneità a qualsiasi ipotesi di reato e a presunti depistaggi, non risulta attualmente indagata e intende fare piena chiarezza". Marcegaglia spiega ai soci riuniti in assemblea: "ove mai i fatti fossero sussistenti, la società si considera parte danneggiata e si riserva qualsiasi iniziativa nei confronti dei responsabili, in ogni sede a tutela della propria reputazione". E sottolinea: "si tratta di fatti lontanissimi dalla cultura di Eni. Pertanto, qualora emergessero fatti, anche solo in violazione del codice etico, imputabili a persone della società, non vi sarà alcuna tolleranza".
Le indagini in Congo, ha chiarito Marcegaglia, "vedono coinvolti la società, indagata ai sensi del decreto legislativo 231 e, più di recente, anche alcuni manager e dipendenti, tra i quali il chief development and technology officer". A seguito dell'avvio dell'indagine nei suoi confronti, precisa il presidente, "il dirigente coinvolto ha chiesto un breve periodo di aspettativa al fine di procedere, con maggiore serenità e nel più breve tempo possibile, a chiarire con l'autorità giudiziaria la sua totale estraneità alla vicenda, evitando al contempo ogni possibile problema che possa derivare alla società dall'indagine a suo carico. La sua posizione è ora ricoperta ad interim da un altro dirigente della società, già suo deputy, assicurando così la piena operatività della struttura". Marcegaglia assicura che "nel frattempo, come sempre, la società continua a fornire alla magistratura la massima collaborazione affinchè possa essere fatta chiarezza quanto prima sui fatti oggetto di indagini".
L'indagine sul presunto depistaggio, ricorda il presidente, ha invece coinvolto il chief gas & lng marketing & power officer di eni nella sua precedente qualifica di capo della direzione legale. Marcegaglia ha indicato che "gli organi di controlo si sono attivati per esaminare la vicenda" ed è stato affidato "ad un consulente esterno (kpmg) lo svolgimento di un'analisi dei dati e delle informazioni derivabili dagli atti e dalle cose acquisite dal procedimento. Le analisi sono tuttora in corsa". E il consiglio ha snche conferito un incarico a legali indipendenti di sua fiducia per ricevere un giudizio indipendente sulla vicenda".
Sulle inchieste per presunta corruzione in Algeria e Nigeria "Come abbiamo ricordato più volte, sono state svolte verifiche interne, anche con l'assistenza di consulenti esterni indipendenti, che hanno dato esito negativo rispetto alle presunte condotte illecite della società e manager". Marcegaglia, approfitta del suo intervento alla platea degli azionisti per dare un breve aggiornamento sui procedimenti giudiziari che riguardano la società e alcuni manager. "Anche a seguito del rinvio a giudizio nel procedimento su opl 245 - ha sottolineato - il cda ha pertanto potuto confermare la massima fiducia nella correttezza dell'operato della società, del suo amministratore delegato e dei suoi manager". Marcegaglia ha premesso: "ad oggi pendono, in fase di primo grado, il procedimento relativo a presunti fatti corruttivi di saipem in algeria e quello relativo all'acquisizione del blocco opl 245 in nigeria. Il primo è in una fase avanzata e si attende una decisione nei prossimi mesi. Il secondo, invece, è appena iniziato, a seguito del rinvio a giudizio, a dicembre scorso, e occorreranno diversi mesi, sicuramente più di un anno, prima che si possa arrivare alla decisione di primo grado".
Descalzi: "Serve disciplina finanziaria". "Dobbiamo pensare ad una disciplina tale che ci permetta di garantire la cash neutrality senza rinunciare alla crescita. Essere disciplinati vuol dire mantenere la cash neutrality ma crescendo e investendo". L'amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, ha speigato gli obiettivi del piano 2018-2021 ricordando che "nel 2014 avevamo una dividend cash neutrality a 114 dollari, siamo arrivati a 57 dollari nel 2017 e abbiamo un obiettivo di 55 dollari quest'anno per arrivare a 50 dollari al 2021".
