Economia

Berlusconi-Mediolanum, "decidano i giudici europei sulla quota da vendere"

La proposta dell'avvocato generale della Corte di giustizia sulla competenza a stabilire il destino del pacchetto di azioni Mediolanum eccedente il 10%, che secondo la Bce la Fininvest deve vendere dopo la condanna per frode fiscale del Cav.

2 minuti di lettura
MILANO - Deve essere l'Europa a decidere se la Bce ha fatto bene o meno a bloccare la partecipazione che Silvio Berlusconi deteneva in Banca Mediolanum, fissandone il limite massimo al 10% (dal 30% originario) dopo la perdita dei requisiti di onorabilità in seguito alla condanna per frode fiscale. E' l'orientamento espresso dall'avvocato generale della Corte di Giustizia europea, alla quale si è rivolto il Consiglio di Stato per dirimere la questione della competenza in materia.

La Corte ripercorre l'intricata vicenda che risale agli anni Novanta, da quando Berlusconi attraverso la sua Fininvest ha detenuto una partecipazione superiore al 30%  nella Mediolanum, cui faceva capo Banca Mediolanum. I problemi sono sorti quando, nel 2014, l’Italia ha esteso alle società di partecipazione finanziaria mista i requisiti di onorabilità dei dirigenti già previsti per le banche e Fininvest ha dovuto chiedere a Bankitalia l'autorizzazione a detenere questa partecipazione in Mediolanum. Via Nazionale ha negato il permesso, per la condanna per frode di Berlusconi passata in giudicato nel 2013. E ha quindi ordinato di vendere le partecipazioni oltre il 9,999%. A questa decisione si è opposta la finanziaria di Arcore, trovando accoglimento nel 2016 da parte del Consiglio di Stato: secondo i giudici amministrativi la decisione di Bankitalia non è valida in quanto retroattiva: ha esteso la nuova norma a partecipazioni costituite prima della sua entrata in vigore.

Il caso si è riproposto pressoché identico perché dal 2015 Mediolanum è stata incorporata nella Banca Mediolanum e quindi Fininvest è diventata titolare diretta di un apartecipazione qualificata in una banca. Questa volta è stata la Bce, nell'ottobre 2016, ad accogliere le proposte di Bankitalia che ancora si opponeva all'acquisizione della partecipazione. La Bce - ricorda la Corte di giustizia europea - "ha ritenuto che sussistessero dubbi fondati circa l’onorabilità degli acquirenti, in quanto il sig. Berlusconi era stato condannato per frode fiscale e aveva commesso altre irregolarità, al pari di altri membri degli organi direttivi della Fininvest". Secondo Berlusconi, però, anche questa decisione era da annullare, in quanto contraria alla sentenza definitiva già emessa dal Consiglio di Stato, e l'ha impugnata presso lo stesso tribunale amministrativo. Un ricorso di Fininvest contro la decisione della Bce è stato presentato anche al Tribunale Ue.

Palazzo Spada si è allora rivolto alla Corte di giustizia per sapere a chi spetti decidere la legittimità degli atti delle Banche centrali nazionali e della Bce: ai giudici nazionali o alla Corte di giustizia? Secondo l’avvocato generale Manuel Campos Sánchez-Bordona, "l’autorizzazione ad acquisire o aumentare le partecipazioni qualificate in enti finanziari consegue ad un procedimento amministrativo di natura mista, nel quale la decisione finale spetta, in via esclusiva, alla BCE e nel quale le Autorità nazionali competenti (ANC, Bankitalia per noi, ndr) agiscono come soggetti incaricati della preparazione delle decisioni". E visto che alla fine il potere di decidere è riservato esclusivamente alla Bce, ne deriva che "la competenza a svolgere il controllo giurisdizionale sull’esercizio di tale potere, deve spettare esclusivamente al Tribunale dell’Unione europea e alla Corte di giustizia". Quindi i giudici dell’Unione "dovranno esaminare la possibile invalidità degli atti preparatori delle ANC, che possono viziare l’intero procedimento quando il loro contenuto sia stato ulteriormente confermato da parte della Bce" mentre "le giurisdizioni nazionali sono incompetenti a svolgere il controllo della legittimità degli atti di avvio, istruttori e di proposta di decisione adottati dalle ANC nell’ambito di tale procedimento". Conclusioni che per ora non vincolano la Corte di giustizia, ma propongono una soluzione giuridica che poi verrà valutata dai giudici della Corte.