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Banche, Buffagni: "Sì al terzo polo, no fusione tra Carige e Mps"

Il sottosegretario giudica "non sostenibile" l'asse tra Siena e la Liguria

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MILANO - No al matrimonio esclusivo tra Carige e Mps, ma creazione di un "terzo polo bancario" che dovrebbe collocarsi dietro i colossi, Intesa e Unicredit. Il sottosegretario alla presidenza del consiglio Stefano Buffagni esclude una fusione tra la banca ligure in cerca di un cavaliere bianco e quella senese partecipata dal Tesoro con quasi il 70% del capitale, dopo il salvataggio pubblico. Ma alla domanda sulla fusione tra i due istituti malati Buffagni replica, a margine di un convegno dell'Ordine dei Dottori Commercialisti, "non credo, chi conosce il tema sa che quella non è la soluzione sostenibile". Secondo il Sottosegretario "il concetto è avere una visione di sistema, affinché si possano creare dei player basati in Italia che poi possano anche crescere all'estero" .

Buffagni sostiene inoltre che "per anni in Italia e in altri Stati sono state fatte gestioni delle banche alquanto familiari, o investiamo su una classe manageriale che gestisca le aziende bene, creando magari un terzo polo importante all'interno del sistema Italia, oppure è chiaro che ci troviamo sempre a combattere contro l'azzardo morale, che io non condivido".

Alla domanda su un possibile nuovo problema di Mps, viste le prescrizioni della Bce sulla copertura dei crediti difficili che hanno portato le recenti vendite su Piazza Affari, Buffagni replica secco "chiedetelo al Pd che ha già fatto disastri". "Noi - prosegue - dobbiamo gestire una situazione complessa, ma crediamo che dalle situazioni difficili possano nascere delle opportunità e io credo che sia un momento nel quale si possa ragionare per andare nella direzione di aggregazione tra istituti per rendere più solido il nostro sistema". "Siamo in un libero mercato - aggiunge - credo che il pubblico debba fare una regia, facendo in modo che certi manager mettano da parte i loro egoismi personali per difendere le poltrone e si lavori in un'ottica di sistema".

Quanto a Carige, invece, "stiamo definendo gli emendamenti per la conversione (del decreto, ndr), perché crediamo sia fondamentale tutelare gli interessi pubblici". "Non è possibile - argomenta -che in questo Paese chi sbaglia non paghi mai, noi crediamo che i manager che hanno preso i premi e gestito la banca negli ultimi anni, evidentemente qualche criticità l'abbiano creata e debbano perlomeno ridare indietro i loro premi".