Descalzi spiega che il piano, dal punto di vista dello scenario del petrolio è molto conservativo e "noi abbiamo uno scenario a 60 dollari quest'anno e a 72 dollari al 2021 ma abbiamo fatto quasi tutti i calcoli a 60 dollari flat. Su questo abbiamo previsto un flusso di cassa operativo al 2021 di 13 miliardi, due miliardi in più di quest'anno. Ma assumendo 70 dollari al barile arriviamo a 15 miliardi, producendo una cassa, con costi molto bassi, che ci dà margini di lavorare sul debito". In questa prospettiva, per descalzi il primo trimestre del 2018, con numeri in crescita e riduzione del debito, "è stato una cartina di tornasole del piano, ha dato una lettura degli obiettivi di piano in fase prospettica"
Investiamo in Italia. L'italia è il paese in cui Eni investe di più. "Abbiamo speso in italia nel piano precedente (2014-2017) 20 miliardi. Il nuovo piano ha un aumento di circa 2 miliardi, passiamo dai 20 miliardi spesi ai 22 miliardi. Dico spesi perchè ci sono gli investimenti ma anche le bonifiche e attività operative". In queste spese, precisa Descalzi, "la parte verde, quella dentro sostenibilità, spese per sicurezza e ambiente e green, passa dal 21 al 25 per cento". Per l'ad "l'economia circolare deve essere il driver della nostra strategia per creare efficienza e valore".
Non vendiamo Saipem. "All'estero mi dicono: che ve la tenete a fare? non è assolutamente il momento di vendere. Credo moltissimo nel loro business e ho una grande fiducia". Ha detto Descalzi, rispondendo ad un azionista che gli chiedeva di Saipem di cui Eni detiene il 30,54 per cento.
Eni apprezza il caro petrolio. Dopo aver affrontato una delle crisi più gravi e lunghe del settore "Eni oggi è una società più snella, pronta a crescere anche in scenari bassi di prezzo". Marcegaglia apre l'assemblea degli azionisti delineando le strategie del gruppo. "Nel 2014 coprivamo i dividendi e gli investimenti con un prezzo Brent di 116 dollari, un livello che è sceso a 57 dollari lo scorso anno (addirittura a 39 dollari, se teniamo conto degli incassi del nostro 'dual exploration model'). Con un prezzo del petrolio di oltre 70 dollari, questo consentirà di liberare cassa e creare valore addizionale per i nostri investitori". Inoltre, ha aggiunto Marcegaglia, "abbiamo abbassato il leverage al 23%, uno dei livelli più bassi tra i nostri competitors. E' una conferma che possiamo crescere in maniera rigorosa ed efficiente, mantenendo il controllo della nostra struttura patrimoniale".
Più dividendi agli azionisti. "A completamento del ciclo di trasformazione di eni e tenuto conto delle ulteriori prospettive di crescita abbiamo incrementato la nostra 'distribution policy' con un rialzo del dividendo del 3,75 per cento. E' un primo passo che potrà essere seguitro da altri, in funzione dell'evoluzione dello scenario e della strategia, che passerà da una fase difensiva ad una espansiva in tutti i settori". MarCegaglia si rivolge agli azionisti riuniti in assemblea assicurando che "in un mondo che richiede sempre più energia sono certa che Eni giocherà un ruolo da protagonista".
Le molteplici indagini delle procure per corruzioni. Sulle indagini in corso su licenze petrolifere in Congo e una presunta attività di depistaggio "gli organi di controllo di Eni hanno dato incarico a due diversi soggetti terzi di condurre indagini interne indipendenti" e "la società che ha affermato la propria estraneità a qualsiasi ipotesi di reato e a presunti depistaggi, non risulta attualmente indagata e intende fare piena chiarezza". Marcegaglia spiega ai soci riuniti in assemblea: "ove mai i fatti fossero sussistenti, la società si considera parte danneggiata e si riserva qualsiasi iniziativa nei confronti dei responsabili, in ogni sede a tutela della propria reputazione". E sottolinea: "si tratta di fatti lontanissimi dalla cultura di Eni. Pertanto, qualora emergessero fatti, anche solo in violazione del codice etico, imputabili a persone della società, non vi sarà alcuna tolleranza".
Le indagini in Congo, ha chiarito Marcegaglia, "vedono coinvolti la società, indagata ai sensi del decreto legislativo 231 e, più di recente, anche alcuni manager e dipendenti, tra i quali il chief development and technology officer". A seguito dell'avvio dell'indagine nei suoi confronti, precisa il presidente, "il dirigente coinvolto ha chiesto un breve periodo di aspettativa al fine di procedere, con maggiore serenità e nel più breve tempo possibile, a chiarire con l'autorità giudiziaria la sua totale estraneità alla vicenda, evitando al contempo ogni possibile problema che possa derivare alla società dall'indagine a suo carico. La sua posizione è ora ricoperta ad interim da un altro dirigente della società, già suo deputy, assicurando così la piena operatività della struttura". Marcegaglia assicura che "nel frattempo, come sempre, la società continua a fornire alla magistratura la massima collaborazione affinchè possa essere fatta chiarezza quanto prima sui fatti oggetto di indagini".
