MILANO - Le banche italiane trattano deboli a Piazza Affari all'indomani degli stress test resi noti venerdì a Borsa chiusa dall'Autorità bancaria europea, in una giornata complessivamente difficile per il comparto del credito e in vista delle pubblicazione dei conti finanziari del trimestre.
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Le prime interpertazioni dei test di stress sembrano univoche: il settore in Scandinavia e in Spagna ha superato brillantemente l'esame (con il Santander migliore istituto: solo 141 punti base di diluizione patrimoniale dopo tre anni di scenari macro "avversi"), bene nel complesso Francia e Paesi Bassi, più ombre che luci per la Germania (con Deutsche Bank tra le peggiori: 576 punti base di patrimonio bruciato dai test) e male la Gran Bretagna, che patisce l'ipotesi di una hard Brexit e piazza Barclays e Lloyds tra le ultime. Quanto all'Italia, i numeri hanno due facce: sulle quattro banche esaminate, pari al 40% circa degli attivi nel paese, Intesa Sanpaolo e Unicredit si configurano tra le vincitrici del test di sforzo: il loro patrimonio di vigilanza Cet1, passato al setaccio dei tre anni recessivi, al 2020 le colloca nel primo quartile dei 48 istituti area euro scrutinati.
Diverso il discorso per Ubi e Banco Bpm, le altre due banche italiane sottoposte al test: hanno superato la prova, ma il loro Cet1 ha concluso gli anni "stressati" tra gli ultimi posti nel campione analizzato, e per loro esiste la possibilità, anche se non è prevalente, che la Bce a gennaio chieda un innalzamento della soglia prudenziale di patrimonio Cet1. Tale rischio tra gli istituti minori è più marcato per Carige e Montepaschi: benché non abbiano svolto il test Eba, una simulazione di Equita sim, che ha applicato gli scenari di base e avversi ipotizzati dall'Eba, ha fatto emergere un consumo di patrimonio potenziale che potrebbe indurre la vigilanza ad alzare l'asticella.
"In generale riteniamo soddisfacente la performance delle italiane - dice Giovanni Razzoli di Equita Sim - perché la riduzione media del loro Cet1 nello scenario avverso è di 345 punti base, contro una media europea di 375 punti base. Ma i risultati sono diversificati: Unicredit e Intesa sono vincitori sia domestici sia a livello europeo, e per loro ci si può aspettare una conferma o perfino una riduzione dei requisiti macroprudenziali di vigilanza". Lo stesso non si può dire per le due ex popolari Ubi e Banco Bpm, anche se la metodologia utilizzata le ha penalizzate, perché non sono stati conteggiati nei test (fermi ai dati 2017) i progressi fatti sulla vendita di crediti deteriorati quest'anno, e alcuni costi di aggregazione una tantum sostenuti nel 2017 sono stati pedissequamente ripetuti dall'Eba per i prossimi tre anni. "Tuttavia, fatti salvi gli altri parametri, ritengo improbabile attendersi per Banco Bpm un aumento del requisito di patrimonio di vigilanza Srep a gennaio - aggiunge l'analista bancario milanese - e ancor meno probabile per Ubi, che ha un'eccedenza di capitale maggiore".
Il ribaltamento degli scenari Eba sulle altre banche seguite da Equita - come Creval, Credem, Bper, Popolare di Sondrio, ha fatto emergere una sostanziale resilienza, con la previsione che anche per loro la valutazione Srep attesa a gennaio possa confermarsi sui livelli attuali. Una delle indicazioni emerse dai dati è che l'efficienza (leggi taglio dei costi) è stata molto più decisiva, per il buon esito dei test 2018 rispetto alle altre due grandi variabili: andamento dei ricavi e qualità dell'attivo.
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Le prime interpertazioni dei test di stress sembrano univoche: il settore in Scandinavia e in Spagna ha superato brillantemente l'esame (con il Santander migliore istituto: solo 141 punti base di diluizione patrimoniale dopo tre anni di scenari macro "avversi"), bene nel complesso Francia e Paesi Bassi, più ombre che luci per la Germania (con Deutsche Bank tra le peggiori: 576 punti base di patrimonio bruciato dai test) e male la Gran Bretagna, che patisce l'ipotesi di una hard Brexit e piazza Barclays e Lloyds tra le ultime. Quanto all'Italia, i numeri hanno due facce: sulle quattro banche esaminate, pari al 40% circa degli attivi nel paese, Intesa Sanpaolo e Unicredit si configurano tra le vincitrici del test di sforzo: il loro patrimonio di vigilanza Cet1, passato al setaccio dei tre anni recessivi, al 2020 le colloca nel primo quartile dei 48 istituti area euro scrutinati.