L'indagine sul presunto depistaggio, ricorda il presidente, ha invece coinvolto il chief gas & lng marketing & power officer di eni nella sua precedente qualifica di capo della direzione legale. Marcegaglia ha indicato che "gli organi di controlo si sono attivati per esaminare la vicenda" ed è stato affidato "ad un consulente esterno (kpmg) lo svolgimento di un'analisi dei dati e delle informazioni derivabili dagli atti e dalle cose acquisite dal procedimento. Le analisi sono tuttora in corsa". E il consiglio ha snche conferito un incarico a legali indipendenti di sua fiducia per ricevere un giudizio indipendente sulla vicenda".
Sulle inchieste per presunta corruzione in Algeria e Nigeria "Come abbiamo ricordato più volte, sono state svolte verifiche interne, anche con l'assistenza di consulenti esterni indipendenti, che hanno dato esito negativo rispetto alle presunte condotte illecite della società e manager". Marcegaglia, approfitta del suo intervento alla platea degli azionisti per dare un breve aggiornamento sui procedimenti giudiziari che riguardano la società e alcuni manager. "Anche a seguito del rinvio a giudizio nel procedimento su opl 245 - ha sottolineato - il cda ha pertanto potuto confermare la massima fiducia nella correttezza dell'operato della società, del suo amministratore delegato e dei suoi manager". Marcegaglia ha premesso: "ad oggi pendono, in fase di primo grado, il procedimento relativo a presunti fatti corruttivi di saipem in algeria e quello relativo all'acquisizione del blocco opl 245 in nigeria. Il primo è in una fase avanzata e si attende una decisione nei prossimi mesi. Il secondo, invece, è appena iniziato, a seguito del rinvio a giudizio, a dicembre scorso, e occorreranno diversi mesi, sicuramente più di un anno, prima che si possa arrivare alla decisione di primo grado".
Descalzi: "Serve disciplina finanziaria". "Dobbiamo pensare ad una disciplina tale che ci permetta di garantire la cash neutrality senza rinunciare alla crescita. Essere disciplinati vuol dire mantenere la cash neutrality ma crescendo e investendo". L'amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, ha speigato gli obiettivi del piano 2018-2021 ricordando che "nel 2014 avevamo una dividend cash neutrality a 114 dollari, siamo arrivati a 57 dollari nel 2017 e abbiamo un obiettivo di 55 dollari quest'anno per arrivare a 50 dollari al 2021".
Descalzi spiega che il piano, dal punto di vista dello scenario del petrolio è molto conservativo e "noi abbiamo uno scenario a 60 dollari quest'anno e a 72 dollari al 2021 ma abbiamo fatto quasi tutti i calcoli a 60 dollari flat. Su questo abbiamo previsto un flusso di cassa operativo al 2021 di 13 miliardi, due miliardi in più di quest'anno. Ma assumendo 70 dollari al barile arriviamo a 15 miliardi, producendo una cassa, con costi molto bassi, che ci dà margini di lavorare sul debito". In questa prospettiva, per descalzi il primo trimestre del 2018, con numeri in crescita e riduzione del debito, "è stato una cartina di tornasole del piano, ha dato una lettura degli obiettivi di piano in fase prospettica"
Investiamo in Italia. L'italia è il paese in cui Eni investe di più. "Abbiamo speso in italia nel piano precedente (2014-2017) 20 miliardi. Il nuovo piano ha un aumento di circa 2 miliardi, passiamo dai 20 miliardi spesi ai 22 miliardi. Dico spesi perchè ci sono gli investimenti ma anche le bonifiche e attività operative". In queste spese, precisa Descalzi, "la parte verde, quella dentro sostenibilità, spese per sicurezza e ambiente e green, passa dal 21 al 25 per cento". Per l'ad "l'economia circolare deve essere il driver della nostra strategia per creare efficienza e valore".
Non vendiamo Saipem. "All'estero mi dicono: che ve la tenete a fare? non è assolutamente il momento di vendere. Credo moltissimo nel loro business e ho una grande fiducia". Ha detto Descalzi, rispondendo ad un azionista che gli chiedeva di Saipem di cui Eni detiene il 30,54 per cento.