Diverso il discorso per Ubi e Banco Bpm, le altre due banche italiane sottoposte al test: hanno superato la prova, ma il loro Cet1 ha concluso gli anni "stressati" tra gli ultimi posti nel campione analizzato, e per loro esiste la possibilità, anche se non è prevalente, che la Bce a gennaio chieda un innalzamento della soglia prudenziale di patrimonio Cet1. Tale rischio tra gli istituti minori è più marcato per Carige e Montepaschi: benché non abbiano svolto il test Eba, una simulazione di Equita sim, che ha applicato gli scenari di base e avversi ipotizzati dall'Eba, ha fatto emergere un consumo di patrimonio potenziale che potrebbe indurre la vigilanza ad alzare l'asticella.
LE MIGLIORI CINQUE NEL CAMPIONE DI 48 ESAMINATE DALL’EBA |
||
|---|---|---|
| % Patrimonio Cet1 2020 a regime nello “scenario avverso” | Erosione del Cet1 rispetto al 2017 (in punti base) | |
| 1 Nrw (DE) | 33,96 | 769 |
| 2 Nv Bank (NED) | 22,33 | 742 |
| 3 Swedbank (SE) | 21,98 | 260 |
| 4 Nordea Bank (SE) | 16,68 | 265 |
| 5 Seb (SE) | 16,47 | 272 |
| LE PEGGIORI CINQUE | ||
|---|---|---|
| % Patrimonio Cet1 2020 a regime nello “scenario avverso” | Erosione del Cet1 rispetto al 2017 (in punti base) | |
| 1 Barclays (UK) | 6,37 | 657 |
| 2 Banco Bpm (ITA) | 6,67 | 453 |
| 3 Lloyds banking group (UK) | 6,8 | 694 |
| 4 Norddeutsche Landesbank (DE) | 7,07 | 582 |
| 5 Ubi (ITA) | 7,46 | 374 |
"In generale riteniamo soddisfacente la performance delle italiane - dice Giovanni Razzoli di Equita Sim - perché la riduzione media del loro Cet1 nello scenario avverso è di 345 punti base, contro una media europea di 375 punti base. Ma i risultati sono diversificati: Unicredit e Intesa sono vincitori sia domestici sia a livello europeo, e per loro ci si può aspettare una conferma o perfino una riduzione dei requisiti macroprudenziali di vigilanza". Lo stesso non si può dire per le due ex popolari Ubi e Banco Bpm, anche se la metodologia utilizzata le ha penalizzate, perché non sono stati conteggiati nei test (fermi ai dati 2017) i progressi fatti sulla vendita di crediti deteriorati quest'anno, e alcuni costi di aggregazione una tantum sostenuti nel 2017 sono stati pedissequamente ripetuti dall'Eba per i prossimi tre anni. "Tuttavia, fatti salvi gli altri parametri, ritengo improbabile attendersi per Banco Bpm un aumento del requisito di patrimonio di vigilanza Srep a gennaio - aggiunge l'analista bancario milanese - e ancor meno probabile per Ubi, che ha un'eccedenza di capitale maggiore".
| LA PAGELLA DELLE QUATTRO ITALIANE | ||
|---|---|---|
| % Patrimonio Cet1 2020 a regime nello “scenario avverso” | Erosione del Cet1 rispetto al 2017 (in punti base) | |
| 1 Intesa Sanpaolo | 9,66 | 219 |
| 2 Unicredit | 9,34 | 334 |
| 3 Ubi | 7,46 | 374 |
| 4 Banco Bpm | 6,67 | 453 |
Il ribaltamento degli scenari Eba sulle altre banche seguite da Equita - come Creval, Credem, Bper, Popolare di Sondrio, ha fatto emergere una sostanziale resilienza, con la previsione che anche per loro la valutazione Srep attesa a gennaio possa confermarsi sui livelli attuali. Una delle indicazioni emerse dai dati è che l'efficienza (leggi taglio dei costi) è stata molto più decisiva, per il buon esito dei test 2018 rispetto alle altre due grandi variabili: andamento dei ricavi e qualità dell'attivo.